martedì 13 settembre 2016

Passeggiare a Villa Buri tra natura, storia e ricami


Se abitate nei paraggi di Verona, Villa Buri potrebbe essere la meta da annotare in calendario  per sabato 24 o domenica 25 settembre.
Come ogni anno ormai è tradizione esserci, perchè per chi abita in zona Villa Buri è l'appuntamento con il ricamo per eccellenza.
Potrete trovare tutte le informazioni pratiche, gli espositori e le iniziative delle organizzatrici sul gruppo Facebook Magia in villa.

www.villaburi.it

Ho sempre partecipato come visitatrice e lo scorso settembre anche come espositrice. Siccome ci ho preso gusto... Ci sarò anche quest'anno!
Esporrò i miei ricami e proporrò i miei corsi, ma soprattutto mi gusterò il piacere di conoscervi o di rivedervi! E se, come è capitato ancora con mia grande sorpresa, il mio blog è stato di ispirazione per qualcuna di voi... Vi prego... Vi prego!! Portatemi i vostri lavori! Non immaginate quale gioia scoprire che il mio sforzo non è vano!

www.villaburi.it

Se avete un marito da incastrare che ama la natura e sottilmente odia i banchi del ricamo che voi amate, potrete proporgli una lunga (mi raccomando luuunga!) passeggiata sull'Adige, nell'annesso Percorso sensoriale, puntando sul reale connubio di arte/storia/natura che la Villa e il Parco offrono. 

Con me la Patty Patrizia, con i suoi ferri a fare la calzetta...


Certo una strana calzetta quella che fa lei... 
Siccome io parlo solo il ricamese, quando attacca coi suoi top down o con il decantare le prodezze dei  mitici ferri circolari, io mi immagino ora lezioni di volo acrobatico, ora esibizioni da circo e finisco sempre per non capirci gran che. Ma se voi parlate il magliese o l'uncinettese, oppure volete imparare questi curiosi linguaggi, venite a conoscerla. 
Gira voce che sia anche abile a sfidare le leggi della fisica magliesca, producendo maglioni senza cuciture. Io la guarderò da lontano per controllare che non si strozzi coi suoi stessi fili o che non si metta un ferro in un occhio, voi dovrete verificare che sotto sotto non sia tutta questione di magia nera.
A Villa Buri tra poco meno di due settimane!


martedì 6 settembre 2016

Ripartire con il ricamo


L'estate 2016 rimarrà nella mia storia personale come la prima estate in cui finalmente riuscii a fare vacanza, dopo 10 anni di bambini piccoli. Certo l'occhio non li perdeva d'occhio, ma per qualche istante magari sì, ben sapendo che non si sarebbero inconsapevolmente persi tra la folla e le onde. 
Per un paio di giorni addirittura si materializzò il sogno recondito di tutte le madri: Ciao mamma, andiamo a farci un sonnellino perchè siamo stanchi! Non ci avrei scommesso neanche uno spillino... Eppure, incredula, dopo dieci minuti di silenzio in cui pensai al peggio, li trovai stramazzati di traverso sui letti, in preda al sonno più profondo del mare. 
Cosa ho fatto in questo stato di semi-libertà?! No, non ho ricamato. 
Ho finalmente letto un paio di manuali acquistati tempo fa, impilato conchiglie, imbrattato un album di disegni con i pennelli. Tutto ciò ha certo a che fare con il ricamo, in un senso che spero evolverà nel futuro e di cui senz'altro vi renderò partecipi nel bene e nel male, ma non ho ricamato in senso stretto. 
Dunque è ora di rispolverare forbici, ago e ditale e di ricominciare... La scuola. 
Settembre significa scuola per tutti, direttamente o indirettamente. E la carica e l'entusiasmo del settembre mi sono sempre piaciute. Devo avervelo già detto... A settembre, puntuale come tante, vado a sfogliare i corsi della Royal School of Needlework, sognando di essere giovane, ricca e disinibita, prendere l'aereo e volare verso la più prestigiosa delle scuole. 
Quando riatterro sul tappeto di casa sono sconsolata, ma non troppo... La nostra tradizione è ricca e se è decentrata forse è perchè ci sono mille realtà, piccole e grandi, tutte degne di essere scoperte. E ragiono sulla ugualmente splendida opportunità di continuare ad esercitarmi, studiare i manuali e imparare nuovi ricami italiani, con un'apertura verso le tendenze straniere, di cui la rete ci regala la conoscenza.
Attraverso Facebook arrivano in massa le notifiche di vecchie e nuove scuole che riaprono i battenti, offrendo un servizio prezioso alle realtà locali.
E così anch'io mi trovo a riprendere le mie attività e a proporre a voi i miei corsi, nella modalità di sempre, con qualche novità a venire.

