venerdì 5 febbraio 2021

Stato di flusso

 

Il ricamo è meditazione, come dicono?  Io ho sempre sperimentato e pensato che i benefici potessero essere simili, ma piccole e grandi differenze mi hanno sempre lasciato perplessa. E ancora non ho, ovviamente, le idee del tutto chiare. Per caso, o perché ormai più o meno inconsapevolmente giro e rigiro sulle stesse cose, mi sono imbattuta in un articolo che mi ha fatto sbattere la mano sul tavolo ed esclamare un Eccolo lì! compiaciuto e soddisfatto, abbastanza sonoro da finire in DAD mentre interrogavano Anita al piano di sopra.

L'articolo è di Andrea Giuliodori, che racconta dello Stato di flusso teorizzato da Mihaly Csikszentmihaly. Di quello stato in cui si perde la cognizione del tempo, facendo qualcosa di impegnativo e appassionante. 

Non che io trovi così esaltante aver dato un nome ad un processo (beh, un po' sì, all'inizio). 

E' che... E' tutto molto interessante. Soprattutto l'elenco dei requisiti per accedere allo stato di flusso:

- Obiettivi chiari

- Equilibrio tra le difficoltà da affrontare e le nostre competenze individuali

- Feedback immediati e certi.

Inutile dire che questo aiuti molto nel progettare la didattica, ma non solo... Mi aiuta a capire perché negli ultimi anni io sia riuscita a fare dei progressi accelerati, mentre prima procedessi strisciando come quella lumaca là fuori, che cerca di attraversare il cortile da almeno una settimana. 

Io l'avevo chiamato: Un passo alla volta, senza pretese. Adesso ha un nome più snello.


Sono contenta di essermi imbattuta nell'articolo mentre ricamavo questo lavoro, perché le foglie lassù fotografate sono un esempio pratico interessante. Ma faccio un passo indietro.
Mi serviva un monogramma per un regalo a mia sorella. Ho scartabellato alfabeti, provato a intrecciarne un paio, salvato un po' di monogrammi già pronti. Niente. Frustrazione. Il meno brutto l'ho riposto nel cassetto per dormirci sopra e al mattino l'ho buttato tra le fiamme rimirando sognante il riverbero della luce sulla finestra. Poi mi sono ricordata di un libricino bellissimo, di cui forse non vi ho mai parlato: Treasury of Floral Designs and Initials for Artists and Craftspeople, by Mary Carolyn Waldrep.


Non ci troverete alfabeti completi o una raccolta sistematica di alfabeti, ma un miscuglio splendidamente confuso e variegato di decori e iniziali.
Ho trovato una MS che mi ha conquistato al primo sguardo e mi ci sono fiondata. Un po' troppo frettolosamente, e un po' si vede, ma il tempo stringeva.

Ho usato il mulinè, perché volevo fondere un po' di colori, ma... Come non mi piace il mulinè per le cifre imbottite! Spela e non tiene la tensione. I colori sono i DMC 632, 407 e 3772.


Avevo ricamato la M, poi la S e avevo avuto accesso a quello stato di flusso perché tendevo a provare qualcosa per me nuovo: il punto pittura su elementi imbottiti. Era stato l'oro a farmi venire l'acquolina, col pittura ricamato sul feltro. Qui invece volevo provare su imbottitura ricamata. Di per sé una piccolissima e vuoi insignificante novità. Ma è bastata. Nella prima foglia ho usato un approccio sbagliato, ma ho saputo riconoscere l'errore proprio perché non stavo affrontando un mondo sconosciuto, ma stavo solo aggirando un ostacolo in un terreno già esplorato.
Dove voglio andare a parare? 
Voglio annullare la pretesa di avere la tecnica in mano al primo approccio... Lo dico a me, eh! Non voglio fare la morale! E mi dico anche che se nella testa la vocina mi dice che non sono buona a niente, è perché semplicemente devo fare un passo indietro e recuperare le basi. 
Niente di più tremendo e semplice.


Il fiocchetto è un po' una firma personale, dettata da una ricerca di equilibrio per una zona che mi sembrava vuota. Col senno di poi potevo evitare. Il disegno era già molto elaborato e ho finito per renderlo un po' caotico.


