lunedì 5 agosto 2019

I colori della lettera B


A pagina 31 di Un alfabeto a fiori, propongo una palette piuttosto pallida, risultato di un percorso sperimentale che rimarrà per sempre nella mia memoria, essendo stato il primo nel suo genere e avendomi regalato grandi insegnamenti.
Mi sembra di fare una di quelle puntate di riepilogo delle serie TV, in cui non succede niente e ti pare che quella volta il regista non avesse tanta voglia di lavorare e avesse deciso di giocare facile recuperando vecchie scene. Spero che mi perdonerete. L'obiettivo è di ripercorrere il lavoro, per aggiungere quelle spiegazioni che, per esigenze di spazio, non potevo riportare sull'album. Il senno di poi e le foto di insieme mi consentono inoltre di vedere la cosa da una prospettiva diversa. Segue dunque questo post a quello sulla lettera A.
Ero partita da una serie di campionari nati grazie all'ozio di una vacanza a Jesolo (progetto Conchiglierie). Le conchiglie erano state il pretesto per estrarre dalla scatola dei filati colori che forse mai avrei scelto altrimenti. Avevo costruito i campionari per imparare a comporre delle palette sfumate e, una volta ottenutele, mi ero trastullata a trovare esercizi che mi consentissero di usarli in modi differenti.
Selezionando i soli colori più chiari mi ero accorta che casualmente potevano coprire tutta la gamma dei colori naturali dei fiori delle lettere fiorite, a cui allora mi dedicavo in modo piuttosto ossessivo, e la scoperta che il grigio evocasse l'azzurro aveva iniziato a sgretolare i miei preconcetti percettivi, mettendomi di fronte alla mia ottusità, che cercava gli azzurri soltanto nella colonna degli azzurri della cartella colori.


Con quei colori selezionati avevo costruito ulteriori campionari che mettessero in luce la diversa resa dei colori su sfondi diversi e avevo scoperto quanto la stoffa di partenza ne alterasse la percezione.
Nacque una ghirlanda, il cui disegno è riportato a pagina 66. Avevo scelto una canapa antica proveniente da un torsello acquistato al mercatino dell'Antiquariato di Piazzola sul Brenta. Ci avevo ricavato un tendone che nascondesse il delirio del sottoscala, optando per un orlo cucito a macchina, vista la resistenza tenace del filo a farsi estrarre per un orlo a giorno. Ai lati avevo lasciato le belle cimose di questi pannelli tessuti a mano. 
Ogni canapone ha la sua ruvidezza. Su un piccolo pezzo d'altra origine avevo lavorato con delizia. Qui mi ero disfatta le dita. Però mi piace tanto.


Sul libro i colori delle iniziali sono più vivide. Credo che in parte i colori tinti a mano che avevo usato per il punto pieno si siano sbiaditi al lavaggio. Ma... Come qualcuno mi disse una volta, il vantaggio dei tinti con le erbe naturali è che, anche se sbiadiscono, sbiadiscono in modo naturale. E di fatto forse ora i colori sono meglio armonizzati.
Nel tempo ho visto che qualcuno ha riprodotto questa ghirlanda. Per esigenze di spazio non avevo mostrato l'espansione dei nastri del fiocco. Se può essere d'ispirazione a qualcuno, ecco come avevo risolto io...


Con la sfumatura completa avevo anche ricamato lettera a punto erba rasatello e punto pittura. Questa lettera non compare sul libro, ma trovo interessante postarla in quest'occasione, per dimostrare quanto materiale possa nascere da un'idea apparentemente sciocca e inutile, quale quella dei campionari delle conchiglie, e soprattutto quanto si possa imparare, a prescindere dal risultato.


Mi sono ritrovata proprio di recente a riflettere sulla domanda a cui siamo tutte costantemente costrette a rispondere, spesso con vago imbarazzo, quando mostriamo un lavoro d'ago: 

Che cosa ci fai poi con questo?

Se qualcuno vi mostrasse un disegno, vi passerebbe per la testa di rivolgere la stessa domanda? Non vi mettereste ad apprezzare o meno lo stile, a complimentarvi per le capacità grafiche ed espressive, a chiedere come ha fatto l'autore a diventare così bravo?
Forse vi trovereste a dire che il disegno è così bello che merita di essere inquadrato, ma la realtà è che siamo abituati a pensare al disegno e alla pittura come arte fine a se stessa e utile alla crescita di un individuo e al ricamo come ad una attività con una missione prettamente pratica e decorativa.
E vi confesso che in parte sono contenta che sia così e vi spiegherò perché quando avrò affinato una sensazione che ancora non ha le parole giuste, ma vi assicuro che è estremamente liberatorio abbandonare il fine ultimo e ricamare come ricerca. 

Che cosa ci fai poi con questo?
Probabilmente niente. Ma sapessi quante cose ho imparato eseguendolo!


sabato 22 giugno 2019

A che cosa servono le vacanze...


Ogni anno mi riprometto di organizzare e programmare qualche corso estivo, perché io stessa trovo che sia l'estate il momento giusto per concedersi la serenità di tornare a imparare. 

