giovedì 2 marzo 2017

Operazione Cuore Coloris Primavera: seconda puntata!


La faccenda della lavagna luminosa ha creato scompiglio.
Avete messo i mariti al lavoro ed eccovi con i vostri incredibili strumenti, che sfidano per genialità tutti i prodotti già esistenti in commercio. Me li avete descritti così bene che posso vedervi, elegantemente sedute alle vostre postazioni da lavoro nella grande serra a forma di cupola in cui ci siamo riunite, a confidarvi entusiaste i segreti dei vostri brevetti.
Oggi il sole splende come non mai da chè è iniziato questo freddo e uggioso inverno e i miei, insieme ai vostri figli e nipoti, sono fuori a inscenare una gran battaglia di palle di neve. Lo scoiattolo si deve essere rifugiato terrorizzato nel suo tronco. Curiosa di conoscere l’esito della battaglia, la famigliola di gatti sfida il pericolo facendo capolino tra i rami penduli del gelsomino d’inverno, che proprio questa notte ha schiuso le sue gialle e sfacciate corolle. Ogni tanto una palla di neve si scaglia su una sulle vetrate, ma neanche ce ne accorgiamo perché il vociare è alto questa mattina. Giro tra le tavole di rovere,  sorrette da robuste zampe in ferro battuto, osservando con quanta cura e dettaglio siano stati riportati i disegni, sorridendo alla perfetta stiratura dei pezzi… Tempo un giorno e già sono diventata il vostro incubo!
Facciamo spazio sul piano da lavoro, riponendo le tazze da caffè sui vassoi, perché c’è chi freme dalla voglia di iniziare a ricamare e chi già da un pezzo tenta invano di infilare i due fili di mulinè DMC n°840, che ho suggerito di preparare, nella cruna dell’ago da cucito n°7. Forse ve l’ho già detto: suggerisco questo ago dalla cruna stretta non soltanto per pura perfidia, ma perché ben si adatta al punto vapore, avendo una cruna cilindrica dello stesso spessore del corpo dell’ago. 
Il gruppo di toscane là in fondo non mi risparmia esilaranti improperi. 
Sento il gruppo di Padova invocare Sant’Antonio e quello di Catania Sant’Agata. Per ogni cruna espugnata è un gran festeggiare a suon di paste di mandorle, particolarmente gradite al gruppo di Torino, che vedo trascinare con discrezione le tavole verso le pile di vassoi. 
Volano ricette e imprecazioni sommesse e talvolta, all’improvviso, una fragorosa risata irrompe facendo voltare di colpo  tutti i capi.

Partiamo leste a ricamare i primi punti e spiego la filza.

Non posso dilungarmi troppo sui sistemi di avvio delle gugliate, ma è doveroso specificare che è severamente vietato dal codice non scritto del ricamo, tramandato di generazione in generazione a suon occhiatacce di disapprovazione e bacchettate dolorose, fare nodi sul retro del ricamo… Se non altro per non dare soddisfazione alla nonna di turno che, prima ancora di ammirare il dritto, rovescia imperiosa il ricamo, pronta a scuotere con veemenza la candida chioma. Sarebbe gentile darle questa soddisfazione, ma proviamo a stupirla: un simpatico, frettoloso e discusso metodo (che io uso comunque per questi ricami) è quello del cappio: di piegare cioè un lungo filo a metà e di usare la piega come àncora. Pizzico sul dritto la stoffa, tiro la gugliata fino a che non vedo la piega del filo e passo in questo piccolo cappio l’ago. Tiro et… Voilà! L’ago è fissato.


Ah! Ricordate che non dobbiamo usare le gugliate per giocare al salto alla corda! Un circa 45 cm di filo è cosa buona e giusta.

Sulla filza poco da dire: è perfida.


Vi piacerà solo nelle stoffe in cui potete contare i fili e qui è bandito contare. La guarderete scuotendo la testa, mai soddisfatte, come una madre il cui figlio non la smette di combinare pasticci. Posso soltanto suggerirvi di:
- Lavorare la filza da destra verso sinistra, come da disegno.
- Spostare l’attenzione dalla stoffa vera e propria a quella porzione di stoffa che avete pizzicato con l’ago, in modo da abituare l’occhio a quantificarla.
- Optare per punti piccoli, riducendo l’effetto a scalini nelle curve e l’impatto di eventuali errori.


