lunedì 16 dicembre 2019

Troppo difficile?


Qualcuno mi ha detto che forse non mi conviene andare troppo sul difficile, che i fiorellini erano alla portata di tutti.
Ci ho pensato su...

Mi sono innanzitutto chiesta se davvero sto per proporre qualcosa di troppo (difficile è un concetto ingannevole).

Forse andrebbe ricamato troppo a telaio, e se uno non ci è abituato potrebbe scocciarsi un po'.
Forse bisognerebbe impegnarsi a disegnare e a ricamare linee troppo precise, e qualche errore sarebbe senz'altro più vistoso che in un mazzo di fiori.
Forse ci vorrebbe troppo tempo, e se l'intento era un ricamo sciolto scacciapensieri, si potrebbe pentire di averlo iniziato.

Poi però ho ripercorso i miei ricordi e mi sono vista a otto anni o suppergiù.
Sapevo sì e no ricamare a punto croce, punto erba e una versione rovescia dell'orlo a giorno.
Eppure...
Compravo Rakam.
Quello glorioso, che aveva a disposizione mani eccelse.
E cercavo qualcosa da riprodurre.
I pezzi alla mia portata mi lasciavano a bocca asciutta.
Io ero là, che volevo arrivare.
Spesso guardavo e basta. Non ricamavo. Ma forse qualcosa lavorava dentro.
Quel troppo non era troppo. Era una sfida.
E se non ci fosse stato quel troppo, e cioè un modello di riferimento alto, irraggiungibile, maestoso, poetico e desiderabile, non sarebbe stato appetibile.
Avrei abbandonato.

E non sto paragonando le mie mani a quelle. Rispetto a ciò che ho in mente io, i miei sono giochetti. Trastulli di una perditempo. Sembriamo tutte dilettanti, al confronto.
E comunque parliamo di punto erba, qualche imbottitura e un paio di rammendi. Tecnicamente alla portata di tutti.

Sto soltanto dicendo che scivolare nel troppo, a volte non guasta.
Poi sarà quel che sarà.
Io in fin dei conti non pianifico. Faccio quel che mi viene da fare, perché lo farei lo stesso e, dopo aver scoperto con grande emozione che può servire a qualcuno, cerco di metterlo a disposizione, come meglio riesco.

C'è una tendenza generale alla semplificazione. Alla desertificazione.
L'idea che i giovani si attraggano con qualche riga a punto erba.
Le righe a punto erba sono fondamentali per imparare, ma la motivazione si costruisce con il capolavoro. E lo so perché quando a me viene meno, sfoglio i miti e mi faccio sedurre, per tornare a illudermi di aver avanzato di almeno qualche bracciata, verso quell'orizzonte.





8 commenti:

  1. Complimenti davvero, per il lavoro e per il post! È essenziale alzare l'asticella per arrivare oltre la propria zona sicura. Anch'io sfogliavo il Rakam di quei tempi e mi dicevo: "si può fare!" (sì, come il dottor Frankenstein ��), certamente con decine e decine di prove e riprove. Grazie per le meravigliose immagini e per lo spunto di riflessione. Soltanto la bellezza può salvarci. Agnese

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  2. Mi piace il tuo modo di ragionare: poco alla volta è stimolante alzare il grado di difficoltà! Hai proprio ragione: un passo dopo l'altro vediamo dove porta l'abilità manuale e vediamo quali traguardi si possono raggiungere. perchè accontentarsi di qurello che già si sa fare? Alla lunga viene a noia! Io continuo a seguere il tuo studio ed il tuo sperimentare perchè sono certa che riuscirai a mostrarci sempre qualcosa di bello, di nuovo, di curioso....che magari avevamo davanti agli occhi e non avevamo osato far vivere di vita nuova. Brava, brava, brava :-)

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  3. Excellent work lovely shell 💐

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  4. complimenti per il tuo lavoro mi piace molto baccione

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  5. Ciao cara Elisabetta complimenti a te, io amo le sfide e amo sopratutto le maestre che ti insegnano tutto non solo le basi perché la loro paura che poi diventi brava come loro.....continua a proporre sfide e vedrai che molte ti seguiranno. Grande un abbraccio simonetta

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  6. ME ENCANTA TUS BORDADOS SI SON DIFICILES ES IGUAL.
    SON TRABAJOS HERMOSOS Y EL VERLO ES UNA DELICIA.
    YO DISFRUTO MUCHO CON TUS MARAVILLAS.
    CHAUCITO

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  7. Vedere i tuoi ricami, che attendo con fiducia e curiosità, è per me come fare un tuffo nelle pagine di quei Rakam di cui parli e che anch'io conosco bene; in questo momento di calma piatta, delle cose facili e veloci, in cui una crocetta a punto croce sembra la scalata dell'Everest, i tuoi ricami sono la luce di un faro che illumina il grigiore di questo tempo e scalda il cuore! Continua a brillare Elisabetta! Grazie! Titti

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  8. Ho guardato queste immagini e ho pensato: troppo difficile! Poi tu hai evocato Rakam. Hai ragione, quanti pomeriggi a sfogliare e solo sognare... quanto mi mancano quei lavori impossibili! Mai osato provare a fare nulla! Mi sono invece avvicinata al blackwork grazie a Classic Stitches (non esiste più ahimè), che allora proponeva progetti decisamente meno impegnativi. Mi son detta: questo lo so fare anch'io. Oggi ho completato diversi kit della Royal School of Needlework online e non ho più paura. Quando il lavoro me lo consente frequento i corsi di una bravissima maestra nella mia città e studio a casa, sempre. Quindi mi sento di dirti che in parte hai ragione. Ma un po' intimidisci! Sei bravissima ;)
    Forse la strada che porta all'eccellenza passa anche da un punto di partenza più accessibile.
    Per me è stato così.

    Ti abbraccio e grazie di nutrire la nostra fantasia

    Raffaela

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