venerdì 21 settembre 2018

La sublime vendetta della cocciniglia Z


I riccioli delle lettere disegnate e dipinte da Patrizia Silingardi sfidano la forza di gravità come i suoi capelli.
Irresistibili! Dovevo averne una!
Avrei dovuto domandarle la A di Anita, ma era più divertente sparare cavolate su wapp e mi sono dimenticata. Premetto che io ho un problema molto personale con i messaggi vocali e i video youtube. Patrizia mi manda i messaggi vocali, ma con lei è diverso... I suoi messaggi sono come la proiezione di un ologramma, con tanto di interferenza quando le scappa da ridere. Cioè... Come andare al cinema. 
Siccome me la spassavo mangiando popcorn, senza badare a quello che rispondevo, me la ritrovo poi a Valtopina con una E di EinsommasiamostufichericamileE. 
Scrivo questo post mentre ricamo un'altra E per la mia divisa di Abilmente, dunque smorzo sul nascere qualsivoglia vostra vana speranza.
Animata dal desiderio di fare bella figura con Patrizia e letteralmente annientata dalla meraviglia delle sete Ildico Dornbach, decisi che avrei combinato il matrimonio Ildico-Patrizia e bel bella avviai la lettera, con un filato tinto con la cocciniglia. 
Dedico il color cocciniglia a Graziella, che quando le parlai dello spavaldo proposito  di usare colori shocking da oggi in poi, mi stroncò dicendo che dovevo lasciare il Fuschia alle teenager
Graziella! Dimentichi che dopo i quaranta finalmente possiamo liberare l'esuberante ed eccentrica teenager che è in noi alle note di Mamma mia! e dunque era ora che io andassi di fucsia.
Ma la cocciniglia è un fucsia sobrio, che sotto i riflettori sembra quasi un rosso cupo. Progetto qualcosa di più eccitante con lo stuoia.


Sapevo che la cocciniglia aveva a che fare col parassitismo delle piante, ma sulle prime non mi sembrò rilevante.
Bisogna sapere che i filati che ho acquistato sono matasse di seta con una torsione evidente e brillante. Subito ad occhio avevo intuito che fosse simile a quella dei cordonetti, che da pochi anni ho appreso avere una torsione Z (opposta a quelli dei cotoni flosci e del mulinè, che è a S). Non vi sto a raccontare molto sulla torsione, perché non ne sono mai andata a fondo e tutto quello che so è un bagaglio di miti e leggende sull'uso direzionale del filo, supportato solo in parte da prove empiriche. Sta di fatto che, nella mia breve esperienza, ho appreso che, se ricamo una iniziale a punto pieno con il mulinè, oppure il cotone da ricamo n°25, i fili si adagiano sull'imbottitura creando una superficie uniforme, continua e soffusa, se ricamo con il cordonetto o il filo da cucire, vedrò ogni singolo passaggio di filo in superficie e il filo, più rigido, aderirà con meno arrendevolezza all'imbottitura, aggrovigliandosi spesso. 
Misteri del cosmo.
Ora... I filati di seta sono assai più morbidi e il problema aggrovigliamento e posa del tutto assenti. Però... Accipicchia! Stavo per disfare tutto.
Nei tratti lineari i fili si accostavano docili e, seppur evidenti, brillavano in modo curioso e le vibrazioni smorzate della cocciniglia assorbivano la luce dando profondità al colore. 


Nelle zone più spesse... Iniziarono a volare parolacce in coccinigliese. 
Dopo pochi cm di lavoro i fili tendevano ad aprirsi e a dare evidenti errori di tensione. Avendo usato lo stesso filato anche per l'imbottitura, credo che si siano sommati l'estrema morbidezza della seta, che costituiva un'imbottitura troppo lassa, e la faccenda della torsione, che irrigidiva, seppur impercettibilmente, il filato in superficie.
Cominciai a sospettare che la cocciniglia avesse deciso di vendicarsi e andai in rete per scoprire che faccia avesse.


