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sabato 26 gennaio 2019

Divagazioni d'estate


Tanto ero immersa nelle faccende marine, da riuscire a percepire il sole della spiaggia e l'arsura dei campi selvatici sulla pelle, al suono lontano delle onde che esplodevano sulla scogliera. 
Il colore della sabbia e quello delle acque già mi avevano portato in un campo di grano e di fiordalisi nella notte di capodanno. 
Dunque, in quel primo martedì di gennaio, la mia mente inconscia aveva elaborato l'immagine di un papavero, eccitando la mia motivazione e producendo il germoglio di una decisione forte, impulsiva, determinata.
Fu così che misi nuovamente le conchiglie in pausa, giusto il tempo di produrre qualcosa che soddisfacesse quell'esigenza. 
Ma i papaveri tessono le loro trame. 
E sotto il loro influsso consolatorio, agendo attraverso l'oblio dei sensi, mi fecero accantonare le difficoltà del mare. 
Per giorni ricamai placida grano, papaveri, fiordalisi, campanule e margherite.
Tanto ero assuefatta, da non rendermi conto di una imperdonabile svista ecologica. 
Par raro, infatti, scovare campanule nei campi di grano. 
Puoi scorgere quel colore, ma devi ringraziare altre specie.
Eppure, quelle piccole manine a quattro dita mi intenerivano al punto di decidere di sorvolare. 
Ormai il danno era stato fatto. 
La colpa attribuibile definitivamente ai papaveri.



Non che i papaveri mi siano sgorgati lievi e senza affanni...
Lottai con mostruosi campioni per scovare il giusto colore, eccitante ma non troppo, con quella giusta quantità di vibrante sobria poesia. Lo pescai tra i nuovi colori DMC e adottai le due sfumature adiacenti 21 e 22, nonostante nella scatola apparissero tristi e senza personalità. 
Eppure dovremmo sapere che le apparenze ingannano.
Mi logorai in inutili testardi tentativi, prima di arrivare a capire che non occorreva cambiare sfumatura nei petali a rilievo, perché tanto la differente posa dei fili tra il fondo e quest'ultimi, produceva una riflessione della luce ingannevole, regalandomi un contrasto efficace e realistico, nonostante l'uso dello stesso colore.
C'è fermento intorno a questi ricami.
Ma per ora posso dirvi che vorrei portare un po' di quest'estate precoce a Fili Senza Tempo di Novi di Modena, il 16 e 17 marzo 2019.
Vorrei far notare che la locandina postata più sotto non l'ho progettata io. 
Eppure i papaveri hanno trovato il modo di manifestare il loro prepotente protagonismo.


mercoledì 21 marzo 2018

Waiting for... I tortellini da passeggio



E' tempo di chiudere i bagagli.
O per lo meno di mettersi infine a farli.

Parliamo di Fili Senza Tempo, al Castello di Levizzano.


La T è per Tania, scrupolosa organizzatrice. 
Sappiamo che il ricamo parla un suo segreto linguaggio. 
Invia messaggi d'affetto e riconoscenza. Di tempo dedicato. 
Non tutti sono in grado di capire, ma chi quotidianamente ci lavora non ha bisogno di un interprete.



Ci muoviamo in un mondo frettoloso e superficiale... 
Ho davvero apprezzato la direzione di Fili Senza Tempo, per l'attenzione con cui tutto è stato pensato e rimuginato, affinché ciascun partecipante non avesse da rammaricarsi. L'ho apprezzato ancor di più quando ho percepito che i partecipanti stessi avevano interiorizzato il suo stesso stato mentale, preoccupandosi di non prevaricare gli altri e non dar adito a concorrenze. Ho assaporato il valore di una direzione attenta e competente. 
Io ci sarò la domenica, perché sabato sarò da qualche parte in quella zona per un corso sulle scritte. Ma venerdì sera, quando infine sarò riuscita a caricare la macchina e a serrarla a colpi di martello, andrò al castello a lasciar giù due cosette: un po' di miei ricami e... 
Mia mamma. 
Farà le mie veci per i visitatori del sabato. 
Sospetto in realtà che non la troverete mai nella postazione a me dedicata. Si è già iscritta a cinque o sei corsi e ha riempito il portafoglio. Credo che l'unico stand che non degnerà di uno sguardo, sarà il mio. Ma potrete confidare nella vulcanica presenza di Patrizia Silingardi, che con gran cuore decise un giorno di stringersi un po' per farmi spazio e ormai sarà costretta ad accettarne le conseguenze. 
Ci troverete al piano primo, nella sala Biancospino, tra le essenze adatte a preparar tisane. 
Pare che il biancospino risulti particolarmente utile per il benessere del cuore e del sistema nervoso. Perdonate la troppa presunzione... Ma mi auguro che le tenere foglioline di Patrizia, intrecciate a qualche mio punto, offrano a cuore e nervi dei visitatori un istante di curioso benessere.


Se desiderate il mio libretto "Un alfabeto a fiori", lo troverete dalla Gabriella di Conti e Molinari, nel gustoso piano dedicato alle erbe da arrosti. Dovrete inseguire l'aroma della sala Salvia. Per rendere il tutto più appetitoso, ci troverete anche una piccola altra cosa, a cui dedicherò il prossimo post... Ve l'avevo detto, no? Che tramavamo nell'ombra?

