sabato 21 febbraio 2015

Abissi marini


Sembra dipinto?! Lo è!! 
Pittura e confezione sono di Michela e Nicoletta. Io ci ho messo un po' di ricamo e... Adoro le stelline! Adesso vi racconto da chi le ho copiate.



Tempo fa, girovagando tra i blog oltreoceano, mi imbattei in una moda curiosa e attraente: la moda dei pebbles. Sassi. Sassi ricamati.
Le parole chiave per farvi una cultura in merito sono Encrusted calico ed embroidered pebbles.
Prima però vi mando al blog Arte Escapes, perchè mi sembra giusto ammettere il furto delle stelline dallo splendido lavoro dell'autrice del blog e linkare la fonte.
Andate anche a vedere la gallery della Pebble adventure e osservate il sistema di intrappolamento di oggetti tra le pieghe della stoffa, che produce un eccezionale sistema tridimensionale di illusioni e di supporti per il ricamo.

Di seguito, invece, il prospetto globale di quella che diventerà una lampada per una casa al mare. Le alghe sono ottenute ricamando una semplice filza e un ripasso con nastro di organza. I coralli... A punto corallo!





martedì 17 febbraio 2015

Un appuntamento da non perdere!


Condivido con immenso piacere l'iniziativa della mia cara amica Donatella, che coniuga l'amore per il ricamo con le bellezze artistiche della splendida Mantova, in un appuntamento unico, originale e sicuramente divertente. Perchè diciamocelo... Non c'è niente di più bello, per noi che abbiamo questa sana fissa del ricamo, di avere una scusa per ritrovarci a parlarne e ancora e ancora, con la consapevolezza di essere capite! E se l'occasione comprende anche la visita al regale Appartamento di Isabella D'Este e la location è un rilassante agriturismo (http://www.cortesangiovanni.it/) ... Cosa si può volere di più?!
Ecco a voi il programma...


venerdì 13 febbraio 2015

Rouyer 260


Era tra i propositi per l'anno nuovo... Due nuove iniziali imbottite, finalmente!
Questo è un altro alfabeto Rouyer, ma del libretto n°60. Stava tra le cose da fare, ma nei miei sogni era posizionato su di un asciugamano di una tessitura artigianale, con ovale predisposto, che sta nel mio armadione da tanti anni in attesa di essere ricamato. Siccome sarebbe una cosa per me, slitta di anno in anno...
L'asciugamano in questione, invece, è dedicato ad una nascitura. Ho composto il monogramma intrecciando i fiori con una leggera modifica rispetto ai disegni originali.


Il Rouyer 260 mi era rimasto nel cuore, al di là della sua bellezza, perchè, sfogliando per la prima volta Il libro delle cifre ricamate della Babbi Cappelletti, mi saltò all'occhio un lavoro antico su cui campeggiavano le due iniziali estratte dallo stesso Rouyer 260. L'entusiasmo di conoscere la fonte da cui la ricamatrice trasse il disegno mi ha catturato, dando una vita speciale a quel lavoro, tutto sommato più semplice delle altre meraviglie fotografate nel libro. Eccole... Ahimè decisamente più perfette delle mie...


E lo stesso alfabeto deve essere piaciuto anche alla mitica Mary Corbet di Needle'nthread, che lo ha egregiamente stilizzato, per una fruizione immediata (lo trovate qui).

venerdì 6 febbraio 2015

L'erbario di Basilius Besler


Questo non ve lo avevo ancora mostrato! Mi è saltato all'occhio proprio ieri sera, mentre, a proposito di polvere (...), notavo l'implacabile stratificazione depositata sulle mensole e sui quadri.
E' precedente alla S di Siena e alla M di Mario e ci sono degli errori che mi hanno aiutato a migliorare la tecnica. Però ci sono affezionata, perchè ho sudato sette camicie nel ricamarla. E' il mio punto di svolta: l'incipit a telaio. E chi mi conosce personalmente sa quante castronerie di rivincita del tessuto in mano ho sempre promulgato.


Ho copiato disegno e sfumature dall'Erbario di Basilius Besler, che mi fu regalato ai tempi della botanica. Ho capito l'errore che nel fare questo lavoro non riuscivo a formalizzare, soltanto ricamando la M di Mario: mai saltare una sfumatura. Se si è scelta una gradazione di colore, per rendere una porzione di petalo (e quindi nel caso di elementi naturali, non disegni artistici), l'effetto a macchie si può evitare usando la gradazione esatta, senza salti bruschi. Un'altra cosa che ho imparato è l'uso indispensabile degli scuri per la resa della tridimensionalità. Inutile dire che tutto ciò, al di là dell'esperienza che si può fare, è perfettamente formalizzato in Colour confidence in embroidery di Trish Burr.