Anche quest'anno devo la mia gratitudine all'Associazione Fantasiarte, che mi supporta dal punto di vista organizzativo, fiscale e motivazionale. Proprio ieri ho incontrato lo staff per la riapertura della nuova stagione e vi confesso che ad ascoltare le novità mi sono trovata a sognare di frequentare tutti i corsi in programma...


I miei corsi di ricamo ripartono al lunedì mattina, presso la sede di Via Oberdan di San Bonifacio. Lunedì 26 settembre, con l'apertura della settimana di prova gratuita dell'Associazione Fantasiarte, vi invito in tale sede. Esporrò i miei ricami e intratterrò i presenti discutendo le mie fonti e il riporto del disegno su tessuto. 
Riprendono anche i corsi intensivi, che io davvero adoro per quello speciale ed esclusivo clima di complicità, entusiasmo e intesa che si crea nella condivisione di un intero fine settimana dedicato a questa nostra grande passione. E' successo, nell'anno appena trascorso, che gruppi isolati fuori sede mi abbiano invitato nelle loro città a condurre il corso. Serbo il ricordo splendido di ciascun viaggio.


Nella sede di Arcole (a pochi passi da San Bonifacio e circa 25 km da Verona), ho in programma i seguenti prossimi corsi intensivi:

Base1 (Avvio al ricamo classico): sabato 8 e domenica 9 ottobre

Base2 (Lettera fiorita): sabato 22 e domenica 23 ottobre

A grande richiesta arriverà a novembre il Corso sulle iniziali a punto pieno, al quale però dedicherò un post più avanti.
Chiunque sia interessato a ricevere i programmi o ad avere informazioni sulla possibilità di organizzare i corsi in diversa sede può inviarmi una mail a elisabettaricami@gmail.com.

E che siano i miei corsi e lo vostra attuale scuola di ricamo a farvi riprendere l'ago in mano, non mi resta che augurarvi un buon inizio e un fervido anno scolastico!

venerdì 26 agosto 2016

La scuola incombe, ma noi scappiamo


L'inesorabile settembre è alle porte, ma noi domani scappiamo ad annusare il mare per illuderci che le vacanze non siano finite. Vi lascio però con un'ideuzza dal sapore scolastico, che rievoca il discorso sulla scrittura lasciato in sospeso nel post precedente. 
Lui mi guarda sospettoso quando gli spiego che non lo obbligo a scrivere, ma che gli concedo il piacere quotidiano di scrivere...


Io così sono riuscita finalmente ad usare la gamma DMC 930-932, che punto spesso e che mai riesco a usare. Peccato per la stoffaccia... Ne avevo comprata parecchia e mi sono imposta di usarla. Purtroppo, avendo una percentuale di sintetico ed essendo molto cedevole, non sono riuscita a tenere bene i contorni.
Ma il progetto del copriquaderno mi ha entusiasmato e ne ho già in mente un altro paio...