Sul profilo Fb dell'evento di Fili Senza Tempo, Tania postò, qualche tempo fa, un'immagine che subito attrasse la mia attenzione, a causa del digiuno prolungato...


Tortellini da passeggio...
Obiettivo cardine di tutta l'avventura sarà...
Trovare qualcuno a cui scroccarli!



lunedì 19 marzo 2018

Sfondi che ti sussurrano idee


Rimasta sola al mio magro destino, pronta ad essere sbeffeggiata per le mie scarse doti culinarie, tornai nella mia grotta, alle mie scatolette di fili e...
Di tonno. 

Durante il viaggio, mentre la buia campagna costellata di lucine scorreva sotto i miei occhi e i camion pericolosamente corteggiavano le mie fiancate, pensavo ad un dibattito tra ricamo e pittura. 
Di quelli placidi, in cui nessuno vuole avere la meglio sull'altro e le parti si scherniscono a vicenda, sorridendo. Sprofondati in morbide poltrone di velluto e sorseggiando whisky con ghiaccio. 
Confrontavano materie e materiali, linguaggi, gestualità e tempi.
I pigmenti cari all'uno, da mescolare a piacimento, e i filati tinti a disposizione dell'altro. I pennelli e le mani per stendere il colore, contro i sottili sterili aghi. La leggerezza della pennellata, in contrapposizione al caldo rilievo del filato posato. L'istintiva pennellata e il punto chirurgico. L'immediatezza non priva di accuratezza, contro il meditabondo rito ripetitivo.
Entrambi rammaricati per essere considerate due entità astratte che non possono dialogare in ambienti illustri, si auspicavano un cambiamento, che portasse il ricamo ad un livello artistico riconosciuto, come in fondo altrove accade, e che portasse all'arte il suo linguaggio. Che l'arte entrasse nelle stanze dei fili e che nella tradizione rinascesse l'entusiasmo.
Io, che non me ne intendo di queste cose, ben presto faticai a seguirli e mi chiesi se tutto ciò avesse un senso.

Non avevo ancora riposto i filati House of Embroidery della P pienotta di Patrizia, perché l'ordine non è una mia virtù. Mentre li riarrotolavo nelle loro strane cartine, pensai che sarebbe stato interessante sfruttare la stessa gamma, scombinando le carte. Mentre per la P avevo scritto la lettera col 25 grigiastro e ricamato i fiorellini coll'arancio sfumato, avrei potuto, a parità di verde, lasciare che le mutevoli sfumature dell'arancio danzassero tra le lettere e i grigiastri fiorellini scintillassero tridimensionali.


Ovviamente, font Chopin script.

Soltanto cinque giorni a Fili senza tempo... Sarò nella saletta Biancospino con Patrizia Silingardi.
Ma ho ancora una paio di cose da raccontarvi, quindi a presto! Prestissimo!



mercoledì 14 marzo 2018

L'ispirazione venne a suon di gnocco fritto



La terrina conteneva un quantitativo così esagerato di gnocchi, che dovetti sacrificarmi a lungo a mandar giù bocconi, prima di riuscire a scorgere Patrizia all'altro capo del tavolo.
E prima che ci venissero consegnate le torri di tigelle, che ci avrebbero nuovamente diviso (anche se per poco...), credo parlandoci una sopra l'altra e litigandoci gli ultimi pezzi, avevamo già sancito il patto di metterci a lavorare un po' insieme, con il folle obiettivo del niente, disinteressato, e la sfida a capire cosa ne sarebbe saltato fuori, giusto per divertirci un po' e senz'altro per imparare qualcosa.
Siccome noi, che abbiamo incompiuti, lavori in corso e progetti giurassici nella borsetta, abbiamo bisogno di avere una scadenza a cui condannarci per riuscire a portare a termine qualcosa, la Patrizia mi saltò fuori con un invito a castello, dopo aver consultato l'impeccabile staff organizzativo di Fili Senza Tempo, capitanato dalla designer Tania Santarelli, che non vedo l'ora di conoscere dal vivo per porgere cavallereschi ringraziamenti, di cuore.
Per farla breve, entro un mese, infine digeriti gli gnocchi fritti, avremmo dovuto produrre qualche pezzo, lasciando correre idee e iniziative, augurandoci vivamente che ne uscisse fuori qualcosa di buono, vista l'illustre location.
Mi ero fatta portare un po' delle sue mitiche sciarpe dipinte su cui mi ero lustrata gli occhi on-line, con la scusa di fare qualche regalo tra sorelle, mamma e suocera e sottrarne un pezzo per me.
Da quel pezzo in poi fu un continuo ricamare tra leggiadre foglioline.
Siccome devo ancora uscire dalla fase nera, per loro scelsi candide lanette e delicati fiori colorati, per me un grigio scuro decorato con discrete foglie di bambù che fanno capolino qua e là con sobria eleganza. Il verde opacizzato dalla lana scura e la sua mutevole sfumatura mi indussero a rispolverare la mia preziosa scatola disordinata in cui conservo i filati tinti a mano e i filati House of Embroidery. L'occhio cadde su un verde variegato giallo Calimala (tinto con estratti vegetali) che mi sembrò studiato appositamente per ricamare sopra alla mia nuova preziosa sciarpa e, nonostante lo avessi comprato per tutt'altro uso, srotolai le spire della matassina con un giocondo spirito che si faceva desiderare da un po'.
Lasciai decidere all'inconscio e quello mi materializzò l'immagine di una lettera a punto croce immersa tra le foglie. Ridete pure, voi che mi conoscete...
Scarabocchiai una griglia Custom by Me con una iniziale presa dal blog di Ramzi (www.patternmakercharts) e mi lasciai sedurre dal bagliore di qualche cristallino...


