martedì 16 agosto 2022

A Dresda il ricamo che narra l'impresa

 

Pochi memorabili giorni fa mi trovavo a Dresda, in Sassonia, a girare intorno ad una teca di vetro con la Vale, al Rustkammer museum del Palazzo Reale. Bisbigliavamo e fotografavamo e facevamo congetture, poi ci spostavamo da un capo all'altro della sala e tornavamo ancora alla teca centrale, una, due, tre e più volte, sotto gli occhi via via più sospettosi dei guardiani del guardaroba, che devono per forza averci schedato.

Percorrevamo il profilo del mantello di Giovanni Giorgio I di Sassonia, regalo della madre nel giorno della sua presa in carica dell'elettorato, nel 1611. In realtà ripercorrevamo un viaggio, iniziato circa cinque giorni prima a Praga, in sella alle bici. Sul bordo del mantello il fiume Elba, lo stesso che ci sussurrava la via, viaggiandoci a fianco, riflettendo le nostre ombre, inghiottendo i pensieri abbandonati a monte e sulle rive.


Ricamato su stoffa e con filati italiani da un ricamatore di Dresda, Hans Erich Friese, principalmente in stumpwork e ricamo in oro. Genio e mago, egli ha registrato il suo presente e il futuro, che è il nostro presente, e chissà che altro... Perché adesso ci siamo anche noi, là dentro, con la nostra follia, il nostro scivolare sgangherato sulle sponde del fiume, gli sguardi di meraviglia sotto le rocce e i castelli, le foreste, le nuvole e gli animali tra i rovi e le increspature dell'acqua.


Girando intorno potevamo rievocare le voci dei personaggi incontrati  e ricamati con dettagli sorprendenti. Abbiamo seguito la scia dei battelli, anche quelli che ci hanno trasportato da una riva all'altra e ad ogni giro tornavamo a Dresda, per riassaporare quella sottile soddisfazione mista a nostalgia che sale al petto quando hai raggiunto la meta e che ti lascia in bocca il sapore dell'irripetibilità del momento.


Sotto la mantella già di per sé impagabile stava l'abito, pura follia del laboratorio di Hans Erich Friese. Non un lembo di stoffa è stato lasciato incompiuto: come le nostre fotografie scattate in ogni dove e poi montate sui video da mandare agli amici, giace ricamata sulla tela una lunga serie di vedute delle città e dei paesi, incorniciate in medaglioni e poi connesse tra loro con fiocchi e fiori, le cui sete possono dare alla testa, se decidi che prima o poi dovrai provare a riprodurre quella o questa o quest'altra sfumatura.


Certo è che se Giorgio I di Sassonia leggesse ora questo post, avrebbe senz'altro qualcosa da ridire. Immagino invece Hans sorridere e annuire beffardo. 


Insomma... Contro ogni aspettativa, e nonostante le scommesse che mi davano per spacciata, sono arrivata alla fine dell'impresa. 
Spero perdoneranno la mia mancata risposta quante mi hanno contattata per i corsi o altro, ma ero chiaramente impegnata a sopravvivere. Qualche giorno per tornare alla realtà, smaltire birra e gulash e ritrovare la posizione eretta e poi... Solo ricamo!


mercoledì 3 agosto 2022

Cambia l'ordine del ricamo, che il prodotto cambia!

Sono ancora molto sorpresa del grande entusiasmo con cui è stata accolta la foto di quest'iniziale. Io la trovo interessante, ma non mi sembra un pezzo particolarmente riuscito o originale. Mi sto facendo l'idea che seduca il bagliore del punto pieno, che viene esaltato da quegli intermezzi opachi rampicanti. L'attenzione cade su quelli, che sono ricamati un po' strano, ma l'effetto wow credo alberghi, come sempre, nella luce.

A prescindere dalle ragioni, cercherò di soddisfare il desiderio che ha scatenato, o che mi pare aver letto tra le righe.


L'alfabeto è il Sajou 665, scaricabile sul patternmakercharts a questo link. Io la C l'ho stampata alta 8 cm.

Ho ricamato con il cotone da ricamo n.25 (art.107 di DMC), colore 932, che è uno dei colori della Vale.

Noioso punto pieno dappertutto, elementi arricciolosi compresi (noioso a meno che non scatti la sfida e so che scatterà...). Su questi va aggiunto, alla fine, un ripasso a punto indietro ripetuto tre volte, a righe sfalsate. Se è vero che alcune immagini hanno le parole, credo e spero che la foto seguente risponda alle domande emerse dalla mia breve quanto inutile spiegazione e blocchi le imprecazioni affioranti alle labbra.