Con settembre tornerò proponendo tre date per tre corsi intensivi... A prestissimo!

giovedì 18 agosto 2016

Così sentenziò lo Stregatto


Quando ho iniziato a cercare contenuti aventi come oggetto la creatività, mi sono imbattuta in una serie di filoni della manualistica che sconfinano nel potere di governare la propria mente e i propri sogni e nell'esercitare l'arte della frode attraverso il marketing. Ho dovuto quindi scartare numerose opzioni di dubbia validità e crearmi uno scaffale che contenesse solo ciò che io ritenessi serio. Perdersi in tali meandri si è rivelata comunque un'esperienza divertente e costruttiva, occasione di grasse risate e riflessioni amare. In questo strano e variegato ambito prosperano (in realtà forse solo all'estero) i coaching, anche in campo artistico. I clichè che usano per proporsi sono simili. Alcuni infastidiscono, altri fanno sorridere per la geniale ed efficace combinazione di idee. Uno dei clichè ampliamente sfruttato è la conversazione di Alice con lo Stregatto, a cui non avevo mai prestato attenzione per la mia profonda ignoranza, oppure perchè non era ancora tempo. Sono sempre più convinta che gli imput arrivino solo quando siamo pronti a riceverli. Ho riletto libri che mi entusiasmavano nel passato con atroce noia e mi trovo ora a considerare attività che allora mai avrei immaginato. Semplicemente... si cambia.
http://kidsuniversityverona.it/progetto/

Non voglio banalizzare tutto, ma davvero avere chiara la meta fa la differenza. Quanto scioccamente intuitiva è una considerazione del genere e allo stesso tempo incredibilmente difficile da mettere in pratica? Ci sono mostri del passato che amano scorazzare tra i nostri neuroni, in agguato, pronti a materializzarsi in immagini inconsce, che ci condizionano inconsapevolmente, oppure consce, che ci fanno sussultare scocciati. Intrappolare i mostri tra le sbarre della consapevolezza aiuta a vedere la meta senza che essa venga screditata, ridicolizzata e banalizzata dalla loro presenza.
Anita, forse ve l'ho già detto, dall'alto dei suoi 10 anni ormai fiuta le occasioni buone per rifilarmi una stoccata e quando attacco con discorsi simili scimmiotta imbarazzo dicendo che divento melodrammatica. Vi risparmio dunque ulteriori commenti e vi rimando al libro La via dell'artista di Jiulia Cameron, che ho trovato un po' troppo spirituale e dispersivo, ma che di fatto mi ha messo all'opera e mi ha fornito di uno strumento potentissimo di riflessione quale è la scrittura privata; a Scrivere zen, di Natalie Goldberg, che ha congelato lo scorrere vacuo e frenetico del tempo, facendomi riflettere sulla possibilità di vivere tre volte la propria vita vivendola, scrivendola e rileggendola; a Scrivere fa stare meglio di Louise De Salvo e Scrivi cosa ti dice il cuore di James W. Pennebaker, che evocano e in parte dimostrano la possibilità che scrivere sia terapeutico; a Prevedibilmente irrazionale di Dan Ariely, che è semplicemente fantastico.
Solo un paio di precisazioni:
- Le traduzioni italiane dei titoli sono criminali. Dietro a titoli dal sapore melodrammatico si celano lavori di tutto rispetto e a volte ricerche universitarie.
- Potrei essere stata nel momento giusto per apprezzare questi testi e voi potreste non esserlo: non delapidate il vostro patrimonio per colpa mia! Io li ho presi tutti in prestito in biblioteca!
- Il beneficio che ho tratto dai testi non è l'intenzione e la motivazione a scrivere così come scrivo il blog o di più e quindi un consiglio di lettura per aspiranti scrittori. Gli scrittori per me sono merce rara di altro genere e io non mi sento minimamente parte di detta sacra cerchia. Parlo di uno strumento di riflessione che io sto usando per potenziare e valorizzare i miei progetti sul ricamo e per indirizzarli verso strade da me mai esplorate e anche per fini strettamente personali.