Ahivoi!
Io e Patrizia, ammiccando tra noi furbescamente complici, decidemmo, masticando l'ultima tigella ripiena, di essere crudeli e di non svelarvi troppo prima di Fili Senza Tempo.
Un po' certo per invitarvi a venirci a trovare, un po' anche per percepire nel nostro viaggio la vostra presenza e i vostri pensieri. Per sentire la vostra immedesimazione e la vostra voce.
Che cosa avreste fatto?
Lavorando sui tessuti di Patrizia ho scoperto tante cose e raccontandovi oltre nei prossimi post cercherò di spiegarmi.
Qui anticipo la miglior cosa...
In condizioni di ristrettezza nascono le idee.
Lo avevo già sperimentato con le Conchiglierie. Avevo raccolto al mare una manciata di conchiglie e costruito con esse dei campionari di sfumature. Mi ero poi imposta di usare quelle sfumature per alcuni lavori. Il risultato fu che non potei pescare dalla scatola delle matassine i miei soliti colori e fui costretta ad azzardare abbinamenti mai sperimentati. Imparai a familiarizzare con i colori come mai prima.
Ugualmente, il tessuto dipinto mi impone delle scelte. Non è la pagina di lino candido su cui far volteggiare qualsivoglia sfumatura. E' un supporto con un suo carattere che evoca scenari selezionati e ti mette in discussione.
E' un esercizio.
Un esercizio molto interessante.
Questo lo avevo scelto io e, sentendomi audace, decisi di mettermi in condizioni più difficili.
Patrizia! Non è che mi dipingeresti una ghirlanda su cui ricamare un'iniziale o una scritta? Falla tu come ti piace. Io sarò di nuovo a Modena tra un paio di settimane... 
Hai visto che belle pizze servivano nel posto degli gnocchi fritti?!

Riuscirà il nostro eroe a scroccare un'altra cena?






martedì 26 settembre 2017

Il dado è tratto: un sofferto countdown


Ad ore indicibili, domenica, scossa da ripetute impennate dei picchi di adrenalina e frustrata dalla lentezza dell'upload dei file... Sono andata in stampa.
Vi prego...
Non postate quattro faccine dagli occhi sgranati che roteano smarrite gli occhi, due per parte a incorniciare un insolente quanto giustificato Solo adesso?!?!
Dalla stampa di prova ad oggi, gli uragani che hanno sconquassato l'America devono aver inviato subdoli silenziosi emissari da queste parti e invano ho cercato di fare io stessa da scudo contro le folate che scompigliavano il testo disseminandolo di errori. 
Ho scritto questo post con l'occhio sulla banda dell'upload, trepidante, predisponendo l'animo all'ineluttabile Errore nel caricamento del file, o un alternativo Il sistema ha smesso di funzionare o un più probabile Questo computer si autodistruggerà tra 7, 6, 5, ...
Scrittura terapia.
E invece, guarda un po', tutto è andato liscio: si è solo inceppato il caricamento, senza messaggi di sorta. L'ho preso come un incoraggiante segno del destino. Forse oggi il problema è stato risolto.
Termini di consegna previsti: tra il 6 e il 10 ottobre...
Termini da brivido, non vi pare?
Invano cerco di calmarmi, sgranocchiando biscotti alla crusca d'avena.
La domanda fatidica e impronunciabile rimbalza isterica tra ventricolo destro e piloro...
La mia contrizione si nutre di scenari apocalittici in cui le macchine esplodono o si inceppano inspiegabilmente, sfiorate appena dalle fetidi propaggini di qualche spirito maligno che ha deciso di punirmi oggi di tutte le malefatte della mia vita. E accarezzo l'ipotesi di richiedere una visita guidata allo stabilimento, fingendo un fervido interesse ai processi di stampa, soltanto per controllare che tutto, nella vita della stamperia, stia procedendo con armonico stile. Vorrei gustarmi i sorrisi beati del personale ebbro di soddisfazione per il rispetto puntuale degli ordini e fantastico sui giovani addetti che, con solerte efficienza, procedono alle stampe lanciandosi, dalla cima di una macchina all'altra (che non posso non immaginare mostruosa, potente e scintillante) affettuosi e scherzosi improperi, civettando l'uno con l'altra.
Quasi quasi adesso controllo se si può fare...
Vi terrò aggiornati!
In ogni caso (ma spero non sola)...



venerdì 30 settembre 2016

Conchiglierie... Ad Abilmente!


Abbiate pazienza! Vi ho abbandonato... 
Claudia! Sento nelle orecchie la tua vocina, coscienza zelante del mio blog, tirarmi le orecchie!
Ma per scrivere ci vuole quiete e la quiete l'ho dimenticata al mare, a cui però ho sottratto conchiglie e colori da raccontarvi. 
C'è un evento che mi sta succhiando anima e corpo, tempo e mente, pazienza e inventiva. E non posso commentare ora, perchè vorrei farlo come si deve. 


