lunedì 2 settembre 2019

Fiori tra le geometrie Sashiko


Quasi un anno fa, la Gabriella mi diede uno scampolo su cui meditare.
Avrei dovuto seguire i tratteggi accennati sul pesante tessuto di cotone, e trovare il mio percorso.
Lo spazio meditativo di allora era scarso e dedicai alla cosa alcune ore di una frenetica settimana situata proprio a ridosso di Abilmente. 
Mi fu difficile, allora, anche solo decidere su quale lato scarabocchiare qualche rosellina, perché sia l'avorio di un lato che il grigetto dell'altro si sarebbero potuti sfruttare.
Eppure, nonostante l'ottundimento, mentre gli occhi si incrociavano tra le linee dei fiori a quattro petali che scorgevo, lentamente uno squarcio di consapevolezza si aprii, quando mi accorsi che, spostando l'attenzione dalle linee allo spazio, il disegno mutava e poteva prendere un aspetto insolito.

Ciascuno avrebbe potuto riconoscere le proprie linee.
Si sarebbe potuto divertire a estrarre dalla tela, senza l'obbligo del disegno, uno o più motivi base, da mettere in fila o alternare per costruire motivi complessi.

Mi aveva fatto ricordare quel concorso che veniva proposto sulla Settimana Enigmistica, in cui si chiedeva di fare un disegno a partire da un paio di linee spezzate. Incredibile cosa la mente conservi e quale bagaglio di ricordi a cascata scoperchi.
L'idea mi piaceva e restituii a Gabriella la pezza imbrattata, assicurando che ci avrei dovuto ancora lavorare sopra, perché due fili di muliné per un tessuto così si dimostravano fiacchi e perché i colori mi parevano sbiaditi.
Lei bel bella lo espose al suo stand ad Abilmente e poi anche a Bellaria e, con mia somma sorpresa, la cosa piacque anche così. Ci fu un divertente andirivieni per chiedermi i colori allo stand e un inutile tentativo da parte mia di suggerire colori con più contrasto.
C'è anche sul sito di Conti&Molinari!
https://www.contimolinari.it/prodotto/art-sashiko/


Poi quest'estate mi trovai di nuovo ad incrociare gli occhi sulle stesse linee e decisi di riprovarci, usando dei perlè e il disegno dei papaveri.

Volevo elaborare un progetto che facesse scena, ma che fosse di rapida esecuzione.
Dedicato a chi odia il riporto del disegno, ma ha voglia di ricamo classico.

Curiosamente, nello stesso momento iniziava ad impazzare il vero Sashiko.



Proprio dalle griglie dei veri disegni Sashiko (tradizione giapponese), mi ero costruita un foglio operativo su cui tracciare il progetto per una tovaglietta quadrata di circa 80 cm.
Mi ero ritagliata la forma base del papavero per delinearne facilmente e con rapidità la forma e avevo ripassato solo quelle linee che avrei ricamato.

Con un perlé DMC 580 avevo ricamato a tempo di record la filza lungo le linee e i rametti a punto mosca.
Con un filato Anchor di cui purtroppo ho perso il riferimento, ma molto simile al DMC 920 ho ricamato i papaveri, alla mia solita maniera.


Volevo un orlo un po' diverso, così provai a rovesciarlo sul dritto, accorgendomi che, se dimezzavo il petalo, la geometria combaciava perfettamente, ricostruendo il petalo stesso!
Fermai l'orlo con un punto strega e ricamai un po' di pippiolini ecrù nel punto in cui i petali si baciavano... Senza bisogno di misurare gli intervalli!


Gli angoli mi avevano messo un po' in agitazione, perché il risvolto su dritto era complicato dalla necessità di chiuderli con un sottopunto (che si rivelò facile e senza controindicazioni) e dal far tornare la simmetria del punto strega, cosa non facile, a meno che la fortuna non sia sempre dalla vostra parte.
Camuffai l'imprecisione con un decoro strategico, che pare infine progettato ad hoc...


Lanciai la staffetta meditativa a Loreta.
Lei incrociò gli occhi sulle geometrie e trovò la sua.
Optò per un orlo con un sottopunto...


Lasciò che le rose ancora una volta dicessero la loro...


Introdusse una geniale variante d'angolo...