Veniamo a noi! Quello che potrebbe risultarvi utile di questo ricamo è capire in quale modo possiamo eseguire scritte di ridotte dimensioni in modo preciso e leggibile. Per darvi un'idea, le lettere A e O minuscole hanno un diametro di circa 4mm. Ho provato a ricamare la conversazione di Alice con lo Stregatto con un filo di mulinè e con quello che Trish Burr chiama lo split stitch. Non vi sto ad annoiare, ma pare ci sia discrepanza tra lo split stitch che noi traduciamo con punto risparmiato e con lo split stitch che ho ricamato io e che altro non è che un punto indietro che, anzichè terminare là dove termina il punto precedente, lo spezza leggermente. Io lo chiamo punto indietro spezzato, ma non so se in italiano ha un riferimento legato a qualche tradizione.
Ciao a tutti! E buone vacanze a chi ancora deve partire!
Elisabetta

lunedì 18 luglio 2016

Ricamare con la parte destra del cervello


Che Betty Edwards mi perdoni se ho falsato il titolo del suo incredibile libro per dare un nome a questo post! Disegnare con la parte destra del cervello tecnicamente è un manuale di disegno, ma per i profani della matita è un libro che insegna a vedere e a scoprire abilità nascoste del nostro intelletto. 
Mi imbattei per caso nel suggerimento di lettura un paio di anni fa, proprio su un blog di ricamo di cui purtroppo ho perso i riferimenti e, dopo averne testato la validità, mi trovo ora a fare il mio dovere. Perchè quando uno strumento ha valore, si ha il dovere morale di prescriverlo.
L'autrice del blog raccontava di come questo libro le avesse cambiato la vita, ma rimaneva sul vago sul come e sul perchè. In un certo senso ha cambiato anche la mia. 
Meglio potrei dire che ha innescato una reazione a catena per la quale ho gettato a mare alcune insicurezze e ho iniziato a rivalutare le mie abilità innate, per riversarle nel ricamo, visto che in quello, e non nei pennelli, alberga la mia anima. 
Betty Edwards era un insegnante di disegno che non riusciva ad insegnare come avrebbe voluto. Non vedeva nei suoi alunni quel miglioramento che si aspettava e dalla frustrazione che ne scaturì si mise a studiare il funzionamento del cervello e, in particolare, l'inibizione che procuriamo alla parte destra del cervello con il potenziamento scolastico delle abilità proprie della parte sinistra (verbalizzazione, classificazioni, specializzazioni,..). La nostra destra, che avrebbe abilità di completamento, spazialità e coordinamento verrebbe inibita. 
Mentre lo leggevo mi venne in mente una passeggiata in un parco che facemmo con i bambini. Nel parco era compreso un percorso della salute e ci trovammo di fronte ad una trave. I bambini si misero a camminarci e a scivolarci sopra e anche noi. Cercavo di spiegare come stare in equilibrio, ma al di là dei piccoli accorgimenti che tutti conoscono mi trovai dopo una decina di tentativi a stare in equilibrio e a non saper spiegare come riuscissi a farlo. 
Non vi viene in mente quel necessario e lungo e a volte noioso esercizio che serve alla mano (alla mente!) per diventare sempre più brava ad allineare i punti, eseguirli tutti uguali, mantenere una tensione costante? 
Se ho ben inteso quanto spiegato dalla Edwards sarebbe proprio il nostro cervello destro a elaborare le informazioni e gli insegnamenti per metterli insieme per farvi stare in equilibrio e darvi la giusta... mano.


Ma c'è di più! L'autrice sostiene che qualunque adulto normodotato possa imparare a disegnare bene. Chi sin da piccolo sa disegnare avrebbe certo anche doti innate, ma più semplicemente avrebbe imparato a vedere senza farsi condizionare dagli stereotipi. 
I nostri occhi comandano il nostro braccio. E Disegnare con la parte destra del cervello è un manuale per imparare a vedere. Ho eseguito gli esercizi della prima metà del libro, perchè al momento non mi interessava andare oltre, ma consiglio l'esperienza, anche se non avete intenzione di imparare a disegnare. Cambia davvero il vostro punto di vista! E sapere che se vi impegnate potete fare quello che volete non diventa solo una frase fatta, ma un potente farmaco per la vostra autostima!
Tra l'altro dovrebbe essere di facile reperibilità in biblioteca: nel Sistema Bibliotecario della Provincia di Verona c'è tutta una serie di edizioni vecchie e nuove a cui attingere. 


