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lunedì 18 novembre 2019

Era semplicemente tempo di mare


Quando ricominciai a portare l'attenzione al mare, e ricamato il pezzo con le conchiglie, successe che la stella marina decisi all'ultimo di non ricamarla con cinque triangoli a rammendo volanti, ma a punto pieno.


Non ricordo bene come, ma il colore della stella e il suo rilievo mi avevano indotto a cercare un'iniziale fronzoluta e mossa dalle onde, da ricamarsi come fosse un reperto di spiaggia immerso nell'acqua.
Per sfidare la Cesarina ne avevo presa una bella difficile.
Eh!
Furba...


L'inferno degli scoli
Dove per scoli, in gergo locale, si intendono quelle deliziose insenature tra i rilievi dei rami delle iniziali a punto pieno, che richiedono una certa accurata preparazione e che rimangono deliziosi soltanto se ne devi ricamare al massimo... Uno.
Così, mentre la Cesarina se la rideva e io soffrivo per una sfida nata persa per eccesso di orgoglio, ricamavo a suon di musica.

Ma facciamo un passo indietro.
Torniamo alla pittura. 
Volevo il blu del mare e il rosso della stella marina. 
Leggevo un libro sulla pittura intuitiva e, seguendo le raccomandazioni dell'autrice, mi era presa sul serio, a lavorare senza un fine preciso, per inseguire solo il piacere, l’istinto, e l'osservazione dei moti dell’animo. 
Non avevo trovato la macchia perfetta e avevo accettato l’imperfezione.
Avevo evocato una struggente profondità abissale primordiale. 
Lo ritrovavo ogni volta che aprivo le pieghe, nei giorni successivi. 
Un piacere prolungato.


Con il ricamo, nelle profondità primordiali si era accesa una luce.

Ascoltavo vecchie canzoni.
Era perfetto...
Mi ero sorpresa a cogliere lo stesso struggente moto viscerale che mi aveva evocato la pittura. 
Erano una cosa sola. 
Avevo ritrovato nel colore mattone e in alcune sfumature verdastre quelle note nostalgiche della canzone, con il suo dramma dello sfiorire della giovinezza;
la rabbia e l'esasperazione nel mescolarsi travagliato dei colori;
una nota intrigante nei riccioli che si staccano con grazia ribelle;
la nota poetica e consolante nella luce dei fili posati e allineati con la perizia che rende giustizia a quello sfiorire. 
Le canzoni avevano fatto da interprete per tradurre un linguaggio che era già tutto lì. 

Ehm...
No.
L'ago ricurvo in foto non è una cosa seria.
Mi ricordava semplicemente un amo ed esasperava la scena marina.

Mentre facevo la foto, sogghignavo un po' maliziosa al pensiero che qualcuno potesse pensare che fosse il segreto per il punto pieno...



giovedì 24 ottobre 2019

3-Giocoso Natale. Buon Natale da Gabriella, Patrizia ed Elisabetta


Ed eccoci infine alla terza versione, che è in realtà la prima ricamata e l'unica che riprende nel dettaglio il disegno in omaggio, forma compresa.


Ancora in fase di progettazione, avevamo trovato divertente e in qualche modo snella e moderna l'abbreviazione Xmas
DA STAMPARE IN FORMATO A4

Onestamente, poco prima della fiera, ero stata assalita dal dubbio che venisse compreso e tra me e me avevo pensato che sarebbe stato più saggio tornare alle vecchie formule consolidate di augurio.
Eppure... 
Nessuno ha fatto commenti. 
Magari solo per gentilezza.
Se siete tra le gentili ma dubbiose, ecco come sfruttare lo spunto, adattandolo ai vostri bisogni: scaricate il font Parchment, che è quello che ho usato per la scritta Xmas, così potrete usare comunque le indicazioni di ricamo per queste iniziali che trovo tanto belle, dovessero piacere anche a voi.

