martedì 12 gennaio 2021

Goldwork weekend... Alla fine dell'alfabeto, qualcosa avrò imparato!

 


E' arrivato il momento di provarci da sola. 

E infatti ho avuto un paio di fine settimana di delinquenza, presa dalla paura di fallire miseramente. 

Il primo ho passato in rassegna tutti i miei bei alfabeti antichi, incapace di capire da quale partire e sul come abbinare i materiali: la testa prendeva gli alfabeti più attraenti e li ricamava in mille modi, oro escluso. Tant'è vero che nella settimana successiva ne avevo usato uno per il punto pieno, a cui a breve dedicherò un post.

Il secondo fine settimana, armata di buone intenzioni da primo dell'anno, avevo intelaiato il massiccio telaio acquistato dal maestro di oro sivigliano. Credevo che non ce l'avrei mai fatta e invece tutto sommato è andata. Certo non lo puoi usare come tavolo da carpenteria come quando lo tira lui, ma potrei definire la mia opera come la versione femminile gentile, più morbida e delicata. Un tavolo da trucco, ma pur sempre tavolo.

Presa dall'entusiasmo, avevo scarabocchiato una delle lettere gotiche che avevo usato per quel lavoro a punto pieno di cui raccontavo priva, dicendo tra me e me che o la andava o la spaccava. Alfabeto Sajou 135, che commenterò meglio nel prossimo post.

Avevo preparato l'imbottitura e ricamato gli spessori, ma non vi avevo mostrato nulla perché non sapevo quale orrore ne sarebbe uscito.

Questo fine settimana l'ho portata a termine e, nonostante tanto cambierei col senno di poi, l'insieme di errori e soddisfazioni mi spronano a pensare che ora della Z dovrei riuscire ad entrare in risonanza con il bagliore dei materiali.

La difficoltà più grossa sta proprio nel familiarizzare con i filati. Qui ho deciso di usare prima tutti quelli che ho, impostando il lavoro a campionario. Sapevo che quello che stavo usando aveva un calibro un po' troppo grosso per questi spazi, ma voglio un inventario completo, dunque lo ho utilizzato lo stesso. Ho provato inoltre a lavorarlo col fusello, per evitare tutte quelle code di taglio dell'oro inglese, ma vedo che c'è una naturale irregolarità (mia mano inesperta?), che purtroppo altera la perfezione della giacenza del materiale. Prima di abbandonare la sfida voglio provare con diversi materiali. Confido che filati più sottili e meno rigidi si plasmino meglio.

Un altro problema sta nell'imbottitura. Laddove giace la canottiglia, forse doveva starci un bel rigonfiamento. Ci proverò al prossimo giro.

Belli i contorni, anche se quel blu non fa il giusto contrasto. Ho pescato il colore tra quelli che posso ammirare sulle pagine delle Miniature dei corali, il libretto acquistato al Duomo di Siena e che avevo già usato in quel mio primo lavoro dedicato a quel viaggio. Ho dunque deciso di dare al campionario questa restrizione cromatica e, trovando un po' triste questa sparuta letterina incolore, ho pensato di aggiungere un motivetto ricamato a punto pittura e simili, perché in fondo il mio obiettivo con l'oro è quello di riuscire a metterlo a servizio del ricamo classico, per il quale nutro più interesse.

Quindi questa sarà la sfida successiva... Niente di che, disegnato forse un po' maluccio. Ma il mio mantra è: la B verrà meglio della A.




martedì 5 gennaio 2021

Finita la A, si va di M

 

Ero preoccupata. 

Pensavo che tutti quei nodini avrebbero affogato le mie belle onde, vanificando lo sforzo di giorni.

Invece la luce si infrange sullo stesso colore, ma i nodini la intrappolano, mentre le onde la riflettono pulita. Ricordo ad un corso una signora stupita che io continuassi a parlare di luce. Solo allora mi sono accorta che vado in cerca di un riflesso e che la mia sfida cade continuamente sulla costanza di quel riflesso.

Ovviamente e fortunatamente di strada ce n'è ancora da fare. Però questa è andata. Mi toccano ora circa 6 metri di orlo a giorno e la tenda gemella, con una M.

Mentre però agli sgoccioli del 2020 il cervello era ottuso e rischiava l'essicazione, ora un po' di idee iniziano a frullare e so di correre il rischio di perdermi. 

Confesso. Mi sono già persa. Ho iniziato, e quasi finito, un paio di iniziali che con esile e struggente vocina mi chiamavano e invocavano di essere strappate dalla cartella, prima che l'albero di Natale venisse smantellato e la tovaglia rossa riposta. 

Vi aggiornerò.




mercoledì 30 dicembre 2020

Floche versus Cotton a broder - secondo tentativo

 


Non so. 
Mi sento più a mio agio col broder che col floche. Confermo la prima sensazione che argomentavo un paio di post fa.
Ma prendetelo come un mio limite. 
E' che il floche mi ricorda il broder che si consuma verso la fine della gugliata. Forse riuscite un po' a vederlo nella foto più sopra. Nel corpo dell'iniziale i fili sono visibili e ritorti, nelle fogliette è come se il filo si fosse aperto.
Poi sono un po' arrabbiata perché l'azzurrino me lo ricordavo più azzurro. Invece è molto chiaro e non mi piace in accostamento al 932. Comunque era interessante provare e così rimarrà.

Io penso che il punto stia nell'abituarsi, ma non trovo curioso fare lo sforzo supplementare di prenderci mano. Anche perché mi sono venute certe idee strane, che devo assolutamente mettere in opera.
Morale della favola: io continuo col 25, per ora. Ma l'importante è fare esercizio, qualsiasi filato si scelga.
I nodini negli spazi tornerò a farli col 932.