Il lavoro fotografato in questo post non ha niente a che vedere con la recensione del manuale, ma le matite sanguigne Rembrandt sono state il mio punto di riferimento per elaborarne la palette e allora ho colto l'attinenza con lo strumento da disegno per parlarvene, infine.
Avevo rimandato abbastanza! Come vi dicevo, infatti, la mia esperienza con il manuale risale a due anni fa e da allora mi sono tuffata con gran entusiasmo nel filone dei manuali creativi e non vedo l'ora di rendervi partecipi delle mie scoperte!


Non chiedetemi come ho fatto ad incollare la cartellina. Un esperto morirebbe dalle risate o dal disgusto a vederla da vicino. Ma mi sto organizzando per fare un corso serio!
A presto!

venerdì 24 giugno 2016

I fiori di Saluzzo e altre storie floreali


Troppo belli i fiori di Saluzzo, per non tentare di immortalarne colore e forma, prima che la natura crudele faccia il suo corso.
Con i bambini quasi tutti al mare e con la ferma decisione di ripartire da me stessa, almeno per un po', mi regalai un paio di giorni di ricamo frenetico ed uno di oggetti personali.


Cucii l'ovale con uno zig-zag fitto e mi dispiace che i miei dissidi con la macchina siano così vistosi.
Ma mi ero fissata l'obiettivo di finire tutto in un giorno e non volevo scocciature di finitura. Comunque dimenticai ben presto il mio nemico numero 1 (la macchina da cucire), perchè all'orizzonte apparvero i garofani arancio screziati, che ancora mi fanno fumare le orecchie. 
Provai di tutto e disfai di tutto. 
Mi risolsi infine a mescolare due tonalità di arancio e di usare il cast-on stitch (punto vapore festonato?) per rendere la petalosità frastagliata di questi tanto dannati quanto aggraziati fiori.


Non mi fermai alla sola iniziale.
Proprio mentre mi dedicavo a combattere l'impulso di dar fuoco ai garofani, uno spasimante segreto mi regalò un secondo bouquet, sussurrandomi di ricamare il mio nome, che è così bello...


Sì, è una bugia, d'accordo. 
Ma nei film succede e c'è anche la colonna sonora di accompagnamento (e io in effetti ricamavo con la musica di Radio Italia in sottofondo).
Il bouquet della Lory appariva maestoso e con un ultimo giorno a disposizione dovetti assolutamente approfittarne. Anche perchè credo che i fiori non si possano congelare come le lasagne e io ero sul punto di partire per una settimana. Lei poi aveva assicurato al fiorista che io avrei preso spunto dalle sue creature e non potevo sottrarmi a questa grossa responsabilità.

Li avete notati, vero...?


Bestiacce! I garofani!
Ancora garofani! 
Ditemi voi come potevo aggiungere quel delizioso spruzzo di porpora, senza alterare il candore dell'avorio?!



Dalle viscere arrivò l'impulso a provare a tingere il mio solito DMC 746 con una punta di rosso per seta...
Se il disegno non è molto bilanciato è perchè ho fatto una cosa che, se fossi stata in possesso delle mie facoltà mentali, non avrei mai fatto: ho disegnato direttamente i riccioli sulla stoffa, dopo aver riportato la scritta. Un momento di piacevole follia.
Non lo laverò fino al dopo Villa Buri, ma poi vi farò sapere che cosa ne sarà di tutto ciò e dei filati House of embroidery che ho usato per questa scritta, ad un lavaggio a 90°...


Forse potevo anche esagerare di più col rosso.
Per la cronaca, prima di ricamare ho lasciato asciugare e poi stirato il filato per fissare il colore. Si sa mai...
Ho ricamato le ortensie con il punto vapore ad asoletta e... Mi piaaaaceee!!

Riguardo i filati House of embroidery, ho perso ufficialmente la testa per loro! 
Li avevo conosciuti da Rosella, presso la sede di Manufacta, in cui comprai anche i bottoni in avorio vegetale (pianta Tagua) che usai per le bombonierine di Vinovo. 