Ho ricamato l'iniziale a punto pieno e la scritta con dei punti lanciati (il movimento di copertura del punto pieno, ma con direzione sbieca e senza imbottitura).
Vorrei invece farvi notare l'applicazione dell'oro. 
Il filo è il Diamant DMC, ma va bene qualsiasi filato brillante. 
L'ho raddoppiato e fatto uscire sul dritto della stoffa, con un ago. Poi di quell'ago me ne sono scordata fino alla chiusura della linea, perché l'oro l'ho semplicemente appuntato con un sottile filo giallo. Nelle spiegazioni trovate il termine couching, che non mi pare abbai un corrispettivo italiano nella terminologia tecnica del ricamo. E' un po' come si fa nel ricamo in oro vero, ma qui noi abbiamo il vantaggio di poterlo avviare, chiudere e far passare attraverso la stoffa come un filato vero. 
Ne avevo già parlato un po' di tempo fa per le scritte.


Eccoci dunque alla fine della nostra piccola maratona di Natale...
Augurandoci che il progetto sia stato gradito e che, in qualche modo, sia servito a dare spunti o idee!

BUON NATALE DA GABRIELLA, PATRIZIA ED ELISABETTA!

mercoledì 23 ottobre 2019

2-Giocosi intrecci. Buon Natale da Gabriella, Patrizia ed Elisabetta


Questo il secondo pezzo in mostra, allo stand di Gabriella di Conti e Molinari.
L'idea dei tre pezzi era nata nel corso dell'edizione di Abilmente dello scorso anno. 
Gabriella aveva un mio ricamo al suo stand per sbaglio e Patrizia pure.
Tutte e tre, senza premeditazione, ci eravamo trovate a suggerire alle visitatrici di andare a vedere i pezzi ai reciproci stand, oppure a chiedere il numero dei filati, o a farsi dare un consiglio. 
Avevamo notato delle luci accendersi negli occhi. 
Ho attribuito dei significati a quelle luci: complicità, movimento, motivazione e altro... Ma non so. Poco importa. 
L'idea è nata così. 
Per la soddisfazione di ritrovare quella luce negli occhi.
In realtà forse abbiamo fatto un po' di confusione... Non so quanti abbiano veramente fatto il tour dei pezzi!
Abilmente è troppo grande per fare avanti e indietro e io quest'anno ero più lontana del solito dalle altre.

STAMPABILE IN FORMATO A4

Comunque...
Delle luci si sono accese.
E, in aggiunta, mi sono stupita e divertita quando qualcuno, a cui dovevo ancora consegnarlo, mi ha chiesto se lo poteva comprare e quando un'altra ha esclamato... Me lo sta regalando?! Sul serio?! Non mi sconvolga così! Io sono genovese!


Anche questo pezzo non ha la forma propria del disegno di riferimento. 
L'ho semplificato proprio per chi vuole un ricamo snello e rapido e ho cambiato forma per dare un'alternativa. Con un unico filato, che cambia da solo colore a mano a mano che si lavora. 
Tela di lino 6262 di Graziano, color greggio.
Bottone in ceramica Laura Piani di Bottoni e non solo.

Che cosa è diventato?
Una striscia intagliata per raccogliere una tenda. Solo che mi sono accorta tardi di aver tagliato frettolosamente il festone e quei fili sfilacciati proprio mi urtano. Ma non potevo rifare la foto perché il pezzo ora ce lo ha Patrizia e non so rimaneggiare le foto. 
Dunque censurate gli sfilacci, guardando la foto sfocando la vista, come faccio io. Eh, eh... 


martedì 22 ottobre 2019

1-Giocosa convivenza. Buon Natale da Gabriella, Patrizia ed Elisabetta!



Finisce Abilmente, con il suo delirio, la fatica, le risate, l'emozione degli incontri.
Io, Gabriella e Patrizia abbiamo regalato un disegno di Natale ai visitatori.
L'idea era di augurare un buon Natale a quanti ci fanno da sempre omaggio della loro simpatia e di creare un movimento di fiera divertente e alternativo.
Ci auguriamo che l'esperimento sia riuscito e che sia stato gradito!

