venerdì 16 aprile 2021

Patrizia & me. Rose che vorticano e un cesto...


Patrizia ha fatto un post su Fb di rimbrotti, lasciandosi sfuggire qualche complimento. In particolare lodava la mia capacità di adattamento e il mio sforzo di Patriziarmi, contrapponendolo alla sua spensierata libertà d'azione.  Ahilei...
Mi è balenata la perfida ideona di lanciarle pubblicamente una sfida. 
Cattivissima me, faccio leva sulla sua impossibilità a sottrarsi all'attesa del pubblico...
Così ecco, a nostro grande vantaggio e a suo immenso rodimento, le terribili restrizioni per la sfida:

1. Una forma ovale, di dimensioni massime 20x13cm. Specifico: non una foglia o parte di essa (o rametto, spina, macchia) dovrà uscire dalle dimensioni sopracitate, pena l'annullamento del campione.
2. Tre rose gialle e un numero di massimo 6 boccioli.
3. Almeno tre steli di lavanda, ma non più di quattro.
4. Totale massimo 30 foglie
5. Bacche in numero inferiore a 15
6. Un campo interno vuoto di almeno 10x5 cm 

Ti voglio bene anch'io, Patrizia.
Attendiamo fiduciose.


Passo dunque al secondo disegno, che a dirla tutta fu il primo ad essere stato bocciato via wapp: Bel movimento, cavolo! Però è un po' rado, è fuori misura... 
Dovete sapere che tutto era partito con l'idea di ricamare un corredino da neonato. 
Riformulo: 
La mia idea era quella di ricamare il corredino da neonato. 
Lei aveva annuito... O scosso la testa? Boh. A me sembrava che fosse d'accordo. Non poteva non esserlo. Eh, eh...
Corredino da neonato scartato (beh, si vedrà!).

Le foglie vorticano e vanno un po' dove vogliono, esplose come nel disegno della tenda. Io le ho lasciate danzare scomposte quasi tutte.

La Patty verrà a saperlo ora, mentre anche voi leggete. 

Ma io mi fingerò morta e non risponderò ai messaggi vocali.

Ho... 

SIMMETRIZZATO.

...

E' stato più forte di me. 

Una battaglia silenziosa di sguardi: dal dipinto alla carta, dalla carta al dipinto. Gocce di sudore sulla fronte, matita tremante tra le dita. Un crescendo di tamburi, respiri per ritrovare la calma.

Il disegno della balza ha decretato la fine dello scontro. 

Rigide linee parallele e un ricalco in simmetria hanno imbrigliato la poesia, ma hanno lasciato che l'elemento centrale vibrasse puro e forse... forse... forse gli hanno regalato tutta l'attenzione che meritava, convogliando lo sguardo, che scivola dalle estremità note, tutto su di lui, per far seguire agli occhi il giro, che non si capisce dove inizia e dove finisce, ipnotico.

Stessi colori della tenda, con un obiettivo strano, che un po' mi spaventa. 

Vorrei rivestire un grosso cesto portabiancheria, che sta proprio nei pressi della finestra che ospita la tenda. Non ho la più pallida idea di come tirar fuori il modello, ma intanto parto con una striscia di lino, a cui attaccherò il resto in cotone. Così disegnata, però, mi ha fatto pensare al bordo di un asciugamano, o di un lenzuolo e credo che potrà essere riciclata per usi diversi.

135 cm di balza... 

Prima o poi mi faccio viva (non per la Patty, ovviamente).



martedì 13 aprile 2021

Patrizia & me... La tenda

 


Sulla tenda ho detto poco, perché mi sono persa a raccontare i retroscena e l'intra-viscere. Dunque recupero...

Ma prima rispondo alle obiezioni di Patrizia, che ha pubblicamente riferito che alle origini del progetto le stavo tarpando le ali con troppe indicazioni, misure, contenimenti. E' innegabile, ma è evidente anche che se non mettessi limiti, poi passerei la mia vecchiaia a ricamare foglie e rose. Ma tanto io posso erigere tutte le barriere che voglio... Lei fa così: smette di mandarmi foto e poi mi recapita la camionata. Tanto sa che poi io salto fuori con un banale quanto eloquente in foto non rendevano, che farebbe mandare fuori di testa anche il più santo.

Andiamo avanti.

Ah! No! Ultima cosa: non medito sull'eremo, ma a Carp-lake. Un giorno ve ne parlerò.

La tenda l'ho ricamata su bisso di lino Bellora e se vi stupite del fatto che dopo la A e la M io abbia avuto ancora il coraggio di lavorare sul bisso è che, in effetti, non è poi così difficile. Certo i contorni delle foglie, fatti alla velocità doppia con la malsana bramosia di finire in fretta per rimirare il risultato, hanno risentito della trama un po' più rada, ma qui il vantaggio è che le rose rubano lo sguardo e i dettagli stortarelli vengono perdonati.

Avevo scelto i colori cercando una fedele riproduzione...