Doveste trovarvi da quelle parti in quelle date...
Saremo a Fili Senza Tempo, presso lo stand di Conti & Molinari!
Io ci sarò il sabato!



venerdì 30 agosto 2019

Quando è il bottone a dettare le regole

Bottone di Laura Piani con decoro a III fuoco di Nadia Tomasetig
https://bottonienonsolo.it/

Ho conosciuto Laura Piani al castello di Levizzano, nel corso dell'edizione primaverile dell'anno scorso di Fili Senza Tempo. 
Sono stati i suoi bottoni a veicolare l'incontro. 
Sapete come succede... 
Sei lì che giri un po' sulle nuvole e poi ti blocchi, in questo caso attratta dal riflesso dello smalto, come quello di una madreperla sulla spiaggia, ma di bottoni in ceramica di rara bellezza, e poi tiri su gli occhi e cogli un altro bagliore, quello di occhi intelligenti.
Capisci le ragioni della infinita pazienza che ha portato ad elaborare pezzi così raffinati, dopo aver osservato la stessa persona subirsi la storia di vita di tua madre a cena, la sera stessa. 
Non è roba da tutti.
Sbancai il banco quel giorno e mi portai a casa un po' di bottoni.
Nel corso di quest'anno, ogni tanto scartavo la curata confezione, ipotizzandone un uso, ma assecondando i miei tempi biblici di elaborazione.
Poi, come succede, ma non dovrebbe succedere alle persone organizzate che sanno pianificare la loro esistenza, accantonai i doveri, presa da un raptus, e combinai la voglia di provare nuovi colori per i soggetti dell'album In un campo di grano (questo è il disegno di pag. 27), il desiderio di tornare a costruire una scatola, la frenesia di usare il bottone.
Siccome ho processi logici fossilizzati, per me il bottone deve funzionare da bottone. 
Ma mi rendo conto che è solo un mio problema.
Così decisi che il coperchio della scatola avrebbe dovuto essere vincolato ad un lato con una cerniera (per una apertura a ribalta) e venire chiuso dall'altro con un giro di cordoncino, come si fa nei diari di bordo in pelle.
Tagliai di getto un quadrato di stoffa e iniziai il mio viaggio.
Ahimè! Che sprovveduta!
Meglio sarebbe stato progettare, con un po' più di giudizio, una di quelle scatole fatte a libro... 
Non mi arrabbio. 
Prima o poi imparerò a non essere frettolosa. 
Forse dovrò comprare un altro bottone... 
Eh, eh! Tutto calcolato!


Sulle prime, mi ero immaginata di ricamare i papaveri con un arancio mattone rubato al petto del pettirosso. 
Niente da fare! Il colore più simile era lo stesso già proposto sull'album. 
Che noia! 
Volevo qualcosa di più trasgressivo. 
Così partii dal papavero in azzurro, senza sapere cosa sarebbe poi successo.
Il caso vuole che quell'azzurro che vi sembra di vedere sia in realtà il grigio 414, che evoca l'azzurro, come racconto nel precedente post.
Volevo qualcosa di sobrio, che lasciasse al bottone il protagonismo che merita. Una cornice senza troppi colori.
Così li ridussi drasticamente: tutte le foglie ricamate col DMC 3862, il grano con il 301, i papaveri col 414 e il 415 nei petali più chiari dei boccioli, un filo di 310 per gli stami dei papaveri e un 842 (ma in versione cotone da ricamo n°25 - art 107) per i vari punti vapore e picot a rammendo.
Tessuti Melange e Verde acqua di F.lli Graziano, lino 6262.


Dovessi riuscire ad imparare a servire il the senza rovesciare l'acqua...
Potrò far scegliere agli ospiti la bustina dalla mia nuova scatola...