Vi lascio con queste poche foto. 
Conchiglierie è diventato, da semplice esercizio, un progetto a me molto caro. E se non mi avessero proposto Abilmente all'improvviso, non sarebbe evoluto come invece è successo.
Se supererò indenne le prime due giornate, non collasserò il sabato ed arriverò con le mie gambe a casa la domenica, prometto reportage, dovizia di particolari, numero dei colori, fuochi d'artificio e fiumi di alcool per tutti!


martedì 13 settembre 2016

Passeggiare a Villa Buri tra natura, storia e ricami


Se abitate nei paraggi di Verona, Villa Buri potrebbe essere la meta da annotare in calendario  per sabato 24 o domenica 25 settembre.
Come ogni anno ormai è tradizione esserci, perchè per chi abita in zona Villa Buri è l'appuntamento con il ricamo per eccellenza.
Potrete trovare tutte le informazioni pratiche, gli espositori e le iniziative delle organizzatrici sul gruppo Facebook Magia in villa.

www.villaburi.it

Ho sempre partecipato come visitatrice e lo scorso settembre anche come espositrice. Siccome ci ho preso gusto... Ci sarò anche quest'anno!
Esporrò i miei ricami e proporrò i miei corsi, ma soprattutto mi gusterò il piacere di conoscervi o di rivedervi! E se, come è capitato ancora con mia grande sorpresa, il mio blog è stato di ispirazione per qualcuna di voi... Vi prego... Vi prego!! Portatemi i vostri lavori! Non immaginate quale gioia scoprire che il mio sforzo non è vano!

www.villaburi.it

Se avete un marito da incastrare che ama la natura e sottilmente odia i banchi del ricamo che voi amate, potrete proporgli una lunga (mi raccomando luuunga!) passeggiata sull'Adige, nell'annesso Percorso sensoriale, puntando sul reale connubio di arte/storia/natura che la Villa e il Parco offrono. 

Con me la Patty Patrizia, con i suoi ferri a fare la calzetta...


Certo una strana calzetta quella che fa lei... 
Siccome io parlo solo il ricamese, quando attacca coi suoi top down o con il decantare le prodezze dei  mitici ferri circolari, io mi immagino ora lezioni di volo acrobatico, ora esibizioni da circo e finisco sempre per non capirci gran che. Ma se voi parlate il magliese o l'uncinettese, oppure volete imparare questi curiosi linguaggi, venite a conoscerla. 
Gira voce che sia anche abile a sfidare le leggi della fisica magliesca, producendo maglioni senza cuciture. Io la guarderò da lontano per controllare che non si strozzi coi suoi stessi fili o che non si metta un ferro in un occhio, voi dovrete verificare che sotto sotto non sia tutta questione di magia nera.
A Villa Buri tra poco meno di due settimane!


sabato 28 maggio 2016

L'odissea di Orso a Vinovo: l'epilogo


Arrivò infine domenica. Esausti eravamo stramazzati a letto portandoci nell'oblio l'incubo degli spettri e la preoccupazione di un'altra giornata di delirio.
Al nostro arrivo il castello ci apparve quieto. Solo le formiche avevano passeggiato leggiadre la notte tra gli stand, ma gli esseri materiali sono una presenza confortante. Orso anzi si entusiasmò all'idea di trasferire il formicaio nel quartier generale degli scoiattoli e lo persi di vista quasi subito perchè si precipitò a fiutare la pista sotto i teli degli stand. Non ci preoccupammo perchè ormai Orso era di casa... 
Ehm... di castello.
Colsi la pace dell'alba per visitare le scuderie e mi regalai tre bottoni in ceramica raku gloriatovo fantasticando di ricamare qualcosa in seta per richiamare la lucentezza di questi curiosi oggetti, abbinando filati in cotone tinti a mano per riprodurre le infinite sfumature racchiuse nei segreti processi di fabbricazione di queste ceramiche.
Mentre tornavo alla mia postazione mi imbattei in meravigliosi ricami bandera e non riuscirei a descriverli tutti. La palpabilità della lana e i colori pastello mi hanno sempre affascinato. Quando confronto i miei ricami con gli oggetti bandera mi trovo sconsolata a pensare che quelli sì che sono arredi!

Vagando per il castello infine mi imbattei in Sylvie Lezziero e nel suo incredibile ricamo in bianco. 
Vi consiglio caldamente di andare a visitare il suo blog (http://lsbroderie.canalblog.com/) . 
Fate un respiro profondo prima di aprire la pagina, perchè rimarrete senza fiato. Aux point de Touraine... Io non parlo francese, ma fortunatamente suo marito faceva da ottimo interprete. 
Ogni pezzo sarebbe stato da studiare per ore: alcuni campionari mostravano le fasi esecutive dei pieni e dell'inclusione di frammenti di pizzo, oppure di retini e in ciascuna fase lo stesso motivo era stato ricamato per illustrare l'avanzamento. Pazzesco e incredibilmente istruttivo. 
Una scorcio di paese realizzato completamente in fine ricamo in bianco mi ricordò il fazzoletto che vidi al Museo Don Mazza di Verona e dissi a Sylvie che avrei fatto presente alla guida che si sbagliava nel dire che ormai adesso nessuna era in grado di ricamare così!
Mi porto a casa uno specchietto da borsa che ritrae un suo superbo lavoro, evitando ovviamente di girare l'oggetto dal lato sbagliato...