Termino con un copia e incolla da Wickypedia

Componenti dell'esperienza ottimale[modifica | modifica wikitesto]

Bambino concentrato in un’attività

Csikszentmihalyi individua i seguenti fattori che, pur potendo apparire indipendentemente l'uno dall'altro, in realtà sono in combinazione tra loro e costituiscono la cosiddetta esperienza di flusso:[2][3]

  1. Obiettivi chiari: le aspettative e le modalità di raggiungimento sono chiare.
  2. Concentrazione totale sul compito: un alto grado di concentrazione in un limitato campo di attenzione (la persona non ragiona su passato e futuro ma solo sul presente).
  3. Perdita dell'autoconsapevolezza: il soggetto è talmente assorto nell'attività da non preoccuparsi del suo ego.
  4. Distorsione del senso del tempo: si altera la percezione del tempo. Non si rende conto del suo scorrere.
  5. Retroazione diretta e inequivocabile: l'effetto dell'azione deve essere percepibile dal soggetto immediatamente ed in modo chiaro.
  6. Bilanciamento tra sfida e capacità: l'attività non è né troppo facile né troppo difficile per il soggetto.
  7. Senso di controllo: la percezione di avere tutto sotto controllo e di poter dominare la situazione.
  8. Piacere intrinseco: l'azione dà un piacere intrinseco, fine a se stesso (esperienza autotelica).
  9. Integrazione tra azione e consapevolezza: la concentrazione e l'impegno sono massimi. La persona è talmente assorta nell'azione da fare apparire l'azione naturale.[4]

sabato 30 gennaio 2021

Il coraggio vien ricamando...

 

Ho dovuto annullare dei corsi negli ultimi due fine settimana e vi confesso che l'appuntamento mi è mancato molto. Avevo però l'oro a tenermi compagnia e sono contenta per due motivi.

Il primo riguarda il disegno: tanto ho faticato a mettere quel piccolo motivo decorativo nella A, quanto questo mi è uscito stranamente sciolto.

Il secondo è che ho preso coraggio. Mi sono sentita di poter mettere mano ai preziosissimi filati Aless di Petrali, che avevo acquistato da Tombolo e disegni in preda all'entusiasmo post corso di Jorge. 

Volevo poi continuare ad usare il fusello, per provare i giri e, come sempre, le cose funzionano solo se usi i materiali giusti, evidentemente. Sono infatti abbastanza soddisfatta di come sia venuta la posa, mentre con il japanese avevo temuto di dover abbandonare l'impresa.

Il filato è morbido e sottile, per quanto possa essere morbido un filato oro.

Ho pure osato contornare col cordone! 

Adesso bramo di raggiungere le foglie per mettere in pratica un'idea. Ho solo paura che riesca, perché allora dovrei rifare anche quella della A e non so se la stoffa mi accetta un terzo strato...

P.S. Ho scritto questo post circa una settimana fa. Oggi accuso una profonda depressione da clausura e i miei progressi languono in questo sabato senza scintille. Confido in una domenica di luce. 


martedì 26 gennaio 2021

Fine, senza fine...

 


Non posso negare che sia stato molto bello: ho adorato quei gancetti rossi e amato i cordoncini. 
Credo sabbia contribuito l'effetto telaio, oppure l'eccitazione da perlè 8, che effettivamente ha snellito la preparazione.

Le lettere sono finite, ma non c'è mai una fine e non parlo solo dell'odiato orlo: mi è venuta una tremenda idea e so per esperienza che la natura di questa tremenda idea innescherà una serie di divagazioni a cui non sono preparata, perché stavo giusto percependo la serenità di chi sguazza in una docile routine, fatta di mete programmate limpide e rodate. 

Il problema è che per natura non siamo fatti per stare fermi. Sennò saremmo nati alberi, suppongo. Ma lascio le filosofie ai filosofi e mi metto in viaggio. Forse forse, in fondo in fondo, le idee migliori vengono quando proprio non hai voglia di ricamare una M dopo aver ricamato una A.