sabato 27 aprile 2019

Matrimonio di famiglia


Oggi siamo di matrimonio. 
Si sposa mia cognata e dunque, in visione eternamente mammocentrica, la zia Anna, con colui che diventerà oggi ufficialmente lo zio Alberto. 

Scrivo mentre Mario e Alfredo lamentano di doversi vestire, che già hanno dovuto andare a farsi ingellare i capelli.
Io e Anita abbiamo da aspettare il nostro turno e stranamente non abbiamo granché da fare.


Dopo giorni di pioggia il sole c'è e sembrerebbe andare tutto per il meglio.
Solo che...

Entrambe abbiamo le scarpe col tacco.

Per lei è la prima volta.
Per me è come se lo fosse.

Vi farò sapere.

Sarà in ogni caso divertente.

Il monogramma AA è una rielaborazione di un disegno antico trovato in un collezione di disegni russi condivisi su Fb. Purtroppo non ritrovo il link di riferimento. 
Ho usato un ritorto d'Alsazia blanc. L'effetto che si ottiene, rispetto al cotone da ricamo n 25 solito, è di una maggiore brillantezza per la torsione più accentuata e l'aumentata discriminazione di ciascun filo posato. Con il 25 si ottiene una superficie più uniforme.





mercoledì 17 aprile 2019

Riparto dalle onde


La tempesta che si è scatenata In quel campo di grano ha spazzato le mie fantasie sul mare, ma ora che la burrasca inizia a placarsi, riprendo il coraggio di tornare a riva.
Ho liberato dalla sabbia La casa estrema e l'ho riletto, questa volta in edizione cartacea. 
Carta batte Kindle. 
Purtroppo devo ammetterlo.
Se non altro per il gusto di aver rubato la copia alla Cesarina.

Ad Abilmente mi ero innamorata delle casette di Nadia Piscaglia de I ritagli di Napi (http://iritaglidinapi.blogspot.com/) e un suo kit mi è... Finito tra le mani! 
Grazie, Nadia!



Mentre ammiravo le casette, visualizzai qualche rosellina tra le tegole, ma ora, che sono passati tanti mesi e che è arrivato questo condizionamento oceanico, alcune onde hanno raggiunto il piccolo villaggio.


Cucire e ricamare le casette di Nadia, rileggendo il libro, ha ricreato quella giusta atmosfera meditativa, fatta di operazioni lente, ma accurate, in cui ritrovare la consapevolezza dello scorrere del tempo.
Ho apprezzato il cartonnage di Nadia, perché non  prevede scotch o colla, ma soltanto familiari gesti d'ago, che possono essere costantemente controllati e corretti per garantire la perfezione dell'esecuzione. 
E mi sono accorta che più tempo dedico a queste piccole cose (vincendo la frenesia del tanto e subito), più me ne innamoro. 
Più la resa è perfetta, più le rispetto e le conservo con cura.
E ho intuito le motivazioni profonde dei movimenti Slow: tornare a dare valore ai lavori fatti con cura, per rispettare di più tutto quello che ci circonda, per sentirci responsabili, per prevenire errori... O disastri.



Così ho lentamente eretto le pareti delle mie casette. 
Prima di aprire un'impresa edile avrò un bel po' da lavorare e arruolare Nadia come consulente della sedia accanto. 
Errori, cioè..., nonostante gli slow movements e tutta la pappardella della consapevolezza, ne ho messi a iosa. Ma sono quegli errori didattici, che bisogna fare per imparare... 
Insomma, dovevo andare ancora più slow.