venerdì 30 gennaio 2015

Silk (!?!) ribbon embroidery


No! No! Siamo oneste! Non è silk ribbon! E' rayon ribbon embroidery, perchè i nastri sono al 100% in pura nobile fibra di rayon!
Però... Però li ho tinti con colori per seta, quindi potrei far passare l'inganno del silk coloured ribbon embroidery. Ma so che voi non vi frego, quindi mi conviene dire a tutte come stanno le cose.
Mi serviva un ricamo per partecipare al  tanto atteso progettone-borsa-della-Patty con l'Associazione Filitralemani. Non avevo avuto tempo di farlo e sono arrivata all'avvio della cosa senza il necessario. Ho ammirato nostalgica i ricami delle altre e braccato la Patty per sapere come procedere all'assemblaggio di pezzi che non avevo e sono tornata a casa sconsolata.
Il giorno dopo ho deciso che dovevo fare qualcosa. 
Recuperare un vecchio ricamo a punto croce? No, no! Non mi sarei più scollata di dosso le frecciatine della Gabry... 
Recuperare vecchi ricami abbandonati? No, non avevo stoffe in tinta. Niente. 
Mi toccava farne uno nuovo, ma veloce, veloce... Veloce, veloce.
Avevo giusto tinto inutilmente pochi giorni prima un nastrino (quello in pura nobile fibre di rayon...) con dei colori per seta, un po' per fare un esperimento, un po' per realizzare un campione, e quindi è normale che mi sia venuto in mente il silk ribbon.
Allora ho disegnato la solita E Rouyer254, di getto, su un brandello di lino damascato della Tessitura Giaquinto e, sempre di getto, con una certa entusiasmante foga che non mi prendeva da un po', mi ci sono gettata sopra.


Ho ragionato poco e tutto è venuto da sè. Non c'è continuità di colore perchè avevo pezzi tinti con sfumature diverse, non sufficienti a coprire tutte le parti dell'iniziale. Con pazienza avrei potuto usare qua e là, usando un po' di giudizio, i diversi colori, ma la pazienza e il giudizio in quel momento amoreggiavano altrove, forse al cinema, o in una sala da ballo, e comunque decisamente lontano da me. Durante la loro assenza ho ricamato le rose e le foglie delle rose con i nastri. Mi spiace non aver fatto la foto del risultato.
Quando, il giorno dopo, sono tornata in pieno possesso delle mie facoltà (e aver duramente bacchettato pazienza e giudizio in egual misura), ho aggiunto quelli che, secondo me, sono i dettagli che fanno la differenza: tralcetti a punto mosca a due fili di mulinè e nodini panna con un vecchio perlè.
Mi hanno invece messo in crisi i nodini al centro delle rose. La prima versione fu gialla, la seconda rosso-bordeaux. In foto rende decisamente di più la gialla, ma dal vivo l'abbinamento con le stoffe era reso meglio dal rosso.


Perchè ho usato i nastri di rayon? Perchè quelli di seta, tinti a mano da Di Van Niekerk, e che ho comprato in fiera, sono così belli che tremo all'idea di usarli. Non li avrei certamente usati per questo lavoro, perchè non sapevo che cosa sarebbe venuto fuori e poi... Poi, al di là dell'alto valore di qualità e quindi di prezzo, non riesco a usare cose per le quali è troppo difficoltosa la reperibilità.
Se qualcuno conosce un fornitore di nastri in seta dalle mie parti, non esiti a scrivermi! Non si può comprare on-line un metro di nastro in seta, perchè hai finito quel colore! Allo stesso tempo non ne puoi ogni volta comprare quantità industriali!
E il doppio raso? Credo che sia troppo spesso per farlo passare attraverso la stoffa, ma... Vi saprò dire.

C'è solo una soluzione... Ragazze di tutto il mondo... Vabbè, italiane! Riprendete in mano gli aghi! I fornitori non riassortiscono più le partite terminate e le mercerie si stanno impoverendo! Non c'è più mercato!

Comunque, esco dall'eperienza del rayon ribbon con questa breve serie di promemoria:
- non lasciare che pazienza e giudizio fuggano ancora dalla gibbosa cella cerebrale (proposito tanto prezioso quanto effimero);
- usare nastri almeno di poco più pregiati, nonostante le prevedibili proteste dei rayon fan club;
- provare a tingere i suddetti nastri, perchè questo aspetto sfumato e vintage mi piace parecchio;
- trovare il tempo per fare altri lavori del genere...
Ok, lasciamo perdere.
Ciao care!

domenica 25 gennaio 2015

Una nuova palette per i fiorellini


Era partita per essere ricamata con tonalità di beige e un accenno di rosa, ma la lavanda implorava il lilla e, nonostante lo sfondo più scuro dei miei soliti lini, hanno vinto tonalità molto pallide e anticate, ma colorate.