Rimiro solo ora che scrivo, su questo stesso schermo, le due foto, non fatte di proposito, ma pescate casualmente dalle tante inquadrature e fortunatamente coincidenti nell'angolatura... Scorro con la barra di navigazione su e giù per confrontarle e i pensieri si affollano. Mi sembra di aver riprodotto il tocco della pittrice, ma c'è qualcosa di meno e qualcosa di più... La pittura è più leggera, il ricamo è più tridimensionale. La pittura mi evoca qualcosa di non detto, il ricamo mi comunica stabilità. E' perché l'uno mi è familiare e l'altro no? Di uno conosco il linguaggio, dell'altro lascio che l'istinto colga l'essenza?

Scorro ancora e confronto... Forse non è il ricamo a comportarsi diversamente. Forse sono io. Ho ingrandito le foglie e lasciato più colore sulla tela. Ho invaso lo spazio? Mi sono lasciata prendere dal timore dell'essenzialità? Dovevo usare meno fili? Qui ho lavorato tutto a due capi.

Rabbia. 

La creatura intransigente si agita. 

Vuole risposte immediate, anche se le domande sono vaghe e appena formulate. Non ha tempo da perdere, lei, e non accetta che si sia solo all'inizio dell'avventura.

Così la quieto rientrando nella mia comfort zone e raccontandovi di come ho razionalizzato le sfilature della tenda, facendo cadere al centro un bocciolo e ai lati due motivi (simmetrici! Non ditelo alla Patty!), come terminali.


Giusto per evitare il solito mezzo giliuccio e il banale colonnine, ho fatto uno zig-zag frettoloso. Tutto sommato ci sta, quasi come fosse voluto: ci intravvedo una giocosa modernità e sento la creatura annuire compiaciuta.


venerdì 9 aprile 2021

Patrizia & me... Per prima cosa ci ho fatto una tenda

 


Guidava il camion dei disegni la Gabriella, in una bella giornata di sole e di zona gialla. La Patrizia, seduta al suo fianco, faceva da navigatrice e dunque mi ero presa tardi con la spesa, calcolando che per raggiungere il Veneto avrebbero circumnavigato la penisola. Invece pare che ella se la cavi in geografia bene tanto quanto col pennello e pertanto la camionata aveva dovuto attendere che io parcheggiassi. 

Su Fb la Patty sostiene che io abbia esagerato e che di camionata non si potesse parlare. Fossero stati anche solo 30 pezzi, scegliere quello giusto per iniziare non sarebbe stato mica roba da poco e la quantità percepita forse superava la tonnellata. 

Quello mi pareva un po' stortino, l'altro un po' asimmetrico, questo un po' slegato, quest'altro un po' sbiadito...

Ci ha ragione! 

Per chi si fosse perso la sparata, sappiate che, come reazione al mio primo post, su Fb la Patty mi aveva pubblicamente svergognato l'indomani, dicendo che vado raccontando che tanto che mi piacciono i sui dipinti, ma poi ho sempre da ridire.

Fine osservatrice... E' andata proprio così.

Ma lei, voi, io... Dobbiamo stare tranquilli! Faccio così con tutto, me compresa. Ma poi nemmeno io mi prendo troppo sul serio.

Sto imparando a conoscere, capire e dominare la creatura intransigente e petulante che dimora tra le mie viscere e che governa i miei primi impulsi. La Patty l'aveva sgamata al primo incontro e ci aveva riso sopra: ho imparato così anch'io a darle poco peso.

Seguendo l'occhio silenzioso della Gabry, che annuiva compiaciuta alla carrellata di dipinti che dalle mani della Patty passavano alle mie e dalle mie alle sue, avevo capito che più la creatura si contorceva aggrovigliandomi le budella, più la soddisfazione altrui aumentava. E che, se riuscivo a sedare l'essere, finalmente l'immagine mi veniva restituita pura nella sua poesia. E mi liberavo dalla pigra paura di non riuscire ad adattare il disegno al ricamo: gli ostacoli che avrei incontrato si sarebbero trasformati in puro divertimento. 

Così ho preso uno dei dipinti più esplosi: uno di quelli in cui non c'è una foglia che si attacchi al ramo manco a pagarla.

Mentre scroccavo l'ennesimo pranzo alle due ospiti (eh! lo so che toccava a me!), si discuteva sul che farci di tutti questi disegni. La creatura, evidentemente risvegliata dall'abbondante pasto, aveva sentenziato che di soli campioni non se ne sarebbe parlato e aveva tirato fuori una di quelle noiose questioni che le stanno tanto a cuore e che riguarda il tornare a ricamare per se stessi e per la casa, nutrendo l'antico rispetto per le cose, per recuperare non tanto una tradizione, quanto un atteggiamento: quello nei confronti della propria casa, pianeta compreso.

Ci eravamo guardate confuse, ma siccome stava per arrivare il tiramisù della casa, avevamo tranquillizzato la creatura dicendo che ci avremmo pensato sopra, sicuramente.