Questo il mio bottino di Vinovo. Comprai al volo il filato azzurro sfumato Atalie da Bernadette Baldelli, roteando la testa come i gufi quasi di 360° per riuscire senza speranza a cogliere gli infiniti dettagli del suo meraviglioso punto croce, mentre correvo verso l'allarme che aveva cominciato a suonare alle grida di... fermate l'orso
Già. Anche Orso aveva fiutato il suo bottino...

Giverso Gioielli Torino
Non lo chiusi nella stanza della punizione solo perchè ci sarei dovuta andare anch'io a breve per i corsi.

Al mio ritorno due incontri memorabili...

Silvia... Silvia di Dentelles d'abord (http://merlettoadago.blogspot.it/)! Con Silvia corrispondo da qualche tempo e morivo dalla voglia di conoscerla. Silvia è generosità e passione vera. E cammina un passo avanti.

Stefania... Stefania Bressan (http://www.angolostefania.it/main/)! Beh... Non le servono presentazioni! Con lei e Francesca Rakam godrà di una nuova vita e colgo l'occasione per ringraziarle per la pubblicazione di Aprile e Maggio, a cui dedicherò a breve un post.

Ma le apparizioni erano ricominciate e l'inquietudine a salire...




Decisi di affrontare la questione con il mio proverbiale buon senso e... 
Mi diedi alla fuga strillando.


Fui richiamata all'ordine da una musica celestiale che proveniva proprio dalla mia stanza. Feci capolino e vidi gli spettri danzare. Mi imposi di pensare questo: spettro che danza no cattivo, ma il coraggio ancora non arrivava. Orso fu decisamente più tosto di me e diede un morso al baldanzoso cavaliere per accertarsi della sua materialità. La moglie, che aveva appena litigato con lui, godendosi la vendetta inferta da Orso, lo prese in simpatia e finimmo per scattare una allegra foto ricordo.


La giornata volgeva al termine e finalmente ebbi il piacere di incontrare Gisella Tamagno, a cui feci i miei più sentiti ringraziamenti ed espressi i miei più vivi complimenti per l'impeccabile organizzazione. Gisella è speciale e tutti lo sanno. Esco da Vinovo con il rammarico di non essere riuscita a visitare il suo stand, perchè quest'anno la manifestazione si era estesa nelle sale comunali del paese eio non ero riuscita ad uscire dal castello. Ho un pendaglietto con un quadrifoglio, simbolo dell'Associazione Il Quadrifoglio, che so già come usare...

Era sera e presto avremmo smontato l'illusione. Ma la Fede era ancora con noi.
Non ve ne avevo mai parlato, ma io, Orso e la Gabry avevamo accettato la sua presenza con disinvoltura. Si presentò il primo giorno con simpatica ed elegante timidezza, accompagnata dalla sua panciuta compagna, che temevamo stesse per partorire nella sala del parquet, rischiando di non riuscire ad imparare le roselline che doveva disseminare sul corredino.
Dal quel momento trovammo la Fede ovunque. Quando mi chinai per raccogliere un ago, la scorsi sotto lo stand. Mi diressi verso la finestra per prendere una boccata d'aria e me la trovai aggrappata al cornicione. La Gabry aprì la borsa per estrarre il suo pranzo macrobiotico e ce la trovò dentro. Orso si diresse verso la sua sedia perchè era sfinito e... Chi gliel'aveva rubata?!


Mitica Fede! 
Orso decise che era troppo e la fece scappare a gambe levate rincorrendola fino all'uscita e facendole assaggiare le sue mascelle.

Ma tutto è ben quel che finisce bene: gli scoiattoli erano ancora vivi.
La Gabry ricompensò Orso con una confezione gigante di ovetti Kinder e tornammo all'ovile. Orso si addormentò esausto con il suo premio tra le braccia.


Fine.

venerdì 27 maggio 2016

Le mirabolanti avventure di Orso a Vinovo: un sabato distruttivo


Risvegliate dal canto del gallo della campagna moncalierese io e la Gabry ci accingevamo baldanzose a vestire il mitico grembiulino nero. La strada non aveva più segreti per noi... 
La sera prima avevamo solcato i campi di mais fino al tramonto. 
Prima che l'ultimo raggio di sole abbandonasse l'orizzonte, la tecnologia, preziosa quanto dannata, ci aveva suggerito la strada. 
Si, ok. 
Non lo sapevo che il mio cellulare aveva le mappe.
Basta...
Smettetela!

Ma dal momento che avevamo la nostra stella cometa, avevamo già imparato la strada.
Cioè vabbè... La Gabry aveva imparato la strada. Io facevo finta di sbagliare ad ogni svolta..

Avevo in programma diversi corsi e il ritmo si fece incalzante dal primo momento. Fu complicato tenere a bada contemporaneamente allieve, visitatori e Orso, che si accingeva a mettere in pratica il diabolico piano per distruggere il covo segreto degli scoiattoli. Aveva passato la notte con le mucche della stalla per mettere a punto l'esca con cui attirarli. Mucche... Troppo astute!

Un viso familiare! Claudia di Bergamo! Orso le saltò al collo.
Un bacio, un abbraccio e una sonora ramanzina perchè posto troppo di rado. 
Ok, capo! Sarai contenta adesso, che è quattro giorni che vi appesto con le mie follie?!

