venerdì 7 maggio 2021

Patrizia & me... Equilibrio di imperfezioni


Ricamare il mare mi ha regalato un metodo di lavoro... Imperfetto, improvvisato, divertente: scelgo un tema e lascio che invada la mia vita quotidiana, mentre navigo in rete, leggo libri, visito qualche mostra o evento, lasciando che la mente vaghi e ritorni, evocando soluzioni, portando ispirazioni. 

Non è l'approccio dello studioso. 

Non lo sono (purtroppo o per fortuna o per necessità). Rifuggo i cenni storici (credo sia una sorta di fobia scolastica), anche se poi magari alla fine qualche informazione utile vado a cercarla. Non miro a compilare trattati. Non conosco così a fondo la letteratura per sfoggiare repentina fonti autorevoli e forse mi interessa solo in parte cercarle. Improvviso e lascio al caso. 

Se state scuotendo la testa, fate bene. Un giorno, lo prometto, crescerò anch'io.

Digito ad esempio libri + rose e guardo le copertine, leggo qualche recensione. Mi faccio un'idea di cosa c'è e scelgo a sentimento. A volte prendo delle cantonate atomiche, come il primo romanzo prenotato in biblioteca. Una sconfinata banalità, una sola rosa raccolta. Anche il secondo, poveretto, non è decollato. Charlotte Bronte ne avrebbe fatto un capolavoro, ma sarebbe stato troppo simile a quello che già circola. Per fortuna l'ho ascoltato in audio, così almeno ho ricamato. C'era qualche rosa in più, ma se fossero state petunie non sarebbe cambiato niente.

Non è vero.

Al di là degli espedienti commerciali nella scelta di un titolo (o della loro traduzione - esperti di marketing datevi all'ippica), ho fatto caso a due grandi temi coinvolgenti le rose (tomi da due quintali di potatura e dizionari da tre di specie a parte): libri sulla passione, con copertine rosso fuoco (li ho scartati: sono allo stesso tempo troppo piccola e troppo vecchia per certe cose) e libri nostalgici. Mi ha attratto e incuriosito quest'ultima categoria, dove le rose fanno da sfondo a storie di lutto e rinascita, memoria. Un po' come la rosa di via Sorte. Probabilmente è un fiore simbolo, a cui associamo immagini.


Ho divagato come al solito. Il punto è che stavolta ho coinvolto anche Patrizia e sospetto che a breve bloccherà il mio numero.

Volevo in realtà raccontare che, per capire la pittura di Patrizia Silingardi, ho fatto qualche ricerca sull'acquerello giapponese, che riversa su carta la natura in tutta la sua spontaneità e sono finita ad ascoltare un audiolibro sul Feng Shui...Vento e acqua. E poi sul WA e sul concetto dell'armonia in Giappone. E ridacchiavo mentre leggevo che la bellezza zen si basa sul valore dell'incompleto, dell'asimmetrico, dell'imperfetto

Sarebbe il vuoto l'origine di tutto. 

Beh...

Ho preso un suo bel dipinto e l'ho fatto a pezzi, sistemando i frammenti qua e là, senza logica, d'istinto. Senza simmetria, senza predisposizione di un modello.

La trasformazione è in corso...

Mi sto Patriziando.

Lei si sta Elisabettando.

Ieri mi ha mostrato un disegno dicendomi che l'ha scartato perché era troppo a-simmetrico. 

Non si era accorta di averlo detto...


Sulla tovaglietta dirò oltre la settimana prossima, perché ho stufato abbastanza! Grazie a chiunque sia arrivato alla mia ultima riga!


martedì 4 maggio 2021

Patrizia & me... Rose nella mente



Quando ho raccontato della vecchia Singer, sinapsi dormienti di qualche remoto angolo di cervello si sono accese. Di neurone in neurone la corrente elettrica è saltellata fulminea attraverso la ridotta calotta cranica, portando alle mie narici il profumo delle rose rosse della rampicante della casa d'infanzia.

Sotto il suo sguardo vigile abbiamo combinato diversi pasticci, io e i miei fratelli. Bucolica immagine, allora venivano a mangiare greggi sul prato a fronte. La rampicante abitava in via Sorte (alla fine della strada sta il cimitero...).

Mi sono chiesta se la rosa potesse mai essere ancora viva. Ci sono passata tante volte davanti, ma mai, mai, mi è salita la curiosità di notare la sua presenza o la sua assenza. Così mi sono messa in cammino, sfidando la Sorte al contrario, dal cimitero alla casa... 

Delusione. Non c'è più. 

Mi sarei stupita in realtà del contrario.

Tuttavia nella camminata era viva nei ricordi e tornando, dopo aver digerito la delusione e i pensieri esplosi, ho pensato che potrei scommetterci... 

Potrei scommettere che ciascuno ha almeno una rosa nel proprio giardino dei ricordi. Probabilmente più di una. 

Nella camionata di dipinti, ho ovviamente trovato anche le rose rosse.


Avrei tanto voluto provare il Coloris rosso e verde, ma me ne rimaneva un brandello e come la volpe, ho esclamato quanto i colori fossero troppo brillanti. Grande fortuna! Ho scovato una commovente combinazione di verdi e violacei che mai, mai... avrei associato al rosso e che Patrizia mi ha fatto scoprire. I colori sono i suoi e nella pittura affascinano, ma la vibrazione che il filo restituisce parla alle mie fibre con una ricchezza di dettagli e di ammiccamenti che mi scivolano più profondi dentro. E' come se le arti visive avessero un proprio linguaggio e pittura e ricamo fossero dialetti distinti, comprensibili a chi li pratica abbastanza.

