martedì 31 dicembre 2019

Felice anno nuovo!



Grazie per l'anno appena trascorso insieme!

Mi rivolgo a tutte le persone con cui quest'anno ho collaborato, alle nuove conoscenze, a quanti hanno speso un momento per commentare i miei post su Facebook o il mio blog, a chi nel silenzio mi segue o semplicemente per sbaglio capita oggi qui. 

Un ringraziamento speciale va a quante mi hanno rivolto un sostegno sincero, in forma di incoraggiamento, balsamo per i momenti di insicurezza.

A tutti un augurio di felice anno nuovo!
Elisabetta

lunedì 16 dicembre 2019

Troppo difficile?


Qualcuno mi ha detto che forse non mi conviene andare troppo sul difficile, che i fiorellini erano alla portata di tutti.
Ci ho pensato su...

Mi sono innanzitutto chiesta se davvero sto per proporre qualcosa di troppo (difficile è un concetto ingannevole).

Forse andrebbe ricamato troppo a telaio, e se uno non ci è abituato potrebbe scocciarsi un po'.
Forse bisognerebbe impegnarsi a disegnare e a ricamare linee troppo precise, e qualche errore sarebbe senz'altro più vistoso che in un mazzo di fiori.
Forse ci vorrebbe troppo tempo, e se l'intento era un ricamo sciolto scacciapensieri, si potrebbe pentire di averlo iniziato.

Poi però ho ripercorso i miei ricordi e mi sono vista a otto anni o suppergiù.
Sapevo sì e no ricamare a punto croce, punto erba e una versione rovescia dell'orlo a giorno.
Eppure...
Compravo Rakam.
Quello glorioso, che aveva a disposizione mani eccelse.
E cercavo qualcosa da riprodurre.
I pezzi alla mia portata mi lasciavano a bocca asciutta.
Io ero là, che volevo arrivare.
Spesso guardavo e basta. Non ricamavo. Ma forse qualcosa lavorava dentro.
Quel troppo non era troppo. Era una sfida.
E se non ci fosse stato quel troppo, e cioè un modello di riferimento alto, irraggiungibile, maestoso, poetico e desiderabile, non sarebbe stato appetibile.
Avrei abbandonato.

E non sto paragonando le mie mani a quelle. Rispetto a ciò che ho in mente io, i miei sono giochetti. Trastulli di una perditempo. Sembriamo tutte dilettanti, al confronto.
E comunque parliamo di punto erba, qualche imbottitura e un paio di rammendi. Tecnicamente alla portata di tutti.

Sto soltanto dicendo che scivolare nel troppo, a volte non guasta.
Poi sarà quel che sarà.
Io in fin dei conti non pianifico. Faccio quel che mi viene da fare, perché lo farei lo stesso e, dopo aver scoperto con grande emozione che può servire a qualcuno, cerco di metterlo a disposizione, come meglio riesco.

C'è una tendenza generale alla semplificazione. Alla desertificazione.
L'idea che i giovani si attraggano con qualche riga a punto erba.
Le righe a punto erba sono fondamentali per imparare, ma la motivazione si costruisce con il capolavoro. E lo so perché quando a me viene meno, sfoglio i miti e mi faccio sedurre, per tornare a illudermi di aver avanzato di almeno qualche bracciata, verso quell'orizzonte.





martedì 10 dicembre 2019

Il dilemma dei pecten



Ah! 
I pecten...
L'uso dei rammendi per le conchiglie non è certo una mia invenzione. 
Secoli or sono già vi suggerii di andare a visitare alcuni siti in cui ricamatrici da tempo si occupano di mare, curiosamente ricamando pebbles (sassi). Ne avevo parlato qui.
Dalle prime prove era risultato evidente che, nonostante il movimento del rammendo sia di per sé banale, occorreva trovare il modo di rendere pulito il lavoro, perché è facile ingolfarlo con sovrapposizioni o evidenti errori di tensione. Per giocare facile avevo eseguito i primi campioni col cotone da ricamo n° 25, più brillante e torto e quindi più disciplinato nella posa.


Già avevo notato che i fili tirati tra un rammendo e l'altro tendevano a prendere delle direzioni disordinate, che si riuscivano un po' a ridurre eseguendo i punti in un'unica direzione, anziché con movimenti di andata e ritorno (penalizzando il rovescio, ma... non si può avere tutto dalla vita).
Sapevo che prima o poi sarei dovuta tornare al mulinè, perché la gamma di colori è più vasta e perché, volendo prima o poi fornire questi disegni come proposta, il mulinè è il filato più versatile ed economico.
Non ci sono riuscita.
Non sono riuscita a farmele piacere e ho provato diverse versioni. 
Queste le due più convincenti, ma che comunque non mi hanno entusiasmato...

Il pecten in alto, pur non essendo realistico, ha una leggerezza interessante, ma quei brutti fili tirati tra le coste mi fanno rabbrividire.
Quelli in basso sono riusciti meglio, ma ricordano di più i cardio, che non i pecten.
E, infatti, nelle versioni recenti, ho usato quel tipo di rammendo proprio per i cardio...


Stufa di prove inconcludenti e del passare frustrante del tempo, ho chiesto ad un grosso pecten di dirmi cosa dovevo fare.
Semplicemente dovevo stare a guardarlo meglio.
Se me lo avesse detto prima...

Infatti lui (lei?) ha quella elegante serie di coste larghe e maestose, non tubercoli smilzi e raggrinziti.
Una bella pancia a punto pieno e sopra dei rammendi a colonnine, come si fa quando si prepara il reticello o gli angoli delle sfilature.
Era così semplice! 
Bastava guardare.