Tante però erano con noi nel pensiero, ma non sono potute arrivare di persona.
Dunque...
Eccoci, a estendere l'omaggio oltre i confini di Vicenza!



DA STAMPARE IN FORMATO A4
Abbiamo tre versioni ricamate.
Parto da questa, perché la colpa di tutto ciò è di Patrizia e delle sue tele dipinte.
Diciamocelo...
Solo la Patrizia poteva farmi ricamare un soggetto di Natale.

E' che a Fili Senza Tempo mi arriva lì, mi butta sul banco la tela e mi dice.. Eh! Nanni! Hai visto, deh?
Io faccio finta di non capire, la prendo in giro sul rosso pompeiano (mannaggia se mi piace, ma non le do un briciolo di soddisfazione), incasso e...
Fine.
Fiumi di messaggi che neanche le adolescenti, Scrooge, odio il Natale, oddio che idea che mi è venuta, bla, bla, bla ed eccoci qua.


Come vedete, in questa versione il disegno è semplificato, perché la ghirlanda spumeggiante parla da sola e non andava bene aggiungere altra verdura.
I colori sono stati scelti dal dipinto, come sempre va con le tele dipinte da Patrizia. Io obbedisco agli imput suoi e ne esce sempre qualcosa che non avrei mai progettato da sola. E imparo con questo strano e divertente esercizio.


Si dice che il lavoro è a quattro mani, ma non è solo questione di mani. C'è un qualcosa di impalpabile che mi fa pensare ad un lavoro a due teste, più che di mani. Più un condizionamento spirituale.
O spiritoso, visti i soggetti coinvolti in questo caso.

Ecco le spiegazioni dei punti e dei filati.
A prestissimo con...
La versione di Gabriella!

mercoledì 16 ottobre 2019

2020-mare


Un anno fa avevo dichiarato al mondo che mi sarei ritirata nella mia casa estrema.
Le cose però non erano andate come previsto: un impulso improvviso mi aveva portato presto In un campo di grano e la corrente degli impegni familiari altrove.
Probabilmente le scelte di vita così drastiche vanno preparate.
E quest'estate è servita a capire in quale direzione remare, anche perché non escludo che la faccenda dell'impulso e quella della corrente non fossero altro che scuse per evadere da una impresa troppo difficile e bisognosa di obiettivi.


Terminati i corsi, abbandonate le cartelle di scuola e spogliatici di inutili giacche, io e la mia tribù avevamo mollato gli ormeggi, pronti a salpare ciascuno verso la propria meta.
Io avevo ripreso la Palette Follonica 2001, la lettura della Casa Estrema, alcuni studi sulla creatività e sulla pittura intuitiva ed ero tornata alle conchiglie, principalmente per capire il perché di alcuni miei meccanismi decisionali. 
Mi era successo già l'estate scorsa, con il lavoro per Valtopina. Protagonisti il mare, l'estate, una parentesi di quiete dalla vita frenetica, il ritorno ad un contatto intimo con la natura e le relazioni, il riappropriarsi di un atteggiamento contemplativo e meditativo. 


Vi racconterò con calma tutto, quando avrò nuovamente sgrovigliato la matassa del discorso, che mi si impasticcia di continuo, non appena vengo distratta dagli eventi.
Il punto è che mentre questo post automaticamente invade l'etere, io sono in fiera, ad Abilmente Vicenza e ho deciso, nonostante questi siano i soli pezzi prodotti, di esporli e addirittura stamparli su un segnalibro omaggio. Con la paura che non siano del tutto compresi e che forse non mi  contraddistinguano.
Ma i giochi ormai sono fatti.

Sapete che Abilmente è un appuntamento importante per me: è il mio ultimo dell'anno e l'inizio di quello nuovo. 
Il 2020 tra le conchiglie e tra le onde è il mio proposito.
Dedico queste immagini a quanti non potranno essere presenti, ringraziando tutti, ma proprio tutti, della costante presenza, silenziosa o manifesta che sia.



sabato 5 ottobre 2019

Non per forza iniziali, a punto pieno


Dimentico sempre che, quando vado sopra ad una tela dipinta da Patrizia, non sono io a dirigere i giochi.
Il mio occhio pigro subito aveva selezionato un blanc, per un ricamo minimalista e giovane, come è il grembiule proposto da Conti e Molinari e dipinto da Patrizia Silingardi. 