Ogni tanto il delizioso salone di Rossella ospita qualche mio corso intensivo e, se avete la fortuna di abitare nei paraggi... Non perdetevi un giro in Via Cadrega!


venerdì 17 giugno 2016

Cucire scatole a Valdagno


Abbiamo portato le nostre chiacchiere a Valdagno, invadendo la quiete del negozio-laboratorio in cui opera Il Cerchio Ricama. Se le cercate su Fb nella pagina del Cerchio Ricama, troverete le foto di diverse scatole ricamate; quelle stesse davanti cui rimanemmo pietrificate a bocca spalancata ad Abilmente. Personalmente rimasi affascinata dalla loro solidità dirompente.
Strappai allora a Carla la promessa di insegnarci a compiere il miracolo e infine, dopo mesi di aspre battaglie con gli impegni del fine settimana, riuscimmo ad incastrarla. 
Ciascuna di noi ricamò quel che le parve. Io colsi l'occasione per sperimentare un filato sfumato n°25 Atalie che comprai a Vinovo da Bernadette Baldelli e decisi di ricamare una M, presumibilmente per il marito Matteo se si comporta bene e quindi per Mario. Disegno tratto da Il libro delle lettere (Babbi Cappelletti).


Una terapeutica divagazione con le montagne sullo sfondo.
Insegnamenti chiari, appassionati e precisi e una compagnia di quelle in cui tutte sanno di cosa si sta parlando e quindi non di solo ricamo.
Se volete imparare a cucire scatole... Cucitele a Valdagno!


Ce l'ho fatta, Carla, ad espugnare l'ago ricurvo! Ho preso il ritmo e ho lavorato come un'ossessa per tutto il fine settimana!

mercoledì 15 giugno 2016

Ricamare per sorridere


Questo è il post promesso sui Rapidi ricami per rapide federe. 
L'ho ribattezzato Ricamare per sorridere, perchè tra un ricamo immane e l'altro dobbiamo imporci di eseguire dei nonnulla, su materiali poveri o che dovranno subire spesso le angherie della lavatrice, per assaporare la loro presenza nelle faccende quotidiane e, incontrando il loro sguardo, sorridere e lasciare che ci addolciscano la giornata. 
Sembra solo un decoro superfluo, ma ben sappiamo contenere ricordi e tempo affettuoso regalato.
L'errore più grosso che la ricamatrice rigorosa possa fare è pensare che ogni lavoro debba essere progettato a partire da materiali illustri. E' tanto vero che arredi molto lavorati vadano eseguiti su tele pregiate per non vanificare ore di lavoro, quanto che piccoli motivi possano essere piacevolmente ricamati su qualsiasi supporto vi capiti sottomano. 
Non mi sono conteggiata, ma credo di non aver impiegato più di un'ora per terminare la A di Anita. Posso permettermi di buttare un'ora su una federa da supermercato del valore di 5 euro? Si. E ve lo dimostro.



Non ricordavo più dove avessi messo queste foto, mai postate. 
Ripercorrendo a ritroso nel tempo le cartelle archiviate, scopro che sono di fine 2012. Ritraggono le iniziali di Mario e Alfredo su due federe dell'Iper Famila.
A distanza di 4 anni il ricamo è perfettamente intatto, forse solo leggermente sbiadito e spelacchiato. Sicuramente ha tenuto di più del bianco, che in men che non si dica trasformo in una delicata tonalità di grigio.
Ho sorriso molte volte, facendo i letti, a queste due federe.

Perchè materiali poveri? Perchè rischiate di non usarle, le federe, se ci avete lavorato per più di una settimana, orlando un costoso lino a mano. 
Non sempre bisogna ricamare per le occasioni speciali. Le occasioni speciali sono rare.

Ovviamente ci spetta l'arduo compito di mascherare lo scempio delle confezioni industriali...
Per la federa di Anita (ottima perchè provvista di comodi bottoni a pressione) ho applicato un pizzo sull'inguardabile doppia cucitura della tagliacuci.
Prese dalla scarsa necessità di pianificare ogni vostro gesto per non guastare un oggetto prezioso potreste addirittura darvi all'aggiunta di qualche ricciolo direttamente sulla stoffa, come mi sono incredibilmente trovata a fare sulla A...


