lunedì 3 febbraio 2020

Il naufragio della speranza: collezione di tristi storie a lieto fine


Navigavo col vento in poppa. 
Dopo un anno di tormentate passeggiate in riva al mare, finalmente avevo scovato l'entusiasmo tra le sterpaglie, invischiato in quella sana dose di esuberante onnipotenza che ti fa urlare gatto! anche se non ce lo hai ancora nel sacco.
Mi ero logorata per ore a ricamare e in un numero doppio a disfare. 
Se vi sembra che le leggi della fisica non quadrino, ricordate che il tempo percepito, mentre distruggi le tue ore di vita appena vissuta, dilata i secondi in ore, i minuti in giorni, le ore in anni luce. 
Il mantra una parolaccia ripetuta con cadenza studiata e infine l'illuminazione, impietosa, che accetta l'evidenza della stupidità.

Così va quasi sempre e così è andata.
E il punto è che è questione di Karma. 
Ho trasgredito alla regola e adesso ne pago le conseguenze.

La regola era che non avrei potuto decretare la fine di un ricamo, se non l'avessi prima fotografato e raccontato.

L'esperienza avrebbe dovuto insegnarmi che se ho resistito tanto a scrivere qui non è perché questa è una vetrina o altro luogo di amena perdizione. 
Ma che è perché questo è anzi il luogo in cui io mi ritrovo. 
E faccio il punto del percorso, tracciando la rotta con rinnovata chiarezza, con una forza che va oltre la segreta pagina di diario, perché c'è un confronto reale.

Ecco dunque il lieto fine. 
Passiamo adesso alla descrizione del dramma.

Atto primo
Senti da che pulpito!
Ovvero della capata sul cemento da scivolata dai tacchi mentre fai la tua entrata trionfale

Atmosfera natalizia. 
Lucette scintillanti, soffici fiocchi di neve argentati, cori di angioletti tra le vie, famigliole sorridenti infreddolite, che si lanciano tenere palle di neve e affettuosi rimproveri. Folletti che saltellano con le braccia ricoperte di pacchetti e una madre che ti chiede qualche ricamino per le scatole cucite da regalare alle sorelle.
Cotonine deliziose da cui prendere spunto e una prima M per Margherita...


Una seconda cotonina variopinta e una letterina E per Eleonora...


Allegra che su Fb carichi la foto,
ebbra di soddisfazione per il candido fiorellino,
l'occhio si posa sul dettaglio.
Il dito, pur rallentando per l'esitazione,
preme l'invio e la consapevolezza ti distrugge...


Domeniche spese a predicare la sacrosanta regola dell'intreccio, dal mio pulpito alto, borioso e splendente, intarsiato di monogrammi panciuti e scintillanti... Oh! Come vigliacco si è sgretolato sotto i miei piedi facendomi precipitare nel buco di fango, quando l'errore, mostruoso e vergognoso, si è manifestato in tutta la sua candida spietata ingenua freschezza!

E ho ricevuto messaggi. 

Che mi facevano notare che glielo avevo anche spiegato: 
che se un ramo prima passa sopra, 
poi passa sotto. 

Semplice, dopo tutto. 
No?

Atto secondo
Il naufragio della speranza.
Ovvero della vacanza che avresti dovuto prendere anziché prendere la capata.

Atmosfera natalizia.
Leggera nausea post pranzi delle feste, scorribande di figli, nipoti, fratelli e zii tutti.
Disegni un alfabeto. 
Ricami due iniziali.
Ne hai ricamate due, ma ti senti così scaltra come se ne avessi esperienza di dieci.
Passi a disegnare una tenda su bisso, con un sole rubato alla facciata di Santa Maria Novella, che illumina la via alla nave all'orizzonte, immaginando un glorioso gioco di luci da riproporre a breve sulle lampade e già ti vedi, miserabile, seduta al chiaro di luna ad ammirare il gioco.
E il disegno lo fai complesso, perché non puoi mettere un disegnetto banale sotto il sole di Santa Maria Novella e perché come faresti a sederti ad ammirare con panciuta soddisfazione un miserabile ricamino?!
E poi...
Inizi il ricamo e senti un movimento cupo e profondo, salire dalle viscere all'unico neurone che forse ancora lavora e che, accecato dal successo, non ha previsto che quel glorioso gioco di luci, sotto le tue mani, si sta trasformando in una enorme patacca informe e che non passerà neppure un raggio di  quella miserabile luce, attraverso la buia patacca. 
E il neurone, furioso, rabbioso e accecato, questa volta dall'ira, prende la forbice, nel tentativo di risolvere l'ultimo contrattempo, sperando che l'agonia presto abbia fine e taglia alcuni punti e...
La stoffa.


E' naufragata la speranza.

Ma almeno adesso tornerò a scrivere.





4 commenti:

  1. Bonjour.
    Avec une aiguille très fine et du fil de la couleur de la toile, il est possible de repriser (retisser).
    Je le fais pour la toile de lin de mon mari qui brode un Père Noel (100 x 80cm). Le lin se casse par endroit !

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  2. Leggo , leggo e leggo ancora il tuo racconto e mi viene da dirti ooooohhhhmmmmmmmm...ma anche hakuna matata ..non ci sono problemi! Guardando lo strappo, il problema esiste se continui a pensare a un pezzo di stoffa con trame e ordito; se però cambi prospettiva e guardi bene , il foro ti conduce ad immaginare ad una rete che, lavorata a dovere, potrebbe pendere dal pennone, accanto alla vela. Perchè no? Perchè la stoffa deve precludere la visuale? Sei partita da un progetto, lo so, ma lungo il cammino lo si può cambiare, chi può impedirtelo? Comunque, se proprio prio tu non volessi cambiare idea e volessi buttare "lo straccetto" ...CHIAMAMI: SO IO COSA FARNE ;-)

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  3. YO LO VEO PERFECTO!!!
    ME ENCANTARIA PODER HACERLO ASI.
    PRECIOSO.
    SALUDITOS

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  4. Bonjour, pourrais-je savoir quels sont les coloris de fil utilisés pour la lettre M. La broderie est magnifique. Merci d'avance.

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