martedì 26 settembre 2017

Il dado è tratto: un sofferto countdown


Ad ore indicibili, domenica, scossa da ripetute impennate dei picchi di adrenalina e frustrata dalla lentezza dell'upload dei file... Sono andata in stampa.
Vi prego...
Non postate quattro faccine dagli occhi sgranati che roteano smarrite gli occhi, due per parte a incorniciare un insolente quanto giustificato Solo adesso?!?!
Dalla stampa di prova ad oggi, gli uragani che hanno sconquassato l'America devono aver inviato subdoli silenziosi emissari da queste parti e invano ho cercato di fare io stessa da scudo contro le folate che scompigliavano il testo disseminandolo di errori. 
Ho scritto questo post con l'occhio sulla banda dell'upload, trepidante, predisponendo l'animo all'ineluttabile Errore nel caricamento del file, o un alternativo Il sistema ha smesso di funzionare o un più probabile Questo computer si autodistruggerà tra 7, 6, 5, ...
Scrittura terapia.
E invece, guarda un po', tutto è andato liscio: si è solo inceppato il caricamento, senza messaggi di sorta. L'ho preso come un incoraggiante segno del destino. Forse oggi il problema è stato risolto.
Termini di consegna previsti: tra il 6 e il 10 ottobre...
Termini da brivido, non vi pare?
Invano cerco di calmarmi, sgranocchiando biscotti alla crusca d'avena.
La domanda fatidica e impronunciabile rimbalza isterica tra ventricolo destro e piloro...
La mia contrizione si nutre di scenari apocalittici in cui le macchine esplodono o si inceppano inspiegabilmente, sfiorate appena dalle fetidi propaggini di qualche spirito maligno che ha deciso di punirmi oggi di tutte le malefatte della mia vita. E accarezzo l'ipotesi di richiedere una visita guidata allo stabilimento, fingendo un fervido interesse ai processi di stampa, soltanto per controllare che tutto, nella vita della stamperia, stia procedendo con armonico stile. Vorrei gustarmi i sorrisi beati del personale ebbro di soddisfazione per il rispetto puntuale degli ordini e fantastico sui giovani addetti che, con solerte efficienza, procedono alle stampe lanciandosi, dalla cima di una macchina all'altra (che non posso non immaginare mostruosa, potente e scintillante) affettuosi e scherzosi improperi, civettando l'uno con l'altra.
Quasi quasi adesso controllo se si può fare...
Vi terrò aggiornati!
In ogni caso (ma spero non sola)...



giovedì 14 settembre 2017

Dolci ricordi su Rakam di settembre


Me l'ero quasi scordati! 
Il frenetico e surreale anno appena trascorso, esauritosi in pochi istanti come la scia di una stella cadente nella notte di San Lorenzo (anche se è almeno cinque anni che non ne avvisto l'ombra e forse anche quella di cinque anni fa me la sono solo inventata per farmi bella), non mi ha lasciato il tempo di raccontarvi cose più o meno interessanti. 
Vengo a sapere oggi che mia madre compra Rakam da ieri. 
Se mi stupisco è perchè lei ricama con passione qualche linea a punto erba pressappoco ogni venticinque anni e solitamente i disegni li chiede a me. 
Magari ha deciso di mettersi in proprio...
Comunque, mentre poche ore fa la prendevo platealmente in giro con ammiccate complici ad Anita, sfogliavo distratta la rivista (perchè intenzionata a sottrargliela con l'inganno e gustarmene la visione in privato più tardi). 
Deja vu... 
L'occhio scaltro che si blocca e le dita che recuperano la pagina slittata troppo velocemente...

Chi ti ci mi ritrovo?!






Ma andiamo con calma...
Mesi or sono DMC mi inviò delle tele di cotone prestampate, chiedendomi di interpretare a piacimento i disegni (creazione esclusiva DMC), ma offrendomi alcune palette di riferimento. 
Mi ci buttai a capofitto e vi confesso un gran divertimento.


Se non ho capito male, questi disegni, disponibili prestampati, sono stati ricamati da me, ma anche da altre ricamatrici (con punti e colori personalizzati) per offrire uno spunto e, nella sezione Cerimonie del sito di DMC possono essere ritrovati.
Ma Rakam di questo mese (Anno VIII - n°9 - settembre 2017), propone anche i disegni e le istruzioni della mia versione, mirabilmente confezionati dallo staff DMC!



Ne manca solo uno, a cui sono rimasta particolarmente affezionata...
Una ghirlanda destinata ad un cuscinetto fedi, che avrei dovuto ricamare con colori che trovai a prima vista atroci, ma di cui mi innamorai in un battito di ciglia e del cui progettista lodai il genio...



domenica 3 settembre 2017

Chi fa da sè... Fa danni per tre!