Volevo testare un filato sfumato House of embroidery, di cui presto vi parlerò, e che tanto mi evocava le ortensie. Lo so che ultimamente si trovano ortensie dappertutto nel ricamo, ma anche fuori, nei giardini, ti chiamano a gran voce e proprio non si riesce a resistere.


Potreste usare questi oggetti di poco conto come campionario di prova per idee pazze che vi saltano fuori mentre vi lavate i denti, oppure prendete con la testa l'anta dello scolapiatti che non vi decidete mai a chiudere.
E' così che sono nate le asole della prima federa di Anita, piaciute tanto a Vinovo. Sono davvero una sciocchezza, a pensarci.


Quella specie di punto quadro che vedete sull'orlo è un punto a macchina, con l'ago lanceolato, e anche le asole sono state fatte a macchina, con il venerabile piedino automatico per asole. Nel caso decidiate di confezionarle voi, dunque... Rapide cuciture per rapide federe

venerdì 10 giugno 2016

Intaglio sì, ma Richelieu


Ho delle amiche che dal punto di visto umano sono integerrime e non fanno discriminazioni di sorta. Amano il prossimo, qualunque forma, colore e tendenza egli abbia. Eccetera. 
Mi cadono sull'intaglio e sul punto raso. 
Li odiano e li discriminano, con una punta di orgoglio integralista. Osano pronunciare ad alta vocae l'intenzione a non volerli provare mai.
Non so che cosa abbiano fatto nella loro lunga e gloriosa esistenza l'intaglio e il punto raso.
Eppure soffrono di questa emarginazione su larga scala (almeno nel mio distretto). 
Può essere che la svalutazione di alcune cineserie da bancarella li abbia un po' involgariti, ma non mi spiego.
E' pur vero che esiste intaglio e intaglio, ma sono i disegni a fare da padrone.
Dal punto di vista tecnico preferisco il Richelieu, con le sue adorabili barrette pippiolose. Il pippiolino fa dannare le principianti (mi ci vollero alcuni mesi), ma quando arriva l'illuminazione è come trovare l'equilibrio in bicicletta: diventa viscerale e non lo si perde più. Avevo notato un bellissimo lavoro sul libro Punto antico disegnato di Giusy Federici. Ironia della sorte mi trovai, poco più in là, a rammendare una tenda antica che aveva lo stesso disegno, ma deformato... Quasi stilizzato.



Subito mi venne in mente un paragrafo di Ricami italiani antichi e moderni di Elisa Ricci, che spiegava come i disegni dei libretti in mano alle nobili spesso venissero copiati nei lavori contadineschi e quasi sempre fraintesi, deformati, sconciati. Trovò sirene, aquile, cervi che avevano perduto lungo la via la coda, le corna, le ali...


Ma le mie tendine per la cucina (che è dieci anni che le progetto, ogni mese con una tecnica diversa), non erano partite dall'intaglio, ma da un disegno che in embrione mi aveva entusiasmato e che inesorabilmente col tempo si era trasformato in un incubo.
Ricorderete quanto fossero venute belline le more della lampada... Ecco. 
Credevo, io sprovveduta, che non potessero che venire bene anche gli altri fruttini. E invece tutti quei colori forti e scolastici, mescolati tra loro, mi avevano guastato il sonno per settimane.
Contro ogni previsione ottennero a Vinovo un certo consenso che placò il mio umore cattivo e adesso le sfacciate ammiccano tronfie dalla finestra.


giovedì 9 giugno 2016

Il nuovo Rakam!


C'è un nuovo Rakam in edicola! Nuova Casa Editrice, nuovo staff... Beh, staff non del tutto nuovo! Uno staff che ha avuto già un Rakam tra le mani e che può vantare esperienza sul campo.
Mi ritrovo in ritardo a pubblicizzare la pubblicazione, ma Orso mi ha scombussolato la vita.
Sul numero di maggio è illustrata la mia borsetta bianca, con disegno e spiegazioni.
Sul numero di Aprile...


Un gran in bocca al lupo alla neonata rivista d'epoca e... A rileggerci!