Un viso sconosciuto ma consapevole... Paola? Non ricordo bene... Sapeva tutto di me e della Gabry. Ora sicuramente anche di Orso, che studiava permaloso le sue parole per verificare l'attenzione verso di lui.
Che piacevole conversazione!
Poi mi salta fuori con la faccenda che posto poco... Ma allora si era messa d'accordo con Claudia! Lo confessi!

Un viso simpatico, con un gran sorriso... Elena! Parla che ti riparla cosa scopri?! Che è la vicina di casa dei miei cugini di Biella! Coincidenze e amicizia! Affascinante!

Andai nella stanza della punizione di Orso per fare i corsi e lui non perse occasione di inscenare una ramanzina sbattendo la porta che si erano assicurati che non chiudessimo... 
Un leggero mal di testa cominciava a diffondersi da una qualche zona profonda sotto le sopracciglia e fu piacevole scoprire che allo stand tutto era quiete (la Gabry però portava i segni della valanga fuoriuscita da un paio di pullman...).  
Mi concessi un paio di regalini:
1. Una fuseruola di un delicato colore verde acquistato dalla mitica Anna Barola;
2. L'ennesima forbice Rovaris perchè di più comode non ce n'è. Io non le conoscevo le Rovaris, ma conoscevo le loro forbici. Orso le ha trovate irresistibili. Grazie a loro...


... e all'incontenibile Sandrina Martin con i suoi audaci ricami, Vinovo è stata tutta una fragorosa risata. Secondo me l'hanno fatto apposta a metterle vicine...

Stavo allo stand a contemplare i miei acquisti e a rimirare furtiva lo splendido banco del  gruppo di ricamo di Casale, con i suoi meravigliosi colori robbiani, quando mi si pararono davanti insoliti personaggi...


Giravano leggiadri per il castello come se niente fosse... 
Spettri?
... Spettri!!
La stanchezza doveva aver avuto la meglio. Orso cominciò a dare di matto.
Anch'io mi feci prendere dal panico e cominciai ad agitare braccia e gambe pronta alla fuga. 
Ma nel delirio il mio occhio colse un dettaglio che mi paralizzò nella posa del discobolo...


Lo spettro più elegante reggeva un bauletto foderato di seta e decorato con medaglioni ricamati nei toni del lilla. WoooW...
La morte ti fa bella.


Fuggimmo Orso, la Gabry e io (con un mal di testa ormai lancinante) verso l'uscita.
Feci accomodare Orso su una sedia per riprendere fiato e poi lo vidi lentamente girarsi inorridito verso...


... la dama senza testa!
Cadde svenuto e ci precipitammo al B&B.

Nella prossima, nonchè ultima (!!) puntata, Orso ha la meglio sugli scoiattoli e viene incoronato re della foresta. Stay... Only stay.

giovedì 26 maggio 2016

Le mirabolanti avventure di Orso a Vinovo: un venerdì di furore


Ma Orso non è tipo da serbare rancore a lungo. Anche perchè, dopo aver notato che la finestra a ridosso dello stand dava sul parco, prese a darsi ad un passatempo molto costruttivo: fare le boccacce agli scoiattoli. 
Così potei godermi l'orda selvaggia di visitatori, tenuti per due anni a fantasticare sulla mostra e quindi famelici di novità, nonchè bramosi di fiutare l'aroma di filati e lini e di dare fondo ai risparmi di una vita. 
Apparve dunque sorridente Louise, che si era annunciata con una mail tanto carina quanto misteriosa. Louise fu per me l'inaugurazione della mostra. Ora, nella quiete del dopo Vinovo, mi tuffo nelle sue passioni e nelle sua vita segreta, che racconta nelle brevi ma intense storie narrate in un blog e illustrate con i ricami (https://appelez-moilouise.blogspot.it/).

I miei occhi seguivano i visitatori e studiavano la stanza. 
Quelli di Orso iniziarono a fiutare i cestini del pranzo.

In men che non si dica scorazzava tra le gambe dei visitatori facendoli incespicare increduli. 
Lo inseguii trattenendo parole indicibili e mi lanciai sotto il telo dello stand dirimpettaio per acciuffarlo... Che sorpresa! Che felicità! Condividevo la stessa stanza di Annarita (http://annaritaricama.blogspot.it/)! La mia prima amica di blog! La prima blogger a cui diedi il volto, proprio sei anni fa, a Vinovo! 
Avevo un caffè da offrire ad Annarita, ma non ce l'ho fatta... Anzi: abbiamo deciso di rimandarlo fra due anni per esserci entrambe! E spero che sia così, perchè nel trambusto del ritorno non sono riuscita a salutarla! Ilaria puncetta, Annarita ricama... Egregiamente entrambe e a tutto colore! I loro pezzi hanno il colore delle caramelle e te li mangeresti, se potessi. Orso un morso lo diede...

Rotolando come una palla sull'antico pavimento, mi distrasse infine dal puncetto colorato e scomparve poco più in là.


Scomparve...?!
Si era piazzato immobile dietro il libro del Punto Bargello di Maria Elide e ci fece così tanta tenerezza (così ciccio e convinto di essere invisibile), che tutta la stanza, Maria Elide compresa, fece finta di non vederlo. Dagli stand e dalle bocche dei visitatori uscivano teatrali esclamazioni che chiedevano dov'era Orso, che non si vedeva affatto e che chissà che fine avesse fatto... 
Lo osservavo ridacchiare compiaciuto del suo nascondiglio.
Quando una visitatrice, ammaliata dal brillio dei filati tirati del punto fiamma, lo acchiappò per sfogliarlo al posto del libro, cacciò un urlo e così pure la visitatrice.