Cioè, dai... Potremmo mai fidarci di uno così?!
Vive sui cactus (i fichi d'india! Quelli che se ti entra una spina poi come fai a toglierla), è un parassita, usa l'acido carmico (da cui si ricava il pigmento tintorio) per difendersi e, diciamocelo, è proprio bruttino. A parte per quest'ultima sua caratteristica, che me lo fa un po' intenerire, è evidente che i problemi degli spessori della mia iniziale siano nati a causa sua.
Ma per fortuna abbiamo i fiorellini per mascherare gli scempi.
Filato House of Embroidery 83 Aiuga.


E... Occhio! Il colorante E120 si sintetizza dalla cocciniglia...

lunedì 10 settembre 2018

Mescolare colori, disegni e idee



Quando Nicoletta mi contattò, per propormi di ospitare qualche mio lavoro su Giuliana Ricama per i mesi a venire, ero in spiaggia. 
Seguivo con la coda dell'occhio un uccello marino che spariva sott'acqua per ricomparire molti metri più avanti, o indietro o di lato. Mi urtava non riuscire ad indovinare mai la direzione e a capire cosa mai stesse cercando in quelle torbide onde. Farneticai al telefono qualche ideuzza e rimandai l'avvio del primo pezzo al termine del ricamo umbro. 
Del pescatore piumato persi la traccia.
Inutile raccontarvi di come l'Umbro si protrasse più del dovuto e di come le scadenze, l'avvio della scuola e delle attività dei bambini, l'avvio dei nuovi corsi e la necessità di riprendere il filo dei pensieri (o perlomeno di sgrovigliare nella scatola i fili), stiano lentamente, ma inesorabilmente, strisciando verso il cuore per stritolarlo in una morsa d'angoscia. 
Tendo al drammatico?
Con la scadenza dietro l'angolo e l'acqua alla gola, proprio come il mio placido amico marino, mi tuffai in una scatola di stoffe e non avreste mai indovinato con cosa sarei riemersa... E dove.
Cercavo una tiepida palette autunnale non troppo scontata e sfidai me stessa a spremere i colori da uno scampolo acquistato al Telaio Povolaro qualche mese prima. 
Questo il link al tessuto Lecien, con stampe di rose e isole damascate che si intrecciano e che brillano se rigiri il tessuto tra le mani. 
Una meraviglia.



Volevo, con il ricamo da offrire a Giuliana Ricama, proporre un nuovo disegno con i fiori del libro Un alfabeto a fiori, un po' per dargli l'ultima sferzata pubblicitaria, un po' per regalare a voi tutti, che avete accolto la mia pubblicazione con tanto entusiasmo, una nuova palette
E dedico questo post a mettere in pratica le combinazioni di colori, disegni e idee con cui ho progettato il libro.

Partiamo dal nuovo disegno, che troverete sul Giuliana Ricama n°24 (settembre-ottobre 2018).
I soliti cinque fiori corrono attorno ad un ovale che ricamai con un retino tirato. Se pensate che io abbia peccato di eccessiva buona volontà, scegliendo un retino a quattro fili in un bisso di lino, dimenticate che sfilature e retini non sono certo il mio punto di forza e che semplicemente devo o dovrete perdonarmi, perché non sapevo quello che stavo per fare. 
Potreste saggiamente optare per un bel 14 fili, oppure contare qualche filo in più.
Il cordone che serpeggia tra i mazzetti di fiori è un palestrina a tre fili e termina con un paio di riccioli all'esterno dell'ovale.
Ricamato con i colori indicati su Giuliana Ricama, diventerà per me una striscia per coprire l'usura di una consolle antica che ho in salotto. A chi, che a Valtopina mi indicava con sorriso beffardo l'orlo ancora solo imbastito, rispondo che mi servirà ancora qualche giorno e che No! Mi dispiace! Ma il mezzo giliuccio basta e avanza.
Ma se ricamassimo lo stesso disegno, con i colori della B di pagina 31 di Un alfabeto a fiori? Se trasformassimo l'idea originaria in un cuscinetto fedi, semplicemente cambiando i colori?
Mandatemi un foto! Vi prego!


E se, al contrario, decidessimo di usare la stessa palette che trovate su Giuliana Ricama, per ricamare il disegno del cuore di pag. 62 di Un alfabeto a fiori?
Ci ho provato. 
Volevo fare una scatola per le chiavi, da mettere su quella stessa consunta consolle...