Dovessero interessare a qualcuno, le riporto più sotto. Le annoto anche per me, perchè i foglietti degli appunti scompaiono al primo alitar di vento, mentre il blog è sempre a portata di mano. Il mio pc è in un oscuro angolo della casa, ma ormai il monitor è come una finestra aperta sul mondo, che stranamente visualizzo come un abisso, anche se luminoso, che sprofonda verso il basso... Seguo forse inconsapevolmente il percorso dei cavi?!
In qualche parte, laggiù, nell'etere, tra brutture, meraviglie, miserie umane, idee geniali, ideali grandiosi e davvero di tutto e di più e ancora di più dell'immaginabile (nel bene e purtroppo ancor più spesso nel male), è ospitato il mio blog, come estensione della mia casa. La cosa fantastica è che, a differenza degli spazi al di qua dello schermo... Laggiù la polvere non si accumula mai!

Distinte per fiori e secondo la numerazione DMC:
- rose: i soliti 224 e 948, con il 3011;
- hollyhock: 224, 948, 3012;
- lavanda: 452, 647.









lunedì 19 gennaio 2015

Ancora una piccola applicazione


Post veloce veloce, per una applicazione proprio piccola piccola, in shantung di seta. Il disegno completo, visibile più sotto, proviene da un album di Disegni per corredini di Mani di fata. quindi, anche se ho modificato qualcosa, non posso postarvi l'originale.


E, visto che siamo in tema di neonati, ecco le solite roselline e un nome a punto erba (a un filo) su un bavaglino rifinito a punto festone.




lunedì 12 gennaio 2015

Bambine all'asilo


Trovo Letizia un nome delizioso e il gioco delle zeta divertente. Purtroppo nelle mercerie non mi riesce di trovare un set asilo (asciugamano + bavaglia) monocromatico e senza banda in tela aida. Dunque ho preso uno di quelli con la tela aida intessuta (non applicata) e ho creato io un risvolto in tessuto ricamato, coprendo la banda aida. Mi raccomando! Non cucite alla spugna anche il bordo inferiore della vostra banda applicata! Questo per permettere al ferro da stiro di passare sotto la banda: altrimenti sarà impensabile stirare la stoffa dal rovescio, disgraziatamente spiattellando le povere rosellin! Questo è il motivo, al di là del gradevole effetto decorativo, del perchè ho aggiunto un pizzetto proprio al lembo inferiore.
Il font usato per Letizia e il Rochester, novità di dafont molto interessante.


Questi gli asciugamani di Anita e Lia, due sorelline, non finiti perchè se ne occuperà la loro mamma. Più sotto il motivo della tenda dello stesso bagno, ricavato da un elemento della piastrellatura. Il font, in questo caso è il solito Abbeyline.




giovedì 8 gennaio 2015

Applicarsi alle applicazioni


Mettendo a posto le cartelle dei lavori dell'anno appena concluso, sono saltate fuori alcune foto di lavoretti non ancora postati. 
Ho sempre ammirato chi riuscisse a coniugare il ricamo con l'applicazione di cotonine o brandelli di tessuto vario. Se fossi una quilter, mi dedicherei senz'altro ai Baltimora (credo che si chiamino così) e cioè quei quilt che partono con la composizione di quadri ottenuti con applicazioni e poi trapuntati: per intenderci, i lavori che portano avanti le protagoniste del film Gli anni dei ricordi. Al contrario non amo le applicazioni rifinite col punto festone. 
Ma la realtà è che ho sempre odiato lavorare con piccoli pezzi di stoffa, perchè sono sempre stata sostanzialmente una ricamatrice da divano e mi sarebbe riuscito difficile gestire la rabbia di cercare i pezzi tra i cuscini. Adesso ho un po' di tempo per spostare la mia postazione di lavoro da una parte all'altra della casa e, incoraggiata dalla facilità dell'esecuzione del gufetto bagnino di Alfredo, mi sono lanciata nel provare qualche altra applicazione. Ulteriore non trascurabile fonte di ispirazione fu lo sfogliare in fiera un libro di un'autrice giapponese, intitolato Quilt Story (Yukari Takahara). I suoi personaggi hanno movimento, espressione ed è rimarchevole come sia riuscita ad utilizzare scampoli di ogni sorta. I suoi punti forse sono un po' frettolosi, ma le si perdona tutto, soprattutto perchè mette in mostra i suoi tentativi, evidenziando come uno stesso soggetto muti d'aspetto se abbinato a sfondi diversi, tessuti particolari e tecniche di esecuzione alternative.


Ho trovato questi deliziosi disegni in una serie di pubblicazioni dell'Antique pattern library, dedicata alla piegatura e all'intreccio dei nastri, di discutibile buon gusto, o comunque di un gusto appartenuto ad un'altra epoca. Però le figurine servite da modello sono sfruttabili. Oltre a queste due bambine, ci sono ragazzine in pose interessanti e una serie di donne in costume niente male. I libretti si chiamano The ribbon art book, ma il primo volume è il più fecondo.