Ringrazio Nadia per avermi lasciato personalizzare la sua opera e pubblicare le foto. Sentivo il bisogno di lasciarmi condurre per mano in un nuovo lavoro, senza pensare e con la sicurezza di istruzioni precise. 
Era da tanto che non me lo concedevo più. 
E mi piace, perché un po' di Nadia è entrata nella mia testa e nel mio modo di indirizzare le idee per i progetti futuri.
Non possiamo fare tutto da soli e spero di non essere fraintesa quando dico che dobbiamo rubare un po' dagli altri per evolvere, perché da solo forse nessuno di noi avrebbe la capacità di partorire nuove idee. Rubare qualcosa per trasformarlo, impastando questa nuova farina con il proprio vissuto, ma rendendo merito a questo ingrediente prezioso che abbiamo scoperto nel nostro cammino. 
E il valore delle collaborazioni sta proprio nel farsi condizionare, per vivere un'esperienza creativa nuova, che ci mette di fronte ad imprevisti o che scuote il nostro solito modo di vedere le cose, di scegliere i colori, di elaborare disegni.
Poi magari scopri che i colori dei tessuti scelti da Nadia sono gli stessi della copertina del nuovo libro in programma, ma che languiva e ti si riaccende la motivazione, in un gioco di coincidenze che ti fanno sorridere e che ti spronano a portare avanti i tuoi progetti.



Ho ricamato la filza a due fili e le roselline a uno. Ho consegnato i disegnetti a Nadia, se qualcuno volesse aggiungere la decorazione alle sue già perfette casette.



venerdì 29 marzo 2019

Rituali di primavera


Dedico questo post a Dorella, che mi ha sgridato perché vorrebbe che io tornassi a fare qualche post come una volta, con quei bei monogrammi bianchi e qualche link che apre un mondo di possibilità. 
Dorella! Prometto che prima o poi mi castigherò con un bianco su bianco, ma il colore è una droga e mi ci vorrà un po' per disintossicarmi!



Come ogni anno, lo spalancare le imposte, sul fiorire del cotogno giapponese, urla alle mie orecchie la necessità di registrare l'evento.

Il tempo, nella frenesia di distribuire il nuovo libretto, già cominciava a buttare a terra qualche petalo, ma io lo sapevo che, quando hai a che fare con questa fioritura, non puoi perdere neanche un secondo: esplode di colpo una bella mattina e poi il verde la inghiotte in un soffio di vento.
Dunque, complice una giornata di silenzio posta elettronica (l'occhio del ciclone?!), ho scarabocchiato al volo una G, presa dal fedelissimo Shepard, One hundred thirty Antique French Embroidery Alphabets (pag.96), decisa a fare un po' di punto pieno, che languiva a causa dei troppi papaveri.


Ho ingrandito la lettera a 9,5 cm di altezza e mi ci sono buttata con un DMC 840 (cotone da ricamo n 25-art.106), traformando le volute della G in rami. 
Ho provato a sfumare per un effetto tronco, ma non ci sono riuscita. Prima o poi ci riprovo.
Per le linee sottili ho usato un filo di mulinè dello stesso colore, lavorando a punto erba. Per le foglie ho ricamato un punto mosca fitto con il 580 e il 581.
I fiorellini mi hanno messo in discussione.


Ero partita con un paio di tonalità sature e sobrie, che già avevo usato per quella B tutta colorata (350 e 351), ma le vere tonalità dei fiori di questo ardente cespuglio sono altre. Fanno parte di quella categoria dei rosa indefiniti che non compreresti mai e che generalmente non si abbinano con niente. 


Ma uno ci deve provare, prima di giudicare.
Così ho introdotto un po' di 3706 e il ricamo ha preso tutta un'altra vita. 
Non ricamavo così freneticamente da tempo. Prima di oggi, metodo e disciplina il mio mantra, riponevo ogni filato bello arrotolato, prima di iniziare una gugliata. 
Il mio tavolo, invece, proprio ora mentre scrivo, è ricoperto di matassine srotolate, avviate e sgugliate, libri, agende e chiavi, scatole aperte e petali ovunque.
L'anno prossimo mi sparerò solo di terribili nuances.


Ho ricamato su una federa già confezionata di Graziano, regalatami dalla Gabriella di Conti&Molinari, una di quelle col lino tutto stropicciato, molto vintage
Mi raccomando! Non stirarla!
Beh... Ehm...
Io una stiratina je l'ho data!