sabato 22 giugno 2019

A che cosa servono le vacanze...


Ogni anno mi riprometto di organizzare e programmare qualche corso estivo, perché io stessa trovo che sia l'estate il momento giusto per concedersi la serenità di tornare a imparare. 

Ma sono arrivata a giugno senza fiato.

L'ultima settimana ho fatto la spola tra feste di fine anno, visite mediche di controllo per tre, un'urgenza e il mio primo secondo esame di terza media...
Giornate spese a tentare di fare breccia nell'ottundimento annoiato da fine scuola di Anita, con una punta di divertimento e di sano sadismo genitoriale.

Ho avviato un lavoro a punto pittura per sfuggire allo sballo, finendo per rovinare le premesse con la fretta, usando colori sbagliati e un'ossessione poco produttiva.

Avevo trovato il mio ritmo.
Un lavoro in mano e uno a telaio, da portare avanti con calma in due momenti della giornata, alternando al lavoro manuale le incombenze al pc, le commissioni e i lavori di casa.
No... Preparare pasti umani ancora non era parte della mia perfetta giornata.

Peccato che la mia strategica daily routine sia durata poco più di una settimana e mezzo...

Ve lo farò vedere il pittura disastro, anche se è bruttino, perché ho tentato di fare una cosa interessante.

Ma oggi volevo parlare della funzione delle vacanze e della necessità di mettersi tranquilli in un angolino a pensare e a fare cose a caso, senza farsi troppe domande, per provare quella cosa che volevi tentare da tanto.

Ho scarabocchiato un campionario per il punto pieno, con due obiettivi:
- trovare un'imbottitura che consenta di ottenere a telaio lo stesso tipo di rilievo che si ottiene in mano;
- sperimentare o riepilogare punti di superficie o effetti di copertura.

Il mio primo passo è stato quello di ricamare quel serpentino caramelloso rosa. 
Sui colori possiamo insieme stendere di comune accordo un velo pietoso giallo a pois viola e farci battutine  sarcastiche per sdrammatizzare lo scempio.
Ho provato la lavorazione a bande, irregolari. 
Contavo i giri del rosa chiaro, misuravo a spanne l'intervallo... 
L'esercizio mi ha insegnato che, per evitare il diradarsi delle bande nella pancia e per enfatizzare la rotazione, dovevo mantenere la misura a spanne nella curva più ampia e non in quella interna.

Il ricciolo puffo con la giarrettiera mi ha fatto disperare. 
Volevo provare un reticolo simile a quello che si trova nel Crewel, ma l'avrò disfatto sette volte, con conseguente infeltrimento delle povere gobbe. Alla fine ho lasciato la soluzione meno peggio, che comunque non mi soddisfa.

Per fortuna, a seguire la frustrazione, è arrivata la mia creaturina simpatica: la volutina fogliosa verde.


Finalmente con lei ho trovato l'imbottitura giusta e sono riuscita a provare un intreccio che avevo notato nel ricamo in oro e che sarebbe stato interessante trasporre nel punto pieno. 
Non ho fatto altro che lanciare cinque punti da un parte e cinque dall'altra, alternativamente, inclinandoli rispetto alla direzione solita. Ho forse lavorato in modo asimmetrico, finendo per adagiare l'intreccio non proprio al centro, ma non sono certa che sia possa fare altrimenti.

Avevo disegnato lo stesso campionario da ricamarsi in mano...


Questo tratteggio si vede di frequente nelle iniziali dei corredi vintage. Anche qui i dubbi sono saliti alla gola. Mi chiedo se non sarebbe stato meglio usare, anziché un 25, un filo di mulinè o due fili (che sono più plastici), per evitare quell'effetto a gradini.

Mi sono bloccata con il ricamo della volutina fogliosa gemella gialla, a punto pieno semplicemente, ma con sfumature degradanti. Ho usato i fili che avevo e si sarebbero potute scegliere tonalità più azzeccate, ma...


Essendo lo scopo del campionario quello di far lavorare più la testa che le mani...
Va bene così.

A questo in fondo servono le vacanze.
A rallentare azioni, programmi e movimenti, per produrre il vuoto.
E a stare a guardare i pensieri che casualmente si scontrano facendo scintille nel buio.

Ho la mia prossima inizialina a punto pieno...

lunedì 17 giugno 2019

La G di Cesarina in tondo


La Cesarina ce l'ha mandata il Cielo.
Credo che se un giorno dovessi dimenticarmi di andare al corso del lunedì e lei avesse le chiavi della stanza, nessuno si accorgerebbe della mia mancanza.