Ma sono arrivata a giugno senza fiato.

L'ultima settimana ho fatto la spola tra feste di fine anno, visite mediche di controllo per tre, un'urgenza e il mio primo secondo esame di terza media...
Giornate spese a tentare di fare breccia nell'ottundimento annoiato da fine scuola di Anita, con una punta di divertimento e di sano sadismo genitoriale.

Ho avviato un lavoro a punto pittura per sfuggire allo sballo, finendo per rovinare le premesse con la fretta, usando colori sbagliati e un'ossessione poco produttiva.

Avevo trovato il mio ritmo.
Un lavoro in mano e uno a telaio, da portare avanti con calma in due momenti della giornata, alternando al lavoro manuale le incombenze al pc, le commissioni e i lavori di casa.
No... Preparare pasti umani ancora non era parte della mia perfetta giornata.

Peccato che la mia strategica daily routine sia durata poco più di una settimana e mezzo...

Ve lo farò vedere il pittura disastro, anche se è bruttino, perché ho tentato di fare una cosa interessante.

Ma oggi volevo parlare della funzione delle vacanze e della necessità di mettersi tranquilli in un angolino a pensare e a fare cose a caso, senza farsi troppe domande, per provare quella cosa che volevi tentare da tanto.

Ho scarabocchiato un campionario per il punto pieno, con due obiettivi:
- trovare un'imbottitura che consenta di ottenere a telaio lo stesso tipo di rilievo che si ottiene in mano;
- sperimentare o riepilogare punti di superficie o effetti di copertura.

Il mio primo passo è stato quello di ricamare quel serpentino caramelloso rosa. 
Sui colori possiamo insieme stendere di comune accordo un velo pietoso giallo a pois viola e farci battutine  sarcastiche per sdrammatizzare lo scempio.
Ho provato la lavorazione a bande, irregolari. 
Contavo i giri del rosa chiaro, misuravo a spanne l'intervallo... 
L'esercizio mi ha insegnato che, per evitare il diradarsi delle bande nella pancia e per enfatizzare la rotazione, dovevo mantenere la misura a spanne nella curva più ampia e non in quella interna.

Il ricciolo puffo con la giarrettiera mi ha fatto disperare. 
Volevo provare un reticolo simile a quello che si trova nel Crewel, ma l'avrò disfatto sette volte, con conseguente infeltrimento delle povere gobbe. Alla fine ho lasciato la soluzione meno peggio, che comunque non mi soddisfa.

Per fortuna, a seguire la frustrazione, è arrivata la mia creaturina simpatica: la volutina fogliosa verde.


Finalmente con lei ho trovato l'imbottitura giusta e sono riuscita a provare un intreccio che avevo notato nel ricamo in oro e che sarebbe stato interessante trasporre nel punto pieno. 
Non ho fatto altro che lanciare cinque punti da un parte e cinque dall'altra, alternativamente, inclinandoli rispetto alla direzione solita. Ho forse lavorato in modo asimmetrico, finendo per adagiare l'intreccio non proprio al centro, ma non sono certa che sia possa fare altrimenti.

Avevo disegnato lo stesso campionario da ricamarsi in mano...


Questo tratteggio si vede di frequente nelle iniziali dei corredi vintage. Anche qui i dubbi sono saliti alla gola. Mi chiedo se non sarebbe stato meglio usare, anziché un 25, un filo di mulinè o due fili (che sono più plastici), per evitare quell'effetto a gradini.

Mi sono bloccata con il ricamo della volutina fogliosa gemella gialla, a punto pieno semplicemente, ma con sfumature degradanti. Ho usato i fili che avevo e si sarebbero potute scegliere tonalità più azzeccate, ma...


Essendo lo scopo del campionario quello di far lavorare più la testa che le mani...
Va bene così.

A questo in fondo servono le vacanze.
A rallentare azioni, programmi e movimenti, per produrre il vuoto.
E a stare a guardare i pensieri che casualmente si scontrano facendo scintille nel buio.

Ho la mia prossima inizialina a punto pieno...

lunedì 17 giugno 2019

La G di Cesarina in tondo


La Cesarina ce l'ha mandata il Cielo.
Credo che se un giorno dovessi dimenticarmi di andare al corso del lunedì e lei avesse le chiavi della stanza, nessuno si accorgerebbe della mia mancanza.

Da quando ha scoperto che non le conviene propormi lavori troppo impegnativi, perché poi finirebbe per odiarmi e sognare di uccidermi ogni notte, ultimamente mi esce con delle idee geniali, ma opportunamente ridimensionate.

Potremmo definire l'operazione come Riciclo Creativo di Lusso.

L'elegante scatolina vellutata esisteva già e il suo creatore l'aveva fatta produrre per contenere un barattolino di crema, o simili. C'era il logo stampigliato sul coperchio e, Ahilui!, adesso c'è la G.
Una G mirabilmente ricamata, checchè ne dica la Cesarina.



Ma non c'è una senza due...


Tessuti cremé e grigio perla di Graziano.