lunedì 5 agosto 2019

I colori della lettera B


A pagina 31 di Un alfabeto a fiori, propongo una palette piuttosto pallida, risultato di un percorso sperimentale che rimarrà per sempre nella mia memoria, essendo stato il primo nel suo genere e avendomi regalato grandi insegnamenti.
Mi sembra di fare una di quelle puntate di riepilogo delle serie TV, in cui non succede niente e ti pare che quella volta il regista non avesse tanta voglia di lavorare e avesse deciso di giocare facile recuperando vecchie scene. Spero che mi perdonerete. L'obiettivo è di ripercorrere il lavoro, per aggiungere quelle spiegazioni che, per esigenze di spazio, non potevo riportare sull'album. Il senno di poi e le foto di insieme mi consentono inoltre di vedere la cosa da una prospettiva diversa. Segue dunque questo post a quello sulla lettera A.
Ero partita da una serie di campionari nati grazie all'ozio di una vacanza a Jesolo (progetto Conchiglierie). Le conchiglie erano state il pretesto per estrarre dalla scatola dei filati colori che forse mai avrei scelto altrimenti. Avevo costruito i campionari per imparare a comporre delle palette sfumate e, una volta ottenutele, mi ero trastullata a trovare esercizi che mi consentissero di usarli in modi differenti.
Selezionando i soli colori più chiari mi ero accorta che casualmente potevano coprire tutta la gamma dei colori naturali dei fiori delle lettere fiorite, a cui allora mi dedicavo in modo piuttosto ossessivo, e la scoperta che il grigio evocasse l'azzurro aveva iniziato a sgretolare i miei preconcetti percettivi, mettendomi di fronte alla mia ottusità, che cercava gli azzurri soltanto nella colonna degli azzurri della cartella colori.


Con quei colori selezionati avevo costruito ulteriori campionari che mettessero in luce la diversa resa dei colori su sfondi diversi e avevo scoperto quanto la stoffa di partenza ne alterasse la percezione.
Nacque una ghirlanda, il cui disegno è riportato a pagina 66. Avevo scelto una canapa antica proveniente da un torsello acquistato al mercatino dell'Antiquariato di Piazzola sul Brenta. Ci avevo ricavato un tendone che nascondesse il delirio del sottoscala, optando per un orlo cucito a macchina, vista la resistenza tenace del filo a farsi estrarre per un orlo a giorno. Ai lati avevo lasciato le belle cimose di questi pannelli tessuti a mano. 
Ogni canapone ha la sua ruvidezza. Su un piccolo pezzo d'altra origine avevo lavorato con delizia. Qui mi ero disfatta le dita. Però mi piace tanto.


Sul libro i colori delle iniziali sono più vivide. Credo che in parte i colori tinti a mano che avevo usato per il punto pieno si siano sbiaditi al lavaggio. Ma... Come qualcuno mi disse una volta, il vantaggio dei tinti con le erbe naturali è che, anche se sbiadiscono, sbiadiscono in modo naturale. E di fatto forse ora i colori sono meglio armonizzati.
Nel tempo ho visto che qualcuno ha riprodotto questa ghirlanda. Per esigenze di spazio non avevo mostrato l'espansione dei nastri del fiocco. Se può essere d'ispirazione a qualcuno, ecco come avevo risolto io...


Con la sfumatura completa avevo anche ricamato lettera a punto erba rasatello e punto pittura. Questa lettera non compare sul libro, ma trovo interessante postarla in quest'occasione, per dimostrare quanto materiale possa nascere da un'idea apparentemente sciocca e inutile, quale quella dei campionari delle conchiglie, e soprattutto quanto si possa imparare, a prescindere dal risultato.


Mi sono ritrovata proprio di recente a riflettere sulla domanda a cui siamo tutte costantemente costrette a rispondere, spesso con vago imbarazzo, quando mostriamo un lavoro d'ago: 

Che cosa ci fai poi con questo?

Se qualcuno vi mostrasse un disegno, vi passerebbe per la testa di rivolgere la stessa domanda? Non vi mettereste ad apprezzare o meno lo stile, a complimentarvi per le capacità grafiche ed espressive, a chiedere come ha fatto l'autore a diventare così bravo?
Forse vi trovereste a dire che il disegno è così bello che merita di essere inquadrato, ma la realtà è che siamo abituati a pensare al disegno e alla pittura come arte fine a se stessa e utile alla crescita di un individuo e al ricamo come ad una attività con una missione prettamente pratica e decorativa.
E vi confesso che in parte sono contenta che sia così e vi spiegherò perché quando avrò affinato una sensazione che ancora non ha le parole giuste, ma vi assicuro che è estremamente liberatorio abbandonare il fine ultimo e ricamare come ricerca. 

Che cosa ci fai poi con questo?
Probabilmente niente. Ma sapessi quante cose ho imparato eseguendolo!