Poi, insoddisfatto, aveva estratto dalla scatola un DMC 3865 e subito dopo un 3866. 
Quello era il tipo di bianco che ci voleva! 
Ma in un mondo privo di poesia.
Dunque l'ho cercata (la poesia), nel disordine del cassetto degli sfumati e si è fatto avanti un Shinagawa 336 di Fils à Soso.
Dentro c'è un po' di quel grigio perla che credevo bianco alla mia prima occhiata. 
E poi un azzurro che si incupisce e un arancio che si tinge di rosa.


Ho disegnato il cuore perché insomma sono tutti stufi che io faccia solo inziali, ma... 
Quanto ci starebbe bene una di queste? 
Album Sajou 342, foto del blog di Ramzi (patternmakercharts).


L'ho anche disegnato per riprovare uno sfumato col punto pieno e vedere come far tornare le punte, o i tratti presi insieme. Semplicemente ho tagliato via dalla gugliata il pezzo necessario a tornare al colore voluto.



Ci sarà ( ci saremo tutte) ad Abilmente, dal prossimo 17 ottobre!



sabato 22 giugno 2019

A che cosa servono le vacanze...


Ogni anno mi riprometto di organizzare e programmare qualche corso estivo, perché io stessa trovo che sia l'estate il momento giusto per concedersi la serenità di tornare a imparare. 

Ma sono arrivata a giugno senza fiato.

L'ultima settimana ho fatto la spola tra feste di fine anno, visite mediche di controllo per tre, un'urgenza e il mio primo secondo esame di terza media...
Giornate spese a tentare di fare breccia nell'ottundimento annoiato da fine scuola di Anita, con una punta di divertimento e di sano sadismo genitoriale.

Ho avviato un lavoro a punto pittura per sfuggire allo sballo, finendo per rovinare le premesse con la fretta, usando colori sbagliati e un'ossessione poco produttiva.

Avevo trovato il mio ritmo.
Un lavoro in mano e uno a telaio, da portare avanti con calma in due momenti della giornata, alternando al lavoro manuale le incombenze al pc, le commissioni e i lavori di casa.
No... Preparare pasti umani ancora non era parte della mia perfetta giornata.

Peccato che la mia strategica daily routine sia durata poco più di una settimana e mezzo...

Ve lo farò vedere il pittura disastro, anche se è bruttino, perché ho tentato di fare una cosa interessante.

Ma oggi volevo parlare della funzione delle vacanze e della necessità di mettersi tranquilli in un angolino a pensare e a fare cose a caso, senza farsi troppe domande, per provare quella cosa che volevi tentare da tanto.

Ho scarabocchiato un campionario per il punto pieno, con due obiettivi:
- trovare un'imbottitura che consenta di ottenere a telaio lo stesso tipo di rilievo che si ottiene in mano;
- sperimentare o riepilogare punti di superficie o effetti di copertura.

Il mio primo passo è stato quello di ricamare quel serpentino caramelloso rosa. 
Sui colori possiamo insieme stendere di comune accordo un velo pietoso giallo a pois viola e farci battutine  sarcastiche per sdrammatizzare lo scempio.
Ho provato la lavorazione a bande, irregolari. 
Contavo i giri del rosa chiaro, misuravo a spanne l'intervallo... 
L'esercizio mi ha insegnato che, per evitare il diradarsi delle bande nella pancia e per enfatizzare la rotazione, dovevo mantenere la misura a spanne nella curva più ampia e non in quella interna.

Il ricciolo puffo con la giarrettiera mi ha fatto disperare. 
Volevo provare un reticolo simile a quello che si trova nel Crewel, ma l'avrò disfatto sette volte, con conseguente infeltrimento delle povere gobbe. Alla fine ho lasciato la soluzione meno peggio, che comunque non mi soddisfa.