Avviso i naviganti che ho dovuto indossare il ditale anche sulla mano sinistra, perché uscire sul dritto attraverso l'imbottitura non è facilissimo. Ho trovato utile forare prima il punto di ingresso e di uscita con un ago più grosso. E anche che conviene prima ricamare i rami a punto pieno e poi i salsicciotti. Quello di destra l'ho ricamato prima ed è venuto troppo panciuto, invadente e poco avvolgente. A farli dopo, scivolano con più grazia attorno ai rami.

Stop. Mi sa che non ho altro da dire. Forse posso solo ricordare che la copertura del punto pieno è al 90% questione di tensione del filo: il segreto sta nello scrutare il profilo delle imbottiture come fosse quello di una montagna e decidere l'ora di smettere di tirare il filo solo quando il punto è ben allineato ai precedenti. Per fare questo occorre un lieve cambio di prospettiva: un cenno del capo che consenta agli occhi di scrutare il profilo come se fossero appoggiati sulla stoffa...

E con questa immagine di dubbia comprensione, che accompagnerà il ricamo dell'intero alfabeto sul vostro divano, vi lascio. 

Addio pianure... 

Parto a breve per una folle vacanza, con folli compagni di viaggio, che hanno sempre folli idee, e non so se riuscirò a tornare. E se mai ce la farò e se la follia  non avrà preso il sopravvento, disegnerò un'altra lettera. 

So già di quale alfabeto.





sabato 23 luglio 2022

Trame ingannevoli...

 

Ci ho lavorato di getto senza tante parole perché il caldo mi fa procedere di inerzia e di solitudine. 

Il grest mi ha assorbito e le due settimane sono corse veloci. Il consueto mantra dal titolo Questo è l'ultimo anno di grest si è sciolto nuovamente agli sgoccioli, quando, durante i saluti finali (dovevo scappare a gambe levate senza guardare nessuno negli occhi), le bimbette mi hanno abbracciato, supplicandomi di  insegnar loro le roselline l'anno prossimo... 

Una voce che proveniva dal mio corpo, ma che non ho riconosciuto e che non sono riuscita a strozzare, ha risposto un energico Ma certo

Fine dei giochi. Mi sono inguaiata anche per il 2023. Ho un anno di tempo per elaborare una strategia di fuga vincente.

Ma lo so che l'occhio cade sulla foglia e che qui interessa soltanto capire che cos'è e perché un po' mica è tanto bella.

Ecco. questa è la foto su cui sfogo le mie frustrazioni da anni... 


Sta ne Il libro delle cifre ricamate della Babbi Cappelletti. 

Se ci fosse il riferimento di quale casa o museo contiene questo pezzo, avrei già organizzato la gita. Iniziale a parte, ricamata con quelle geniali congiunzioni e con una perfezione che non oso definire a parole, il mio occhio da anni scivola sui ramages traforati e sulla tridimensionalità della rosa e si illude di poter ingrandire l'immagine avvicinandosi grottescamente alla carta, sbattendo inesorabilmente ogni volta il naso.

Elaboro diverse teorie da anni. Su una mi ero arenata, perché mi ci ero affezionata, nonostante fosse errata. Avendo sempre considerato tanti lavori in bianco professionali la trasposizione del ricamo in oro su biancheria lavabile e con filati di cotone (per somiglianza di stile e, spesso, di disegni e di apparente lavorazione), mi ero spiegata con il couching la trama incrociata della foglia. Subodorando che avrei testato la cantonata, avevo continuamente rimandato la prova.

L'ho fatto ora.

Dopo aver imprecato un giorno intero e fatto e disfatto e deciso di far finta che non me ne fregasse affatto ed essere sul punto di gettare la spugna, mi sono dedicata all'antica pratica dello sfoglio dei manualetti antichi. Non lo facevo da tempo. Il Manuale del cucito e del ricamo della Coats Cucirini, mosso dalle mie lacrime intrise del dolore della sconfitta, si è fatto docilmente scivolare dalla mensola tra le mie mani e, sollevando una sottile nube di polvere, ha solleticato le mie dita affinché si aprisse miracolosa la pagina sotto i miei occhi. Che l'avevano vagata più volte, senza affatto farci caso.


Insomma pare che la trama potrebbe derivare da un primo giro di lanci di copertura, come nel punto pieno normale, seguito dal ricamo di una seconda serie di lanci che prendono quattro trame del primo giro per volta, ricoprendole a righe sfalsate. Se non si capisce... Pazienza. Siccome non ne sono ancora sicura, aspetto a spiegare meglio. Anche perché la foglia non è venuta tanto bene: non riesco a regolarizzare i punti e l'imbottitura ostacola notevolmente il lavoro. Voglio provare con un numero maggiore di trame e una imbottitura più soft.

Per il resto... Siamo alle solite.

Devo avviare una nuova iniziale.