Fine dell'astuto nascondiglio.


Ebbero pietà di lui le mitiche Tullipan. Paola lo rassicurò e tra le sue braccia infine crollò addormentato, sognando delicati metri di tulle che lo accarezzavano e abili mani che ricamavano foglie e fiori leggeri come ali di farfalla... Ho sorriso all'idea che gli stessi fiori di lana del ricamo Bandera (sovrano a Vinovo) avessero complottato per infiltrarsi tra le trame sottili del tulle nero di abiti degni delle più splendide occasioni.
Cioè, ragazze... Ero compagna di banco della Matteucci e della Melani!
Avete presente quelle emoticons rubate a Charlie Brawn, con il personaggetto che guarda in alto agitando le dita mentre salta? Ecco.
Tradotto in gergo locale: Che roba, neh!

Nella prossima puntata, Orso inizia ad esplorare le ali laterali del castello, rischiando di finire ingabbiato come sospetto terrorista. Stay alive!

mercoledì 25 maggio 2016

Le mirabolanti avventure di Orso a Vinovo - L'insediamento


Giusto una foto ricordo prima di varcare la soglia dell'ingresso e il tempo di distrarci a raccogliere le cassette con i lavori, che Orso era già sparito, gettandoci nel panico e nello sconforto più totale. Avevamo notato i feroci scoiattoli del parco e non potevamo correre rischi. 
Cercammo tra i sassi del cortile, ma di Orso solo qualche pelo.
Cercammo nei vani sotto l'ingresso, ma lì soltanto un bar: 
"Un caffè doppio, grazie!", esclamò la Gabry.
Infine udimmo tuonare l'oscuro custode del castello e tirammo un sospiro di sollievo: solo Orso è in grado di far emettere tali ruggiti. 
Aveva ignorato i cartelli di divieto ed era strisciato malandrino sulla grande pista rotonda di fine prato inglese, per scalare le eleganti carrozze d'epoca e mettersi a cassetta a giocare alla guida di possenti cavalli fantasma...


Non vi dico che lavata di capo ci prendemmo tutti e tre! Che Orso non fosse in grado di leggere i divieti non fummo capaci di dimostrarlo, visto che viaggiava con una copia di Orse e Motori infilata nella tasca posteriore della salopette.


La Gabry, indiavolata, lo chiuse nella serra a ridosso della biglietteria, dove il giorno dopo avrei tenuto il corso sulle roselline e ce lo dimenticammo lì per tutto il pomeriggio...


Povero Orso...


Allestire lo stand fu complicato e decidere quanti millimetri dovevano separare le bomboniere rosa da quelle azzurre estenuante. 
Poi ci venne in mente Orso e ci precipitammo rotolando dalle scale nella stanza della punizione, trovandola inesorabilmente vuota.
Questa volta gli scoiattoli dovevano aver fiutato la preda.
Schiacciate dai sensi di colpa ci trascinammo all'ingresso.


Dal tavolo degli oggetti smarriti Orso ci lanciava pesanti occhiate di rimprovero e noi sapevamo cosa ci avrebbe fatto scontare. Ma almeno gli scoiattoli non avevano avuto la meglio...


Come ben potete apprezzare dalla foto, la Gabry e Orso avevano litigato così ferocemente da voler stare il più lontano possibile l'uno dall'altra e lei non potè nemmeno andare in bagno, intrappolata com'era tra i tavoli, per evitare che Orso la sbranasse.

Nella prossima puntata, Orso conosce le mitiche compagne di stanza e inizia a scorazzare per il castello seminando il panico. Stay connected!

martedì 24 maggio 2016

Le mirabolanti avventure di Orso a Vinovo - Il viaggio


Vi raccontavo che avrei fatto il viaggio per Vinovo con il trattorino motorizzato di Alfred.
Ahimè! Non ricordavo che del motore c'era la sola sagoma di plastica: avrei dovuto pedalare grottesca col groppone carico di ricami esposti alle intemperie, abbarbicata come un ragno sul minuscolo quadriciclo!
Sarei anche arrivata a farlo, se solo il mio cellulare non avesse profetizzato squarci di cielo, grandine e stormi di avvoltoi in astinenza alimentare.
Mi serviva un autista e Orso colse subito al volo l'occasione per farsi un viaggetto. Non è nuovo di ricamo, perchè solitamente mi accompagna nei corsi, sorvegliando vigile col suo occhio inquietante l'evolversi della faccenda e studiando la giusta occasione per fregare i cestini del pranzo.

Siccome veniva Orso, doveva aggiungersi anche la Gabry...
Vinovo si preannunciava un disastro.

Mi ero tanto raccomandata che andasse a letto presto! Ma lui si era fatto sedurre dai ritmi indiavolati del funky e aveva trascorso la notte tra balli sfrenati e birra doppio malto.
Così la mattina successiva aveva consegnato il volante alla Gabry e in men che non si dica, a Soave, già russava come un orso. Non mi concesse neppure la soddisfazione di reagire alle mie battutine sceme al passaggio su Caorso, perchè, riverso immobile sul sedile posteriore, appariva come un innocuo peluche.
Prima di svenire addormentato, ci aveva apostrofato con spudorato scherno, avvertendoci di invertire il senso di marcia qualora avessimo sentito parlare in napoletano...