Per fortuna, a seguire la frustrazione, è arrivata la mia creaturina simpatica: la volutina fogliosa verde.


Finalmente con lei ho trovato l'imbottitura giusta e sono riuscita a provare un intreccio che avevo notato nel ricamo in oro e che sarebbe stato interessante trasporre nel punto pieno. 
Non ho fatto altro che lanciare cinque punti da un parte e cinque dall'altra, alternativamente, inclinandoli rispetto alla direzione solita. Ho forse lavorato in modo asimmetrico, finendo per adagiare l'intreccio non proprio al centro, ma non sono certa che sia possa fare altrimenti.

Avevo disegnato lo stesso campionario da ricamarsi in mano...


Questo tratteggio si vede di frequente nelle iniziali dei corredi vintage. Anche qui i dubbi sono saliti alla gola. Mi chiedo se non sarebbe stato meglio usare, anziché un 25, un filo di mulinè o due fili (che sono più plastici), per evitare quell'effetto a gradini.

Mi sono bloccata con il ricamo della volutina fogliosa gemella gialla, a punto pieno semplicemente, ma con sfumature degradanti. Ho usato i fili che avevo e si sarebbero potute scegliere tonalità più azzeccate, ma...


Essendo lo scopo del campionario quello di far lavorare più la testa che le mani...
Va bene così.

A questo in fondo servono le vacanze.
A rallentare azioni, programmi e movimenti, per produrre il vuoto.
E a stare a guardare i pensieri che casualmente si scontrano facendo scintille nel buio.

Ho la mia prossima inizialina a punto pieno...

sabato 27 aprile 2019

Matrimonio di famiglia


Oggi siamo di matrimonio. 
Si sposa mia cognata e dunque, in visione eternamente mammocentrica, la zia Anna, con colui che diventerà oggi ufficialmente lo zio Alberto. 

Scrivo mentre Mario e Alfredo lamentano di doversi vestire, che già hanno dovuto andare a farsi ingellare i capelli.
Io e Anita abbiamo da aspettare il nostro turno e stranamente non abbiamo granché da fare.


Dopo giorni di pioggia il sole c'è e sembrerebbe andare tutto per il meglio.
Solo che...

Entrambe abbiamo le scarpe col tacco.

Per lei è la prima volta.
Per me è come se lo fosse.

Vi farò sapere.

Sarà in ogni caso divertente.

Il monogramma AA è una rielaborazione di un disegno antico trovato in un collezione di disegni russi condivisi su Fb. Purtroppo non ritrovo il link di riferimento. 
Ho usato un ritorto d'Alsazia blanc. L'effetto che si ottiene, rispetto al cotone da ricamo n 25 solito, è di una maggiore brillantezza per la torsione più accentuata e l'aumentata discriminazione di ciascun filo posato. Con il 25 si ottiene una superficie più uniforme.





venerdì 29 marzo 2019

Rituali di primavera


Dedico questo post a Dorella, che mi ha sgridato perché vorrebbe che io tornassi a fare qualche post come una volta, con quei bei monogrammi bianchi e qualche link che apre un mondo di possibilità. 
Dorella! Prometto che prima o poi mi castigherò con un bianco su bianco, ma il colore è una droga e mi ci vorrà un po' per disintossicarmi!



Come ogni anno, lo spalancare le imposte, sul fiorire del cotogno giapponese, urla alle mie orecchie la necessità di registrare l'evento.

Il tempo, nella frenesia di distribuire il nuovo libretto, già cominciava a buttare a terra qualche petalo, ma io lo sapevo che, quando hai a che fare con questa fioritura, non puoi perdere neanche un secondo: esplode di colpo una bella mattina e poi il verde la inghiotte in un soffio di vento.
Dunque, complice una giornata di silenzio posta elettronica (l'occhio del ciclone?!), ho scarabocchiato al volo una G, presa dal fedelissimo Shepard, One hundred thirty Antique French Embroidery Alphabets (pag.96), decisa a fare un po' di punto pieno, che languiva a causa dei troppi papaveri.