Ne ho da fare di strada per migliorare l'esecuzione dei punti, soprattutto negli angoli! Ma la foga di provare qualcosa di nuovo mi ha fatto soprassedere al dubbio se tagliare la stoffa negli angoli, oppure ripiegarla.
Le mie figurine misurano circa 15 cm e per la dimensione dei tratti a punto erba, ho preferito usare un solo filo di mulinè.









giovedì 1 gennaio 2015

Uno splendente 2015...


Nel mio delirio di fine anno parlavo di post lunghi e radi. Ho ricevuto carinissimi messaggi a proposito e il più tenero di tutti mi chiedeva di postare il più possibile, anche un piccolo punto erba fatto storto. Che dire... Se reggo, mi troverete più spesso a tormentare le vostre bacheche!
Evvai! Un inizio anno che si rispetti prevede l'elenco di masochistici e castranti buoni propositi, autoinflitti al preciso scopo di rovinare tutte le ridenti prospettive di felicità e libertà che inebriano il sorgere del primo sole dell'anno.
Ecco i miei:
1. Dimagrire... Eh, eh, l'ho scritto per farvi sorridere e già vi sento ridere di gusto. Però...
2. Leggere un libro ogni tanto.
3. Ricominciare a cucinare qualcosa che trasgredisca al regime pappe per infanti capricciosi e fare anche almeno una sola tra quelle attività fantascientifiche del tipo: cucinare un ragù e dividerlo in porzioni da mettere nel freezer, comprare un pesce e farlo arrivare sul piatto senza doverlo rovesciare direttamente nella pattumiera, fare una torta diversa dalla torta di mele. Tutto ciò non per amore della cucina (arte troppo effimera per i miei gusti), ma per evitare che al suono di Che ne dite del Mac Donald?, suono emesso troppo di frequente dal marito, i bambini corrano in Chiesa a ringraziare...
4. Conciliare il punto 3 con il punto1.

Ma veniamo ora a qualcosa di più realistico...


Il mio 2015 sarà splendente, indipendentemente da quello che succederà, perchè splenderà allo splendore di perline e paillettes. In realtà hanno cominciato a brillare già nel 2014, ma a rilento, scontente di farsi manipolare da mani inesperte e inorridite all'idea di farsi mescolare da scarso buon buon gusto. Perchè lavorare  con i colori delle perline non è facile come lavorare con i filati. In realtà non è facile neppure con i filati, se ti manca, come manca a me, il senso del colore, e quindi sarebbe più corretto dire che è più difficile lavorare con i colori delle perline, anche perchè non è contemplato, nel mercato di settore, l'acquisto di una cartella colori.
Io tra l'altro ho sempre snobbato certi materiali, dichiarando apertamente, con un certo sconsiderato snobbismo, che perline e paillettes proprio non facevano per me. Mi è bastato venire a conoscenza del fatto che quelle che noi chiamiamo paillettes in realtà si chiamo cuvettes, a farmi sentire bastonata e ad indurmi a mandare qualche ricerca in rete. Gira che ti rigira la curiosità mi ha sedotta e quasi esattamente un anno fa ero a Milano per un corso di Ricamo Alta Moda. Se non c'è tempo, però, non puoi far altro che prendere l'arte e metterla da parte.
Eppure ogni tanto ci provavo ad appiccicare qualche perlina e così, piano piano, è nato ed è evoluto, un piccolo campionario di fiori, rubati da immagini di Pinterest ed eseguiti grazie alla consultazione dei miei due libri di riferimento: Bead Embroidery (Shelley Cox, Essential Stitch Guides, RSN) e Bead & Sequin Embroidery Stitches di stanley Levy. Il mio campionario è realizzato ad ago e così pure i libri trattano delle tecniche ad ago. Per l'uncinetto di Luneville ci risentiremo quando avrò il coraggio di disegnare un campionario.


Il primo è essenziale, come sono essenziali tutte le guide della RSN, ma contiene sequenze fotografiche impeccabili. Il secondo non è molto attraente nelle immagini, ma è completo e ben spiegato (testo in inglese, che richiede di essere letto).


Dai fiori intendevo passare ad un campionario di foglie, ma più verosimilmente seguirò il secondo manuale passo passo.

Ma non di sole perline si nutrirà il 2015! Devo provare diverse palette per le iniziali con i fiorellini, tornare a fare qualche iniziale imbottita e fare tutte quelle cose che ho in mente, che non hanno ancora preso una chiara forma e che inesorabilmente finiranno per essere completate in chissà quale anno luce. E con la luce chiudo augurando anche a voi uno splendente 2015, anche e soprattutto senza perline e paillettes!