Con la macchina che tuonava come una discoteca (per coprire i versi di Orso in preda a sogni confusi) sfrecciammo come un razzo di fuoco alla volta di Vinovo.
Delle tre ore previste ne bruciammo due, nonostante le otto pause carburante della Gabry (macchè benzina... Caffè!)
Solo un piccolo errore vanificò il nostro vantaggio.
Noi siamo donne tutte d'un pezzo. A noi il navigatore ci fa un baffo. Non ci facciamo dare ordini da una donna sconosciuta che potrebbe indossare una 42.
No! Ce la possiamo fare da sole. Basta stampare una Google mappa che si risolva in una linea che collega Verona a Torino.
Insomma, mica è colpa nostra se a Moncalieri alberga un buco nero. Vinovo , e-vi-den-te-men-te, era stato inghiottito. O per lo meno le indicazioni stradali.
Chiedemmo a un ragazzotto che faceva jogging beato, di indicarci la strada:

Parlava in napoletano...

Orso sbattè le palpebre.

Il dubbio ci pervase.

Chiedemmo ad un muratore che intonacava fischiettando una belle crepa su di un muro rosa:

Aveva un accento croato...

Orso si rizzò a sedere.

Ci fermammo con le lacrime che sgorgavano a fiumi nel cortile di un fioraio e ci attaccammo alla giacca di un uomo annoiato dall'attesa della moglie che studiava le foglie di un geranio. Ci ignorò e poi si girò impietosito, regalandoci uno squisito accento torinese e la svolta verso la salvezza...

Orso con un ruggito ricominciò a russare.

Prese dal piacere di fare nuove conoscenze, chiedemmo dove si trovava il castello a una signora che si gustava il mercato e lei, con la pietà mista a derisione nello sguardo, indirizzò molto lentamente il suo dito oltre le nostre spalle, per farci capire, spietata, che ci avevamo parcheggiato davanti.

Non saprò mai che accento avesse.




Nella prossima puntata, Orso allestisce lo stand e ne prende possesso, sobrio, divorando in un sol boccone il cartello col mio nome. Stay tuned!


martedì 10 maggio 2016

Una fresca mattinata di novità da... Incorniciare!


Era da poco spuntato il sole. 
Il padre dormiva ignaro e io silenziosamente preparavo la fuga. 
Sconsolata la triste prole scorreva la lunga lista di compiti da fare e io furtiva con un ghigno lasciavo la porta alle mie spalle...
Nel covo segreto, sabato mattina, io e altre cinque compari avevamo trame segrete da svelare e una missione da portare a termine. Senza di lei però non ce l'avremmo mai fatta e dunque l'avevamo invitata.  
Con quella certa ebrezza quasi dimenticata mi avviavo dunque all'appuntamento.


Nel fagotto soltanto un brandello di canapa antica con un ricamo troppo grande e un paio di merletti della bisnonna.
L'ospite era la mitica Laura della Veranda Creativa, ben nota a causa delle sue indisciplinate cornici, che non passano mai inosservate: ti ammiccano da lontano e ti scongiurano di avvicinarti per raccontarsi e ti esasperano finchè non le accontenti. Ogni pezzo ha la sua storia e ti tiene lì e mentre Laura non ti guarda tu devi sfiorarle per forza... Giusto per capire se si tratta di esseri inanimati.
Avevamo sei ricami da inquadrare, un paio di compari casinare da tenere buone, pericolosi arnesi da maneggiare e un edificio e un'ospite da salvaguardare. L'impresa si prefiggeva ardua.
Laura però aveva potenti strumenti di persuasione: simpatia, competenza, professionalità e tutto un set di idee, argomentazioni e chincaglierie da far zittire anche il branco più scalmanato.


Il nostro compito per casa era di arrivare con un ricamino già fatto, perchè dovevamo trasformarlo in un tableau con passanti o mollette, utile per appendere biglietti, foto eccetera... Ma certo! Ve ne avevo già postato uno tempo fa! Lo avevo comprato bell'e fatto e ricamato con una piccola rosa.
Ma questa volta avremmo dovuto farlo da sole!
Io, manco farlo apposta, avevo sbagliato tutto. Avevo fatto un ricamo troppo grande, così non ho potuto aggiungerci nè passante, nè mollette. Ma ho rubato l'arte spiando le altre e me la sono messa da parte. Così la prossima volta accantonerò le mie manie di grandezza e concluderò qualcosa. 
Vedeste che bellezza i lavori delle compari! Tutti diversi in tecnica e stile: dalle sfilature alle roselline e dal punto croce su lino alla tela aida. Ho osservato con adorazione l'evolversi della composizione, che ha incredibilmente stravolto l'aspetto del ricamo e su ciascun pezzo ho imparato qualcosa; non ultimo lo scoprire che ciascuno esprimesse il proprio carattere, nonostante le premesse comuni.
Dunque non solo tecnica, ma quel qualcosa in più che solo le occasioni e le persone speciali sanno regalare.
E vi saluto con l'invito di Laura a vivere secondo natura, che ribadisce infine lo squisito valore della nostra avventura...