Se non frequentate i social, forse non sapete che Patrizia ha partorito il risultato della sfida. Perfida e vendicativa, ha pubblicato solo alcuni stralci, che io ho subitamente commentato con una penna virtuale rossa e blu...
Ho trovato uno sconfinamento:



Ma ho trovato anche uno stralcio che mi fa intuire grandi meraviglie e vibranti ricami. Le mani fremono in attesa della seconda camionata...





martedì 27 aprile 2021

Patrizia & me... Non ci avrei scommesso!


Prima di partire col raccontino del seggiolone, faccio presente a Patrizia che stanno per scadere i termini per la presentazione del risultato della sfida. Essendo però io assai magnanima e comprensiva, essendomi documentata sulle difficoltà degli spiriti liberi ad essere compressi in sistemi codificati come quello terribile del metrico-decimale, e intuendo che abbia addirittura buttato gli strumenti necessari, le ho fatto arrivare un righello da Amazon e qualche tutorial da Youtube su come si usa. Ero indecisa se mandarle o meno un pallottoliere per contare le rose e le foglie... Ne ho trovato uno con le palline fucsia. Ho mandato anche quello.

Torniamo a noi...

La mia vocina placida e fatalista mi aveva sussurrato all'orecchio di provarci, che in caso funesto ci saremmo riuniti tutti intorno al fuoco celebrando il rito del lancio della sconfitta tra le fiamme, occasione di incontro e scrocco certo di un pasto.

Dunque, placida e fatalista, ho incastrato sulla seduta un grande foglio di carta e ho ricavato il modello del cuscino, letteralmente spiaccicando la carta lungo i bordi di legno. La vocina giudicante (l'altra, la creatura intransigente) mi prendeva per i fondelli e rideva a crepapelle sulla mia ingenuità. Sottolineava la mia certa incapacità a risolvere i margini arrotondati, le pieghe interne al margine, le stringhe per il fiocco e la cerniera. Ah! Che risate si è fatta sulla cerniera! Per me quello era comunque l'ultimo pensiero, visto che, anche avessi fatto una porcheria, non sarebbe stata in bella vista. Sono dunque andata avanti canticchiando un motivetto per non ascoltarla.


Mentre tagliavo la sagoma, evidentemente in uno stato di flusso o in trance (non avevo bevuto, comunque), mi era apparsa in sogno la dea delle ideone, che con voce soave e potente mi aveva imposto di disegnare le stringhe di chiusura a forma di cravatta, obbligandomi dunque a ricamare quattro (e dico quattro!) terminali floreali, proprio mentre credevo di aver archiviato filati e ditale.

Placida e fatalista, ma con una placidità tremula sulla via scocciatura, avevo annuito obbediente e mi ero messa all'opera.

Stiratura, ricentratura, ricalcolo delle lunghezze del margine (oh! Come mi faceva paura quello!), avevo imposto un silenzio di tomba a tutti gli abitanti della casa, scarafaggi compresi.

Avevo tirato fuori la vecchia Singer, accarezzandola, evitandole urti o altre irritazioni e specificandole quanto mi fosse mancata. Avevo attaccato tutti gli spillini bene bene, avevo messo il pezzo in posizione e abbassato la leva del piedino. Con cura avevo posato la ciabatta sul pedale e avviato i primi punti...

 Drriiiiiin!

Il corriere Amazon.

Un libro di mio marito.

L'ennesimo libro di mio marito. 

Ero tornata alla macchina, avevo respirato profondamente e portato a termine tutto il giro della seduta. Ora sarebbe arrivata la parte complicata, con quel motivo a incastro, dove la seduta sbatte contro i pilastri della spalliera, ma confidavo che aver superato il quindicesimo livello a Tetris negli anni d'oro mi avrebbe aiutato.

Maaaammaaaa! Non capisco le domande di Italiano!

Oh. No.

Che poi le aveva fatte tutte giuste. Ma le aveva cancellate. E tutto per aver ereditato la mia vocina giudicante, a cui lui ha dato il nome di Johnny maligno.

Non so se potete capire lo struggente momento di pura gioia in cui cui scopri che se incidi l'angolo, l'angolo diventa una retta... Beh. Ancora mi commuovo a pensarci.

Lo avevo appena inciso, avevo intuito l'inintuibile, che neanche Einstein probabilmente aveva sperimentato una gioia più profonda...

Driiiiiiiiiiiiiiiiiin.

L'asciugatrice. Era in riparazione da due mesi. Avevo telefonato più volte per sapere come stava. Prognosi riservata, mi avevano detto. Poi, sul più bello (sì, proprio sul più bello), senza preavviso, me l'avevano recapitata.

Non vi annoierò oltre. Tutto era filato liscio dopo di allora.


Con mani tremanti avevo infilato l'imbottitura ed ero rimasta sconcertata a fissare il seggiolone per un quarto d'ora, chiedendomi come fosse possibile che tutto (o quasi... Vabbè non sto a puntualizzare su piegoline e altro...) combaciasse bene.

Il fiocco forse è un po' vistoso, ma insomma... La dea delle ideone doveva darmi anche le misure senza fare troppo la spocchiosa.