venerdì 13 maggio 2022

Di rosa in rosa - Ricamare gli acquerelli di Patrizia Silingardi

Come promesso, ecco la mia spietata autorecensione. 

Vietato acquistare il libro senza aver letto i motivi per cui NON bisognerebbe farlo. Questa è una tradizione a cui tengo molto e a cui devo trovare un titolo. Sono indecisa tra Guida all'acquisto consapevole o Meglio un acquirente in meno, che un acquirente con sete di vendetta.

Un paio di persone (una più gentilmente dell'altra) mi hanno detto (o scritto) di essere rimaste molto deluse dal mio libro (si riferivano l'una ad Un alfabeto a fiori, l'altra a In un campo di grano) perché le spiegazioni dei punti sono soltanto delle animazioni e così uno non sa neanche da dove cominciare. Siccome una voce coraggiosa può nascondere perplessità di molti, sono qui a dichiarare, per prima cosa, che i miei libro NON sono manuali di ricamo per principianti, ma album di disegni con istruzioni per il loro ricamo, magari adatti anche ai principianti (laddove dichiarato), se accettano l'idea di cercare qualche video o qualche amica o meglio ancora qualche esperta per visualizzare meglio i movimenti. In sostanza nei miei album si trovano i disegni a grandezza naturale, il numero dei filati DMC in una o più soluzioni cromatiche, la sequenza operativa con cui ricamare i disegni, con il rimando all'animazione grafica, eventuali suggerimenti per la resa ottimale dei punti. NON spiego come avviare o chiudere una gugliata, NON ci sono tutorial fotografici passo passo dei punti. Ci sono invece i tutorial fotografici della sequenza operativa: cosa ricamare prima, cosa ricamare dopo e con quali punti. Se io dovessi strutturare ciascun libro come un manuale per principianti, ciascun volume dovrebbe contenere almeno 80 pagine, costerebbe troppo e alla lunga risulterebbe ovviamente ripetitivo e del tutto inutile per chi l'ago già lo sa infilare.

Il nuovo album, intitolato Di rosa in rosa - Ricamare gli acquerelli di Patrizia Silingardi è del tutto simile ai precedenti.

La grande, grandissima novità, è che i disegni non sono miei. La somma artista, come ben sapete, è Patrizia Silingardi. Lei ha fatto i dipinti, io ho ricalcato le sue linee ed estrapolato i disegni, adattandoli per il ricamo. NON insegniamo a dipingere, per poi ricamarci sopra! Ci è stato difficile spiegare questo a qualcuno. Non capisco bene perché. Ma questa è la sede per sfatare tutti i miti in circolazione. Se volete acquistare un corso di disegno e pittura, NON acquistate questo libro.

Con una punta di orgoglio posso inoltre finalmente annunciare che ho introdotto una seconda grande, grossa, utile novità: I FOGLIONI!

Li ho fortemente voluti. Immobile e irremovibile, come una statua di marmo nella tempesta, ho ignorato le voci che insistevano perché io desistessi. Ce li avevo in mente da tempo, ma i costi troppo alti e la difficoltà di trovare una strategia di confezionamento adatta si erano sempre messi tra me e il mio desiderio. Qui però non avevo scuse: i disegni di Patrizia erano troppo grandi. O costringevo gli utenti a ricomporre disegni orrendamente fatti a pezzi, oppure li costringevo a fare ingrandimenti in percentuale, con sicure conseguenze nefaste. Questa volta DOVEVO fare un foglione. Visto che c'ero, ne ho fatti DUE!

I punti usati sono alla portata di tutti e i punti decisamente pochi, rispetto a Ricamare il mare, quindi dal punto di vista dell'apprendimento non lo considererei un libro avanzato. Rispetto agli altri album però ha molti disegni e un solo alfabeto, piccoletto, anche se molto grazioso. Non potevo non mettere un alfabeto, giusto?! L'ho strappato a Patrizia con l'inganno.

Se tecnicamente può sembrare un po' povero, la scena è grandiosa. Me ne sono accorta in fiera a Bologna, quando abbiamo allestito lo stand con tutti i ricami che compaiono nel libro. A differenza dei miei soliti ricami, un po' minuziosi e pedantemente sobri, questi da lontano fanno una gran figura. Arredano sul serio. Se i colori ricamando appaiono un po' vistosi, nell'ambiente trovano un equilibrio e si ridimensionano, come di fatto succede con i dipinti di Patrizia, che ho fatto di tutto per riuscire a riprodurre fedelmente (salvo aggiustare qualche simmetria, ma non diteglielo).

Morale della favola: se cercate miniature graziose e delicate... NON compratelo.