Finalmente abbiamo messo un po’ di punti sulla tela!!

Al primo ramo approdiamo al rassicurante punto erba.
Giriamo il lavoro, in modo da poterlo lavorare da sinistra verso destra...
Rispetto al punto in cui esce il filo, mi sposto verso destra (di quello spazio che diventerà il vostro spazio per tutto il tragitto a punto erba) e torno verso il punto in cui esce il filo. Parliamo di uno spazio non più grande dei 3 mm.


Quindi mi metto nella posizione di partenza: il pollice che tiene il filo sotto la linea di riferimento. Ancora mi sposto verso destra, tornando alla fine del primo punto. Ripeto questo movimento all'infinito.


Tanto ci sarebbe da raccontare sul punto erba, ma devo semplificarlo dicendo che il problema tipico del principiante è quello di ignorare la posizione di partenza: inchiodate il vostro pollice al filo, altrimenti il filo scapperà via, rovinandovi quel delizioso effetto cordoncino del punto erba.
L’errore più frequente però è un errore di tensione (punti molli): potrete evitarlo tirando il filo verso l’alto, prima di riportarlo nuovamente verso la posizione di partenza.

Vi vedo ricamare in libertà il profilo esterno del cuore...  Qualcuno si ferma per passare ai rami, ma suggerisco di rimandarli a dopo, perché è sempre consigliabile ricamare prima le linee principali e poi le accessorie, per evitare distorsioni che alterino la leggibilità della composizione.


Dunque solo a cuore terminato, partite con i rami!
Per fermare le gugliate è buona regola passare sotto i punti fatti, magari pizzicando anche la stoffa.

Però la ramanzina mi tocca farvela anche stavolta: evitate i passaggi lunghi sul rovescio!
Ripeto…
Evitate di saltare come uno scoiattolo volante da un ramo all’altro senza pensare che un filo così scuro potrebbe affiorare scaltro sul dritto. 
Lo farà, statene certe. 
Dunque abbiate la pazienza di girare il lavoro e di fare i passaggi opportuni sotto i punti fatti. Ecco il mio rovescio:


Vi lascio ora alle vostre occupazioni perché si sta facendo tardi. I bambini là fuori si stanno ghiacciando ed è ora di una cioccolata calda. Per la prossima volta facciamo in modo di avere i lineari pronti e, ispirata dal giallo gelsomino d’inverno, decido di partire martedì prossimo con il Coloris DMC 4508. Ve lo lascio per questi pochi giorni rigirare tra le mani, annusandolo e dipanandolo. 
Presto lo metteremo all'opera!









14 commenti:

  1. apreciada sra. elisabetta como hago para comprar los patrones de corazones. fui de una que contesto el primera publicacion sobre la invitacion al tutorial, agradezco su atencion
    gracias por su atencion,

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Si può trovare a questo link:
      https://www.laboutiquedmc.com/book-coloris-cuori1535922-4693.html

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  2. Sembra di viverlo! Il ricamo raccontato come una favola ti rapisce. Bravissima Eli. Grazie Cri

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  3. Bravissima è meraviglioso non mi sembra vero

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  4. Ciao! Il punto erba lo fai sulle dita o con il telaio?

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    1. CIAO! I punti base li tengo in mano! Solo per fare le foto ho teso a telaio il lavoro!

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Très joli travail. J'ai bien hâte de voir la suite. :-)

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  7. Magica Elisabetta! Sei proprio un bel personaggio! Mi sembrava, leggendo, di essere nello scenario tipico della famiglia March di Piccole Donne! Sei unica!
    Sai che mi hai fatto venire voglia di ricamare il tuo cuore?????

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  8. ricamare, spiegare, intrattenere le ospiti e raccontare, tutto con grande maestria. sembra di leggere un romanzo di Jane Austen.

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  9. Thank you for this tutorial, the result is so beautiful!

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