Il reparto minuteria della ferramenta del Briko è eccitante quasi quanto una merceria ben fornita. 
Si, beh... Quasi.
Ho stazionato attonita per credo un quarto d'ora davanti alla sezioni chiodi, immobile come un gargoyle, con i soli occhi a scorrere a destra e a sinistra, in alto in basso, di qua e di là a casaccio e così via. 
Signora, ha bisogno di aiuto?! No, no grazie. Guardavo... 
Maledetto orgoglio... Maledetto imbarazzo... L'unica certezza che avevo era il colore (un bell'ottone dorato) e non potevo confermare i peggiori clichè sulle donne. 
Gli angeli del paradiso hanno fatto materializzare, innanzi ai miei occhi ormai stanchi e rassegnati, un bel cartello illustrante la scelta della lunghezza dei chiodi sulla base dello spessore del legno da inchiodare. Eureka! Non mi restava che improvvisare una falegnameria in sala da pranzo!
Per chi si fosse sintonizzato solo adesso sulla mia Radio Delirio, ricordo che avevo in ballo la costruzione fai da te... Danni per tre di una coppia di supporti per telaio a stagge, col proposito di un addestramento militare quotidiano. Mi ero fatta tagliare le mie asticelle e mi mancavano soltanto i chiodi.
Qualcuno nei messaggi mi ha chiesto di dare istruzioni dettagliate in proposito. Voglio assolutamente precisare che non c'è niente di professionale in quello che ho costruito. Avevo semplicemente bisogno di qualcosa che mi prendesse poco spazio e che avesse la giusta altezza per evitare dolori a collo e schiena (i cavalletti standard si allargano troppo impedendo la seduta e sono molto bassi). Ho una sedia regolabile, quindi mi sono concessa misure arbitrarie. Se avrete la malaugurata idea di seguire il mio progetto, ricordate di misurare l'altezza della vostra sedia: potrebbe risultare che a voi servano supporti più alti. Cercando qua e là ho scoperto che la postura migliore sembra essere quella in cui la parte alta del petto si appoggia quasi al telaio, obbligando la schiena a stare dritta (se la sedia è ben posizionata sotto al telaio). Avviso inoltre che la mia versione è un poggia telaio: essendo i supporti poco profondi avrò senz'altro problemi con telai grandi e con il Luneville, perchè io ho i telai in appoggio su due aste. Dovrò, in caso, escogitare qualche soluzione. 
E... Giusto per correttezza... A conti fatti non è del tutto economico, purtroppo! 
Per costruire i miei supporti mi ero fatta tagliare un'asticella ampia 10 cm e spessa 1cm: per ciascuno due montanti da 80 cm e 8 pezzi da 40cm. Ovviamente, così come accade quando parto con un ricamo, il progetto di partenza era diverso da quello definitivo. Doveva diventare una struttura a ripiani, tipo piccola libreria, ma poi mi sono fatta prendere la mano...


Tornando al mio esultante ritorno alla falegnameria domestica, non appena misi i piedi in casa e mostrai i miei trofei al marito, ebbi da digerire la sua trionfante espressione di commiserazione. Insomma i chiodi erano della dimensione giusta, ma a parer suo erano dei tronchi a dispetto dell'esiguo spessore del legno. 
Angeli del paradiso... La prossima volta mandatemi giù un cartello esauriente!
Avevo due possibilità: aspettare lunedì che aprisse la ferramenta quella vera e trovare gli spilli di cui avrei avuto bisogno, oppure dimostrare a mio marito che si sbagliava. 
Ahimè! Indovinate dove la mia pigrizia e la bramosia di vedere l'opera finita mi ha portato? Figurati... E' un'asta di burro! Si deformerà ben nonostante i chiodi siano solo un po' sovrastimati!
Bang bing bong bong... Su una media di 7 chiodi, uno strappava una crepa e una imprecazione. Ce l'aveva lui la ragione, ma mica gliel'ho confessato. E tanto non mi legge il blog.
Due disastri sono molto molto evidenti, ma, come nella filosofia giapponese che porta a riparare le crepe con l'oro per valorizzarle, eviterò di bruciare tutto e cercherò un modo per esaltare il misfatto, monito eterno contro la mia pigrizia.
Nel reparto falegnameria mi ero innamorata di quelle asticelle cilindriche e ho fatto modo di farcele entrare come sostegno telai e libretti. Mannaggia ai chiodi.
Comunque ormai i miei supporti ce li ho, malandati che siano. 
Nonostante abbia creato un incastro con le aste trasversali, purtroppo è ancora un po' traballino. Forse risolverò la cosa con i tiranti della Ivar Ikea, ma un po' mi rompe, perchè volevo una cosa maneggevole da spostare.
Ma basta! Adesso arriva il bello! Avevo il libro della Scarpellini sul ricamo bizantino che mi chiamava a gran voce da mesi, comprato a Bellaria.
Il progetto di partenza è di passare in rassegna punto stuoia, trapunto e punto ombra. Ma sapete come sono fatta, quindi chissà che fine farò... A presto per aggiornamenti!