Che altro dire... Ci sono dei testi. Questo libro è nato nel buio di un periodo che tutti abbiamo tristemente avuto modo di assaporare. Ha visto l'evolversi di situazioni familiari personali complicate e in questi due anni tutto è cambiato. Io sono cambiata. A rileggere le mie righe mi trovo un po' stucchevole. Spero riusciate a perdonarmi. C'è pur sempre l'opzione di saltare a piè pari i testi inutili. Vi è venuta in aiuto la mia mitica grafica Laura: come per Ricamare il mare, il testo narrativo ha un font aggraziato, diverso da quello dei contenuti tecnici, un po' più rigido. Saltate pure le grazie.

Chiudo con un'ultima novità, che forse non noterebbe nessuno, se non spendessi due parole a riguardo. Un alfabeto a fiori era scritto in terza persona, perché io ancora non avevo una personalità. In un campo di grano uguale. Il tema dominante era il ricamo fine a se stesso. Ricamare il mare è scritto in prima persona, perché allora avevo deciso di raccontare come io ricamo, senza trarre regole universali, e anche perché il percorso interno al libro aveva una natura intima, fatta di ricordi. Avevo preso un po' di coraggio. Di rosa in rosa è ancora in prima persona, ma plurale. Siamo noi ad avere una voce. Noi che ricamiamo e che condividiamo la stessa visione del mondo. Noi che, come Patrizia che dipinge, attraverso il lavoro di mente e corpo compiamo un viaggio, che tento di indagare tra le righe, per cercare, anche se in forma forse un po' maldestra e casalinga, la risposta al perché lo facciamo. Che è la domanda che spesso ci rivolgono e per la quale abbiamo confezionato una serie di risposte stereotipate che chiudano presto e bene il discorso. Spero non suoni presuntuoso.

Se non vi piacciono i libri stucchevoli e presuntuosi... NON comprate il libro!

E così termina la mia autorecensione. 

Se verrete a Mantova, alla Villa La Favorita, in occasione dell'evento Le Dame del L'ago, non ve lo farò acquistare se prima non l'avrete sfogliato tutto. E non faccio favoritismi.

Baci.




giovedì 12 maggio 2022

Di rosa in rosa- Ricamare gli acquerelli di Patrizia Silingardi


Di fianco a me il neonato DI ROSA IN ROSA – Ricamare gli acquerelli di Patrizia Silingardi, nuovo album di disegni per ricamo, fresco di stampa.

Un libro è un viaggio e raramente si è soli lungo il sentiero: onorata di avere e di aver avuto tutti i miei compagni di viaggio vicini, prima che le dita sfiorino e gli occhi scorrano le pagine, li nomino e li ringrazio di cuore.

Senza le pitture e lo spirito di Patrizia Silingardi, l’avventura non avrebbe avuto inizio. Questo album ripercorre la nostra storia e tra le righe, le pennellate e le pieghe dei ricami, racconta l’accendersi di un entusiasmo, di un’intesa e di un’idea. Che in realtà questo libretto si è costruito giorno per giorno proprio qui, davanti agli occhi di tutti, e chi ci ha seguito lo sa: spero che, leggendo queste righe, ciascuno si trovi a sorridere al ricordo dei nostri articoletti deliranti e rivivendo il mitico viaggio onirico del Waiting for 2020. Certe cose si possono fare solo con persone speciali. Inutile aggiungere poi che senza gli aperitivi scroccati, sarei oggi troppo sobria, triste e ancora più pesante di così, ne sono certa.

Senza il tocco grafico magico di Laura Arnaldi, acquerelli e ricami apparirebbero come una manciata disordinata di foto con didascalie. E invece prendono vita tra le sue pagine. Perché il libro in quanto tale è una sua creatura e già l’ho detto negli anni passati e mi ripeto volentieri: lei sa trovare l’uscita del labirinto dei miei pensieri e coniugare la mia visione con la sua arte. E non fa una smorfia se le chiedo di mettere una foto in drittofilo, oppure di ruotare di un millimetro in senso orario un disegno. Sorride con affetto, come una buona madre, e mi gratifica pure sottolineando quanto l’idea sia fantastica. 

Senza la revisione del testo inglese, ad opera di Tamara Catrina Fonseca, i miei lettori stranieri avrebbero dovuto decifrare una stele in geroglifico. Mi spiega con tenace e infinita pazienza perché un termine non equivale all’altro ed ogni nuovo libro si trasforma in un corso di perfezionamento.