Da quando ha scoperto che non le conviene propormi lavori troppo impegnativi, perché poi finirebbe per odiarmi e sognare di uccidermi ogni notte, ultimamente mi esce con delle idee geniali, ma opportunamente ridimensionate.

Potremmo definire l'operazione come Riciclo Creativo di Lusso.

L'elegante scatolina vellutata esisteva già e il suo creatore l'aveva fatta produrre per contenere un barattolino di crema, o simili. C'era il logo stampigliato sul coperchio e, Ahilui!, adesso c'è la G.
Una G mirabilmente ricamata, checchè ne dica la Cesarina.



Ma non c'è una senza due...


Tessuti cremé e grigio perla di Graziano.



martedì 11 giugno 2019

Due fili, un filo...


Ai tempi di Un alfabeto a fiori, quando ancora l'inesperienza nutriva l'ingenuità di pensare che poche pagine potessero raccontare tutto quello che avrei voluto, scatenai una furiosa battaglia con la grafica, per evitare che mi ritagliasse troppo le foto. 
Lei in realtà faceva il suo sacrosanto ed esperto mestiere. 
Cercava il fuoco e scartava quelle zone della foto che ti fanno venire il mal di mare.
Il mio obiettivo, però, era quello di dare voce alle immagini, senza appesantire con le parole.
E fare in modo che, al di là di disegni e colori, venisse comunicata qualche soluzione applicativa.
Avendo perso la battaglia (cioè vinta, avendo compreso le profonde ragioni di Laura Arnaldi), mi ero ripromessa di compensare la mancanza sul blog. 
Ne è passata di acqua sotto ai ponti, da allora, ma ci ho messo un po', vi confesso, ad avere il coraggio di risfogliare il libretto. 
E' andato tutto troppo, e troppo velocemente.
Ma è tempo di tornare indietro nel tempo.
Così oggi colgo il termine del ricamo sul grembiule di G, dipinto dalla celebre Patrizia Silingardi e confezionato in collaborazione con Gabriella di Conti&Molinari, per ritornare col pensiero al primo set di colori, di pag. 30.

Avevo inserito la foto di una tovaglietta che mi era stata fornita già orlata e in cui angolo avevo ricamato la S...


... Che è ovviamente la soluzione più classica.
Avevo scoperto che, nonostante le dimensioni più o meno ridotte, le iniziali (o le composizioni) piene di fiori, hanno una particolare capacità di catalizzare l'attenzione e, nonostante un grande spazio vuoto, riescono a riempire, senza strafare.
Quando lavoravo su commissione, spesso mi trovavo a cercare di smantellare l'idea che le lettere dovessero essere ingrandite di molto, perché risultassero più appariscenti. 
Così spesso mi sono trovata a ragionare sulle grandezze del disegno e sull'equilibrio che il calibro del filato e le dimensioni dei fiori devono avere. 
Ero arrivata alla logica conclusione che lettere più grandi dovessero avere più fiori e non fiori più grandi e che eventuali ingrandimenti o rimpicciolimenti dovessero comportare una variazione del calibro del filato (principalmente aumento o riduzione del numero di fili di mulinè).
Così disegnai due alfabeti, uno alto 11 cm e l'altro alto 7.
Provai a ridurre quello alto 7 cm a 3,5 cm e la ricamai a un filo.


La fortuna volle che la proporzione fosse tale da consentirmi di ricamare con estrema facilità tutti i fiori, conservando il numero di giri del vapore e delle rose, come se nulla fosse cambiato. 
Davvero. 
Credevo sarebbe stato più difficile. 
Salvo problemi particolari di vista, credo che chiunque possa tentare.
Il ciondolo in soutache è opera di Sara Voltolina (Sara Bottoni - Bottoni in arte).

A un filo avevo anche ricamato le rose sulle casette di Nadia Piscaglia...


E senza averlo progettato, mi accorgo, scrivendo questo post e allegando i link delle ragazze con cui ho collaborato e di rimando pensando a tutte le altre, che gli anni e questa avventura del ricamo, del blog, dei corsi, dei libri e delle fiere, mi hanno portato all'incontro con persone fuori dal comune, che hanno il coraggio di esprimere con la loro arte le grandezze e le debolezze proprie dell'animo umano, in una ricerca sana e continua, creando una sfera di comprensione e sostegno reciproco.