Ho ingrandito la lettera a 9,5 cm di altezza e mi ci sono buttata con un DMC 840 (cotone da ricamo n 25-art.106), traformando le volute della G in rami. 
Ho provato a sfumare per un effetto tronco, ma non ci sono riuscita. Prima o poi ci riprovo.
Per le linee sottili ho usato un filo di mulinè dello stesso colore, lavorando a punto erba. Per le foglie ho ricamato un punto mosca fitto con il 580 e il 581.
I fiorellini mi hanno messo in discussione.


Ero partita con un paio di tonalità sature e sobrie, che già avevo usato per quella B tutta colorata (350 e 351), ma le vere tonalità dei fiori di questo ardente cespuglio sono altre. Fanno parte di quella categoria dei rosa indefiniti che non compreresti mai e che generalmente non si abbinano con niente. 


Ma uno ci deve provare, prima di giudicare.
Così ho introdotto un po' di 3706 e il ricamo ha preso tutta un'altra vita. 
Non ricamavo così freneticamente da tempo. Prima di oggi, metodo e disciplina il mio mantra, riponevo ogni filato bello arrotolato, prima di iniziare una gugliata. 
Il mio tavolo, invece, proprio ora mentre scrivo, è ricoperto di matassine srotolate, avviate e sgugliate, libri, agende e chiavi, scatole aperte e petali ovunque.
L'anno prossimo mi sparerò solo di terribili nuances.


Ho ricamato su una federa già confezionata di Graziano, regalatami dalla Gabriella di Conti&Molinari, una di quelle col lino tutto stropicciato, molto vintage
Mi raccomando! Non stirarla!
Beh... Ehm...
Io una stiratina je l'ho data!

mercoledì 31 ottobre 2018

Abilmente è il mio 31 dicembre


Quattro giorni da sola ad Abilmente mi sfibrano come una settimana di camminate in montagna. 
O almeno credo... 
Vado sempre in vacanza al mare.

Ho vegetato per una settimana, sguazzando come uno zombie nel disordine domestico e mentale, incapace di muovere un dito per riprendere la vita di sempre e di ricordare perché avessi scritto sull'agenda parole così difficili.
Eppure mi avete chiesto in tante un caffè e un tramezzino... Eh, eh! E chi l'avrebbe mai detto che qualcuno mi leggesse sul serio? 
Però adesso abbiate la clemenza di non commentare più sotto la vestibilità del grembiule della mia modella rispetto alla mia...
SI'! OK! VA BENE!
I lembi del grembiule su di lei quasi dietro si toccano, la cintura gira intorno alla vita e ne avanza un bel pezzo per un fiocco, i decori dipinti non si apprezzano in tutta la loro interezza...
Ma non l'ho uccisa solo per questo.



Dipinto, ovviamente, da Patrizia Silingardi
Ho fatto delle terribili battutacce sui suoi ciuffi, che sfidano la forza di gravità. 
Non invano.
Ad Abilmente è intervenuta una squadra dell'Università di fisica di Padova, in collaborazione con l'Istituto di Neurologia di Udine: pare che l'origine del fenomeno stia nella straordinaria ipereccitabilità del soggetto. Hanno dimostrato che ciuffi di pochi grammi, tagliati a distanza di ore, ancora sono in grado di accendere una lampadina. 
Ecco svelato come fu che il padiglione Ricamo Innovazione brillasse di più del Salone del Ricamo.
Insomma... Per non rimanere al buio, compratevi una Patrizia.
A dirla quasi seriamente, ce ne vorrebbe davvero una in ogni città.
Le sue foglie però sono cattive. Ma cattive come è cattiva una mamma, che lo fa per il tuo bene a farti un male cane.
Nel senso che ti impongono delle scelte. Non puoi usare quel colore lì che ti piace. 
No! Devi assecondarle. 
Ne devi trovare uno che ci stia in quel certo modo e che tu non avresti mai scelto. 
Ma poi scopri che non era male e ti chiedono perché stai sorridendo. 
La dittatura delle foglie.


