mercoledì 14 novembre 2018

Un anno nella casa estrema


Henry Beston si fece costruire una casa sulle dune di Cape Cod nel 1925.
La battezzò Fo'Castle (Castello di prua), per la vista che scorgeva dalle dieci finestre affacciate sul mare.
Era l'inizio dell'autunno e, nonostante avesse progettato di soggiornarvi per una quindicina di giorni, finì per decidere di passarci un anno intero.

Mi ci imbattei per sbaglio.
Il giorno dopo Abilmente, sfinita, ma colta da una febbrile necessità di trovare il modo di ricominciare, decisi (per caso o per un inconsapevole impulso covato da tempo) che avrei dedicato un anno alle conchiglie e al mare.
Mi immersi nella polvere della soffitta per recuperare un paio di collezioni di conchiglie, restaurai i miei campioni scollati e portai a termine un noiosissimo libro in corso, leggendo una riga sì e cinque no, per arrivare a fondo presto e scegliere qualche nuova e più appropriata lettura, che mi calasse nella giusta atmosfera.
Se vantassi una grande cultura letteraria, farei sfoggio di un consapevole programma ispiratore, ma i pochi titoli marinarecci che mi vengono in mente evocano buie e deprimenti memorie scolastiche e un ritrito scenario di pirati strafatti di rhum.
Per una rinascita mi serviva quello sfavillio della luce sulle onde che porta il vento della novità e dell'incontro fortuito.
Estrassi dalla rete La casa estrema.
Trovai seduttiva la coincidenza temporale del viaggio di isolamento nella casa estrema e le ragioni della fuga. In una casa ai confini del mondo e affacciata alla furia dell'Oceano, per cercare pace e adeguarsi al ritmo naturale del tempo, fatto di attesa, di limiti umani e del peregrinare del sole nel cielo, meraviglioso rituale. Rifugio dai ritmi accelerati della vita quotidiana e dal mondo malato e infiacchito. Per tornare a pensare e a mettere ordine ai pensieri.
In una solitudine estrema, ma rigenerante.



Varchiamo la soglia della casa estrema ad ogni nostro primo punto.
Non è l'onda del mare e risuonare nella nostra mente, ma una tempesta di pensieri che si rovescia fragorosa nel petto e, punto dopo punto, si placa. E quando l'oppressione viene meno, vediamo la marea lentamente ritirarsi, nel buio rischiarato dalla luna e dalle stelle.

Font Candire, DMC 3799, punto indietro spezzato, tessuto F.lli Graziano, lino 6262 Melange

E così è che inizio a cercare tra le dune le assi buone di antichi relitti per erigere la mia casa.
Ci si dovrà passare un anno e sarà bene che venga fuori abbastanza grande. Con dieci o più finestre. So che inizieremo ricamando conchiglie, ma poi sarà tutto da vedere: mi lascerò guidare dalle idee casualmente trascinate a riva dalle mareggiate.

mercoledì 7 novembre 2018

Giuliana Ricama numero 25


Un post dedicato alla Rivista e alla Redazione di Giuliana Ricama, che sta pubblicando alcuni miei lavori, e che, sopra ogni cosa, sta crescendo con l'idea che di valori si nutrono le belle cose e che il mondo del ricamo abbia bisogno di una scossa e di un luogo che favorisca la comunicazione. 
C'è aria frizzante tra le scuole e i gruppi di ricamo, e tra gli attori di questo movimento Giuliana Ricama gioca un ruolo di riferimento importante.

Tra le pagine del nuovo numero, la cui circolazione è appena appena partita, stanno due vasi di lavanda, ricamati sui nuovi asciugamani di Conti & Molinari, che hanno degli inserti quadrati in crespo di lino. L'idea era di proporre un po' di quel punto pieno che suscita tanto interesse, abbinato ai soliti rilassanti punti.
Questa la copertina del numero 25, di cui vi sto parlando...



La collaborazione era partita con il precedente numero, in cui avevo proposto una ghirlanda con i miei soliti fiori, in una palette autunnale.




Con i nuovi colori della ghirlanda avevo poi ricamato il cuore di Un Alfabeto a Fiori, ma vi rimando al relativo post: Mescolare colori, disegni, idee, per maggiori informazioni!



mercoledì 31 ottobre 2018

Abilmente è il mio 31 dicembre


Quattro giorni da sola ad Abilmente mi sfibrano come una settimana di camminate in montagna. 
O almeno credo... 
Vado sempre in vacanza al mare.

Ho vegetato per una settimana, sguazzando come uno zombie nel disordine domestico e mentale, incapace di muovere un dito per riprendere la vita di sempre e di ricordare perché avessi scritto sull'agenda parole così difficili.
Eppure mi avete chiesto in tante un caffè e un tramezzino... Eh, eh! E chi l'avrebbe mai detto che qualcuno mi leggesse sul serio? 
Però adesso abbiate la clemenza di non commentare più sotto la vestibilità del grembiule della mia modella rispetto alla mia...
SI'! OK! VA BENE!
I lembi del grembiule su di lei quasi dietro si toccano, la cintura gira intorno alla vita e ne avanza un bel pezzo per un fiocco, i decori dipinti non si apprezzano in tutta la loro interezza...
Ma non l'ho uccisa solo per questo.