E un pensiero, come sempre, va a Gabriella Molinari, che dal principio ha creduto in me. Il suo sostegno mi è prezioso, i suoi consigli mi aiutano a crescere. Con lei Cesarina, che ha scrutato l’anteprima per mettere a tacere le mie paranoie, e Valentina e Alessia, che inspiegabilmente si entusiasmano per i miei piccoli progressi e che provvedono a nutrire i miei figli mentre io ho la testa altrove, ben conoscendo le mie scarse doti culinarie.

Ringrazio l’azienda E-graphic, con particolare riferimento a Enrico Lenti, Nicoletta Carbone e Martina Nichilo, ma ricordando anche tutto lo staff, che ho avuto il piacere di conoscere durante la mia visita, in occasione dell’avvio delle stampe. Ho scoperto fini abilità artigianali laddove credevo esistesse soltanto arida tecnica. Ho visto occhi esperti scrutare le macchie di colore in cerca della perfezione, ho letto tra le parole l’orgoglio di un’esperienza da tramandare.

Avviso Maillboxes etc. di San Bonifacio, attraverso Miriam, che affiderò a cuor leggero i miei pacchi ai vostri corrieri e alla vostra impeccabile professionalità, ottima scusa per venirvi a trovare!

E a tutti voi che mi seguite (non posso taggarvi tutti!) il primo e ultimo tributo. Senza il vostro sostegno, le vostre parole e i vostri occhi che brillano, niente di tutto questo esisterebbe.

Grazie!

Come di consueto, con il prossimo post, l’elenco di che cosa troverete nell’album, in forma di spietata autorecensione.

 

lunedì 2 maggio 2022

Stampare un libro non è mandare una stampa con un click

Ci sono cose a cui non pensi mai, o che dai per scontate. Ad aprirti gli occhi sono per lo più quelle persone che sanno andare oltre il consueto e che hanno capito che alla base del successo (nel senso di riuscire a far funzionare le cose, ma nel migliore dei modi possibili), sta la comunicazione. Quella buona, che accoglie l'ignoranza come invito al racconto.

Insomma qualche giorno fa sono stata invitata a vedere l'avvio delle macchine per la stampa del nuovo libro. Mi si è scoperchiata la voragine di ignoranza in cui sguazzavo, ma la cosa curiosa è che, contrariamente a quanto avrei fatto nel passato, ho messo da parte il mio imbarazzo e ho lasciato che la mia guida mi raccontasse cosa succederà al mio libro e cosa è successo, senza che io ne sapessi alcunché, ai precedenti.

Quando vai a controllare una stampa di prova, frustrazione a parte di trovare altri duecento errori da correggere, solitamente osservi una stampa digitale, grossomodo stampata come facciamo con le stampanti domestiche e commenti la qualità della luce delle foto, gli aloni azzurrini, le ombre troppo accentuate, il contrasto che manca o l'esigenza di licenziare la fotografa che ha fatto pessime foto e dunque di mandarmi a casa. Per imparare certe parole che faccio finta di padroneggiare, tipo contrasto, saturazione ed esposizione, mi ci sono voluti quattro anni. Credevo di essere a buon punto.

E invece, nel varcare la soglia della fucina dei libri, mi si para innanzi una mostruosa creatura di metallo, che potrei descrivere come un vagoncino dei trenini di Gardaland, progettato però per la famiglia dello Yeti. Vengo a scoprire che per stampare un unico foglio (su cui stanno otto pagine A4 che poi verranno ripiegate e tagliate), bisogna incidere quattro lastre in metallo per la stampa in quadricromia: una cyan, una gialla, una magenta e una nera. Queste in sostanza funzioneranno come dei timbri e il foglione, nel suo tortuoso viaggio all'interno della macchina, verrà vidimato ripetutamente, colore per colore. Stampa offset.

Or dunque... Siccome la faccenda presenta tutta una serie di complicazioni e di accidenti che possono accadere allo sventurato foglio, mentre rulla tra i rulli nelle viscere della macchina, astuti autisti e scaltri manutentori si avvicendano attorno alla creatura. C'è chi controlla che i colori non stiano esaurendo e chi, stampe di prova alla mano, dosa la quantità di ciascun colore, perché il risultato sia fedele alla stampa digitale approvata. E' l'occhio umano a decidere, è la sensibilità cromatica del tecnico a prendere le decisioni. C'è una grossa macchina che è tecnologia, ma c'è un artigiano con l'occhio dell'artista a manovrarla. E un'esperienza del genere si guadagna sul campo.

Qui eccomi a fare finta di saper fare il confronto tra la stampa di prova e il prodotto finito. 

Bleffavo, è ovvio.

Grazie di cuore all'azienda e-graphic di Campagnola di Zevio, con particolare riferimento ad Enrico Lenti, per l'invito e l'impeccabile professionalità con cui segue i grossi editori e i piccoli editoruncoli in erba come me.