L'iniziale è presa da uno dei manuali Shepard, ma purtroppo non c'è alfabeto completo!

Beh, ci siamo divertite in fiera.
Io, lei, la Gabriella dei Conti, la Laura della Cor:nice... Ci rimbalzavamo i visitatori l'una con l'altra e dai loro occhi ho capito che il divertimento era contagioso.
Grazie a tutte!
Anche alla mia vicina Giuliana Nucci delle nappe e non solo nappe. Anche con lei mi sono divertita un sacco. E le ho pure rubato un po' di nodi...



I miei nodi sfidano la forza di gravità come i ciuffi della Patrizia, ma non dovrebbero. E non accendono lampadine. Un giorno ce la farò, Giuliana!
Grazie anche alla mia autista-passeggera Emanuela. Ci siam fatte due risate. E dimenticato un sacco di cose in macchina. Le uniche espositrici che hanno rischiato di comprarsi il biglietto d'ingresso.

Il problema è che Abilmente è il mio 31 dicembre. 
Finisce tutto e ricomincia. 
Deve ricominciare. 
Ma non so bene come. 
Cioè forse lo so, ma imboccare una strada di incertezza fa sempre paura e fatica.
Ho lavorato al mio orticello di fiori per tanti anni. Non sapevo che avrebbe portato a questo. 
Intendo l'avvio di un lavoro quasi vero. 
Senz'altro vero dal punto di vista formale: con le spaventose scadenze di iva e parolacce simili impronunciabili, coniate da menti perverse e da una storia tutta italiana di frodi. 
Metterei l'obbligo di simulazione di una partita iva in tutti i licei. Bisogna che qualcuno, almeno una volta nella vita, ci presenti un conto.
Non ci ho dormito per mesi a sistemare gli aspetti fiscali del libro e quest'anno quasi non ho ricamato. Mi è scivolato l'anno tra le dita, mentre i progetti fallivano con una stanca scrollata di spalle. 
Mi gettai quest'estate sulla interminabile striscia umbra per ritrovare l'amore, un po' affievolito dai pensieri e da qualche violazione del mio orticello.
Ho sempre pensato che, nel momento in cui mi sarei attaccata con rancore a quel poco che avevo fatto, avrebbe voluto dire che in quel momento non avevo più risorse per il futuro. 
E' capitato. 
E' umano. 
Perché non avevo voglia di ricominciare tutto daccapo. 
Mi sembrava giusto poter girovagare per un po', spensierata, tra i fiori, senza pensiero alcuno. 
Non ci sono riuscita.
E forse è un bene. 
Sennò ci si adagia, ci si comincia a nutrire di nettare e di inebrianti profumi e a seguire i blandi ritmi della natura, facendo la fine della cicala.
Dunque lascio il mio orticello prosperare altrove. 
Salpo per altri lidi...
Cioè per i lidi veri e propri. Torno al mare. E ci starò per un po'. 
Me lo ha suggerito la Ricamatrice Ancestrale emersa dalle acque di Porto Badisco quest'estate, quando, sola, con le spalle ai girasoli e i piedi sugli aguzzi scogli calcarei a picco sul blu, ho gettato la mia malinconia tra le onde.
Credo che sappiate dove tenterò di andare a parare. 
Ma non è detto che ci riesca. 
Lo farò al mio solito modo spudorato, campion facendo e mostrando, senza segreti. Perché tanto non li so tenere.
Quel che sarà sarà.