Dipinto, ovviamente, da Patrizia Silingardi
Ho fatto delle terribili battutacce sui suoi ciuffi, che sfidano la forza di gravità. 
Non invano.
Ad Abilmente è intervenuta una squadra dell'Università di fisica di Padova, in collaborazione con l'Istituto di Neurologia di Udine: pare che l'origine del fenomeno stia nella straordinaria ipereccitabilità del soggetto. Hanno dimostrato che ciuffi di pochi grammi, tagliati a distanza di ore, ancora sono in grado di accendere una lampadina. 
Ecco svelato come fu che il padiglione Ricamo Innovazione brillasse di più del Salone del Ricamo.
Insomma... Per non rimanere al buio, compratevi una Patrizia.
A dirla quasi seriamente, ce ne vorrebbe davvero una in ogni città.
Le sue foglie però sono cattive. Ma cattive come è cattiva una mamma, che lo fa per il tuo bene a farti un male cane.
Nel senso che ti impongono delle scelte. Non puoi usare quel colore lì che ti piace. 
No! Devi assecondarle. 
Ne devi trovare uno che ci stia in quel certo modo e che tu non avresti mai scelto. 
Ma poi scopri che non era male e ti chiedono perché stai sorridendo. 
La dittatura delle foglie.


L'iniziale è presa da uno dei manuali Shepard, ma purtroppo non c'è alfabeto completo!

Beh, ci siamo divertite in fiera.
Io, lei, la Gabriella dei Conti, la Laura della Cor:nice... Ci rimbalzavamo i visitatori l'una con l'altra e dai loro occhi ho capito che il divertimento era contagioso.
Grazie a tutte!
Anche alla mia vicina Giuliana Nucci delle nappe e non solo nappe. Anche con lei mi sono divertita un sacco. E le ho pure rubato un po' di nodi...



I miei nodi sfidano la forza di gravità come i ciuffi della Patrizia, ma non dovrebbero. E non accendono lampadine. Un giorno ce la farò, Giuliana!
Grazie anche alla mia autista-passeggera Emanuela. Ci siam fatte due risate. E dimenticato un sacco di cose in macchina. Le uniche espositrici che hanno rischiato di comprarsi il biglietto d'ingresso.

Il problema è che Abilmente è il mio 31 dicembre. 
Finisce tutto e ricomincia. 
Deve ricominciare. 
Ma non so bene come. 
Cioè forse lo so, ma imboccare una strada di incertezza fa sempre paura e fatica.
Ho lavorato al mio orticello di fiori per tanti anni. Non sapevo che avrebbe portato a questo. 
Intendo l'avvio di un lavoro quasi vero. 
Senz'altro vero dal punto di vista formale: con le spaventose scadenze di iva e parolacce simili impronunciabili, coniate da menti perverse e da una storia tutta italiana di frodi. 
Metterei l'obbligo di simulazione di una partita iva in tutti i licei. Bisogna che qualcuno, almeno una volta nella vita, ci presenti un conto.
Non ci ho dormito per mesi a sistemare gli aspetti fiscali del libro e quest'anno quasi non ho ricamato. Mi è scivolato l'anno tra le dita, mentre i progetti fallivano con una stanca scrollata di spalle. 
Mi gettai quest'estate sulla interminabile striscia umbra per ritrovare l'amore, un po' affievolito dai pensieri e da qualche violazione del mio orticello.
Ho sempre pensato che, nel momento in cui mi sarei attaccata con rancore a quel poco che avevo fatto, avrebbe voluto dire che in quel momento non avevo più risorse per il futuro. 
E' capitato. 
E' umano. 
Perché non avevo voglia di ricominciare tutto daccapo. 
Mi sembrava giusto poter girovagare per un po', spensierata, tra i fiori, senza pensiero alcuno. 
Non ci sono riuscita.
E forse è un bene. 
Sennò ci si adagia, ci si comincia a nutrire di nettare e di inebrianti profumi e a seguire i blandi ritmi della natura, facendo la fine della cicala.
Dunque lascio il mio orticello prosperare altrove. 
Salpo per altri lidi...
Cioè per i lidi veri e propri. Torno al mare. E ci starò per un po'. 
Me lo ha suggerito la Ricamatrice Ancestrale emersa dalle acque di Porto Badisco quest'estate, quando, sola, con le spalle ai girasoli e i piedi sugli aguzzi scogli calcarei a picco sul blu, ho gettato la mia malinconia tra le onde.
Credo che sappiate dove tenterò di andare a parare. 
Ma non è detto che ci riesca. 
Lo farò al mio solito modo spudorato, campion facendo e mostrando, senza segreti. Perché tanto non li so tenere.
Quel che sarà sarà.