mercoledì 24 novembre 2021

Invocasi bagagliaio per la fiera

Tutti gli eventi di quest'anno piovono dal cielo cadendomi a piombo a un palmo di naso. E mi trovo a promuovere una fiera il giorno prima dell'allestimento e mi rendo conto che così non andrebbe fatto. 

Per farmi perdonare, e perché ormai qualcuno forse arresterà leggermente il passo sfiorandolo a Bologna, mostro qualche stralcio del pezzo forte del Patrizia & me, dal dipinto che galeotto fu... E per il quale da quel giorno ricamammo avante...


Abbiate pazienza... Da un mese mi tocca studiare col figlio di mezzo. 

Ma il vero problema oggi è che non ho un bagagliaio. 

E stasera dovrei caricare la macchina.

Cioè... Il bagagliaio c'è, ma non si apre. Nemmeno con parolacce, crisi isteriche e spallate. 

Sto per portare la macchina dal meccanico. Sono pronta a incassare il suo sorrisetto di biasimo, l'alzata di sopracciglio e l'occhiata d'intesa col truce collega. Già so che balbetterò cose e implorerò che stasera io possa andare a ritirare l'auto, completa di sportello posteriore e non fatta a pezzi, perché se anche non si aprirà più per l'eternità, io domani avrò bisogno di lei. A costo di caricare il bagagliaio con una spedizione speleologica, srotolando i sedili posteriori. 

Altrimenti arriverò a dorso di mulo.

Ma arriverò.



mercoledì 10 novembre 2021

Patrizia & me... Dettagli

 


Dedico questo post ad Anna Rosa, che deve aver colto il momento del bisogno, regalandomi un messaggio fatto di parole, che però in realtà era una pacca sulla spalla, affettuosa quanto gradita. Di quelle in cui poi la schiena si fa meno curva, mentre il sorriso prende una bella piega. Probabilmente ha voluto anche premiare il mio storico ritorno alla scrittura di post di una qualche utilità pratica e allora oggi racconto di queste finiture, un po' rapidamente però, perché devo ancora finire di fare la valigia per un corso e anche di strillare ai figli, nessuno escluso.

L'orlo a rullino, il mio nemico di sempre, è diventato il mio amante segreto. Me lo sogno la notte e non c'è ricamo in cui io non ipotizzi di invitarlo. Questa volta l'ho fatto, perché mi sentivo più audace, una di quelle sere in cui prendi decisioni d'istinto, pur sapendo che finirà male. Che poi magari non finisce neanche male e solo imprechi qua e là. E infatti ho sudato freddo all'idea di orlare entrambi i quadrati e soprattutto all'ipotesi di dover affrontare otto angoli. Ma sono andati anche quelli, perché un altro problema, nel mentre, si era materializzato all'orizzonte e cioè come diavolo avrei fatto a creare un'apertura richiudibile per l'imbottitura. Scartata la soluzione numero uno, che non sto a raccontare perché finirei per confondere le idee e soprattutto perché scoperchierebbe la mia stupidità ancestrale, faccio notare che quelle asolette visibili in foto null'altro sono che punti vapore con circa un'ottantina di giri.

No, non scherzo.

Non è difficile.

Basta avere l'ago giusto, liscio e scivolevole.

Lo so, scivolevole è una parola che non esiste. Ma so che voi avete capito.

E invece no. Esiste! L'ho trovata!

Tutto il resto... Sono dettagli. E mi piacciono tanto.


domenica 31 ottobre 2021

Il punto sul punto palestrina + un po' di Patrizia & me


Avevo promesso grande serietà, tecnicismo, niente nostalgico romanticismo e zero inutile ricerca del senso della vita.

Dunque oggi solo punto palestrina, in tutte le salse.

Parto dalla G fotografata lassù...

La Patrizia scoprirà, in questo preciso momento (e poi io dovrò scontare la mia leggerezza a suon di messaggi vocali), che ho ingrandito il suo alfabeto e cambiato il colore dello stelo-corpo dell'iniziale. Cioè, in sostanza, non l'ho ricamato come uno stelo secco, perché volevo provare questa stucchevole versione rosa, dove per stucchevole intenderei in realtà qualcosa di molto più romantico, che però ho promesso di non ostentare.

L'idea, come al solito, è di offrire alternative. Ramo secco a punto erba o morbido cordoncino a palestrina che sia, l'alfabeto è ricamabile e spero presto disponibile. La mia testa sta lentamente ricomponendo il puzzle di quest'estate Patrizia& me.

Ma ho promesso il punto sul punto palestrina ed ecco le varianti a calibro variabile...

Il punto palestrina della G è a due fili, come la maggior parte dei miei lavori più o meno recenti. Ecco invece un bel palestrina a tre fili, tridimensionale e ciccione:

                                 

E uno a un filo, minuto minuto, che qualcuno in fiera ha disapprovato per l'idea perversa di ricamarlo:


Tre calibri, un'unica difficoltà: la tensione del filo. La tensione del filo nei tre movimenti: altissima, fino quasi allo svenimento, nel primo; e lieve, quasi nulla, tenera e amorevolmente controllata negli altri due. Ci ricasco sempre, lo so. Capisco la vostra frustrazione. Ma se entrerete nel mood, il punto palestrina scivolerà lieve.

Sempre e solo monocromatico, come certe correnti estremiste propongono?

Certo che no. Noi nel mood ci lasciamo sedurre dai guizzi della luce e finiamo per cercarli, magari optando per un filo sfumato (un Coloris DMC in questa foto):


Oppure variando di proposito i colori, dopo averne selezionato una sequenza....


Su quest'ultima idea vorrei concentrare i miei sforzi, nel prossimo palestrina's day. Ma c'è anche il gigantismo, che cresce in me come ossessione da un po' e finché non ci avrò provato non riuscirò a dormire la notte. Che tanto non è che io dorma più di tanto, di questi tempi... Ma col palestrina c'entra solo se io a causa del sonno non riesco a tenere la linea. A questo proposito vorrei precisare che uno degli errori più frequenti (se errori si possono chiamare le licenze poetiche di una mano poco allenata che cerca l'equilibrio) è l'altezza del punto, che va perpendicolare alla linea disegnata. Io prendo un po' sopra e un po' sotto la linea. Se il nodo vi viene tanto piccino (e non vi intenerisce più di tanto) potreste aver pizzicato poca stoffa. Se sopra e sotto il nodo vedete spuntare un corno parte per parte... Avete esagerato.

E per il momento col palestrina mi fermo, perché ronza un messaggio vocale, ma vi lascio con un palestrina nostalgico - non posso farci niente, perdonatemi!... - quello del Valtopina e del Ricamare l'Umbria, nonché viaggio nel mio passato.