venerdì 21 settembre 2018

La sublime vendetta della cocciniglia Z


I riccioli delle lettere disegnate e dipinte da Patrizia Silingardi sfidano la forza di gravità come i suoi capelli.
Irresistibili! Dovevo averne una!
Avrei dovuto domandarle la A di Anita, ma era più divertente sparare cavolate su wapp e mi sono dimenticata. Premetto che io ho un problema molto personale con i messaggi vocali e i video youtube. Patrizia mi manda i messaggi vocali, ma con lei è diverso... I suoi messaggi sono come la proiezione di un ologramma, con tanto di interferenza quando le scappa da ridere. Cioè... Come andare al cinema. 
Siccome me la spassavo mangiando popcorn, senza badare a quello che rispondevo, me la ritrovo poi a Valtopina con una E di EinsommasiamostufichericamileE. 
Scrivo questo post mentre ricamo un'altra E per la mia divisa di Abilmente, dunque smorzo sul nascere qualsivoglia vostra vana speranza.
Animata dal desiderio di fare bella figura con Patrizia e letteralmente annientata dalla meraviglia delle sete Ildico Dornbach, decisi che avrei combinato il matrimonio Ildico-Patrizia e bel bella avviai la lettera, con un filato tinto con la cocciniglia. 
Dedico il color cocciniglia a Graziella, che quando le parlai dello spavaldo proposito  di usare colori shocking da oggi in poi, mi stroncò dicendo che dovevo lasciare il Fuschia alle teenager
Graziella! Dimentichi che dopo i quaranta finalmente possiamo liberare l'esuberante ed eccentrica teenager che è in noi alle note di Mamma mia! e dunque era ora che io andassi di fucsia.
Ma la cocciniglia è un fucsia sobrio, che sotto i riflettori sembra quasi un rosso cupo. Progetto qualcosa di più eccitante con lo stuoia.


Sapevo che la cocciniglia aveva a che fare col parassitismo delle piante, ma sulle prime non mi sembrò rilevante.
Bisogna sapere che i filati che ho acquistato sono matasse di seta con una torsione evidente e brillante. Subito ad occhio avevo intuito che fosse simile a quella dei cordonetti, che da pochi anni ho appreso avere una torsione Z (opposta a quelli dei cotoni flosci e del mulinè, che è a S). Non vi sto a raccontare molto sulla torsione, perché non ne sono mai andata a fondo e tutto quello che so è un bagaglio di miti e leggende sull'uso direzionale del filo, supportato solo in parte da prove empiriche. Sta di fatto che, nella mia breve esperienza, ho appreso che, se ricamo una iniziale a punto pieno con il mulinè, oppure il cotone da ricamo n°25, i fili si adagiano sull'imbottitura creando una superficie uniforme, continua e soffusa, se ricamo con il cordonetto o il filo da cucire, vedrò ogni singolo passaggio di filo in superficie e il filo, più rigido, aderirà con meno arrendevolezza all'imbottitura, aggrovigliandosi spesso. 
Misteri del cosmo.
Ora... I filati di seta sono assai più morbidi e il problema aggrovigliamento e posa del tutto assenti. Però... Accipicchia! Stavo per disfare tutto.
Nei tratti lineari i fili si accostavano docili e, seppur evidenti, brillavano in modo curioso e le vibrazioni smorzate della cocciniglia assorbivano la luce dando profondità al colore. 


Nelle zone più spesse... Iniziarono a volare parolacce in coccinigliese. 
Dopo pochi cm di lavoro i fili tendevano ad aprirsi e a dare evidenti errori di tensione. Avendo usato lo stesso filato anche per l'imbottitura, credo che si siano sommati l'estrema morbidezza della seta, che costituiva un'imbottitura troppo lassa, e la faccenda della torsione, che irrigidiva, seppur impercettibilmente, il filato in superficie.
Cominciai a sospettare che la cocciniglia avesse deciso di vendicarsi e andai in rete per scoprire che faccia avesse.


Cioè, dai... Potremmo mai fidarci di uno così?!
Vive sui cactus (i fichi d'india! Quelli che se ti entra una spina poi come fai a toglierla), è un parassita, usa l'acido carmico (da cui si ricava il pigmento tintorio) per difendersi e, diciamocelo, è proprio bruttino. A parte per quest'ultima sua caratteristica, che me lo fa un po' intenerire, è evidente che i problemi degli spessori della mia iniziale siano nati a causa sua.
Ma per fortuna abbiamo i fiorellini per mascherare gli scempi.
Filato House of Embroidery 83 Aiuga.


E... Occhio! Il colorante E120 si sintetizza dalla cocciniglia...