Questo, di mescolare idee, disegni e colori, è un gioco divertente. E interessante osservare come muti d'aspetto uno stesso disegno e come i colori sappiano evocare atmosfere quasi parlando un linguaggio proprio, adattandosi, di volta in volta, ad occasioni diverse.



Sabato ero sulla stessa spiaggia e l'ho rivisto.
Che non si sappia dove e come si riemerge, è il divertimento più grande.




martedì 28 agosto 2018

Di come fu dunque l'Umbria ad aver ricamato me...


Un po' di punto pieno dovevo per forza mettercelo.
Avevo immaginato tante cose. 
La più ornamentale, un decoro agli angoli invadente gli spazi liberi. Con magari delle piramidine a Punto Umbro sull'orlo.
Ma tutte le cose belle devono finire e in due giorni non sarebbe stato possibile.
Ho scelto di ricamare le mie iniziali, perché in fondo questo lavoro racconta la mia storia. 
Ho mescolato tecniche e dettagli, senza la pretesa che qualcuno segua il modello. Dal punto di vista stilistico probabilmente questi miscugli non hanno senso: lo hanno avuto per me, per riflettere ed evocare certe mie origini, ma agli altri questo racconto spero possa servire come spunto per lavori più snelli e pratici.



Mi sono complicata la vita e purtroppo ho commesso un po' di errori. Ma quell'intreccio che richiama le onde e l'arabesco... Come resistere?
Mi spiace non aver fotografato il ricamo prima del lavaggio (il sudario di quest'estate esigeva un bagnetto rilassante), perché sarebbe stato interessante far notare l'evoluzione degli errori, prima invisibili. In sostanza, ho fatto esattamente l'opposto di quello che raccomando sempre di non fare: ho caricato troppi punti in alcune intersezioni, con il risultato della distorsione di alcuni rami. Tanto per fare bella figura, potevo lavarlo prima e ricamarlo poi... Ma così è più istruttivo, giusto?!
Le intersezioni sono così tante che sconsiglio vivamente queste iniziali ai principianti. 
Però sono talmente belle che vi segnalo il libretto. Magari ricamandole a punto palestrina o con altro genere di ricamo vi venga in mente, i disegni potrebbero risultarvi utili.

Ho trovato questa splendida pubblicazione sull'Internet Archive. 



Come raramente accade, sono contemplati tutti gli intrecci e vi suggerisco di seguire l'ipnotico ordine sotto-sopra dei rami che si intersecano, nella loro commovente e mirabile perfetta eleganza.



Io ho scelto di evidenziare la S con il ricamo a tratti blu perché era una di quelle cose che prima o poi avrei voluto fare e che mi riporta alla S di Siena e ai marmi delle colonne e perché in fondo tutta questa mia storia nasce dalla famiglia e non da me. Dagli insegnamenti ricevuti e dall'essere stata trascinata contro la mia pigra volontà (come quella di tutti i bambini) in occasioni culturali che forse allora non capivo, ma che hanno lasciato un'impronta. E scrivo, per quel che vale, che bisogna resistere alla tentazione di pensare che i figli non siano interessati, resistere ai loro capricci e comunicare un interesse. Tutto torna nella vita, anche se prende forma propria e peculiare, diversa dall'intento originario.


Trovare il coraggio di postare il mio obbrobrio ad alta risoluzione è stata dura. 
Fate come me: guardatela sfocando un po' con gli occhi, così da non percepire le distorsioni.
Potrei vendervela dicendo che l'ho realizzata tutta distorta proprio per evocare quegli antichi lavori vissuti, che sono ceduti col passare dei secoli...
Vabbè.
Qui finisce quella parte della mia storia che ho ricordato accogliendo l'invito al tema Ricamare l'Umbria. Ringrazio le promotrici tutte, perché la riflessione, protrattasi per tutta l'estate, ha spalancato finestre di consapevolezza, generato idee e allontanato da alcuni meccanismi di mercato a cui inconsapevolmente ci facciamo (a volte doverosamente) prendere.
In ultima analisi, non fui io a Ricamare l'Umbria...
Fu l'Umbria, complice la sorella Toscana, con le sue selvagge ispirazioni e con l'offerta del suo mirabile patrimonio artistico e culturale, ad aver ornato la mia infanzia e, di conseguenza, ad aver guidato il mio cammino e influenzato tante mie scelte.


Arrivederci a Valtopina!