mercoledì 22 ottobre 2014

Souvenir di Siena - La libreria Piccolomini


Sofferta e combattuta, la S con i suoi fronzoli è arrivata, forse, alla fine.
I colori mi hanno esaurita. Ce n'erano troppi da far entrare in sintonia. E adesso ho bisogno di lasciarla riposare per un po' senza guardarla.
Non mi sono inventata l'esuberanza delle sfumature: potreste percepirne l'ebrezza entrando nella Libreria Piccolomini, a cui si accede dalla navata laterale sinistra del Duomo di Siena. Gli affreschi del Pinturicchio sulla volta e sui muri e i pavimenti a contrasto riempono gli occhi e, addossate alle pareti, grosse vetrine custodiscono vecchi manoscritti gregoriani concepiti per esseri giganteschi.

www.operaduomo.siena.it
E le illuminate... Meravigliose! Pochi passi e già il marito mi canzonava scimmiottando un Huuh, sai che bei ricametti che ci potresti faareee... Avrei voluto fare la superiore dicendo che non ci pensavo proprio e che non capiva niente, ma ho finito per scattare qualche foto, di nascosto e rigorosamente senza flash.
Il dettaglio che mi ero portata a casa raffigurava il fiore stile Jacobean che ho inserito nel mio disegno sulla testa della S.
La foto però mi ha teso una trappola: sono partita a ricamare la parte ispirata ai dipinti delle illuminate proprio dal fiore, rispettando il colore della mia foto, a dir poco orrenda, per quell'inutile nostalgica faccenda della memoria.


Poi sono passata alle foglie della coda della S, cercando di copiare i colori da un libretto acquistato in Duomo e intitolato Miniature dei corali per il Duomo di Siena (Enzo Carli). Per accorgermi poi che in effetti il fiorellone sarebbe stato più bello in versione amaranto anzichè magenta-rosa.


E quel giallo avrebbe bisogno di un contornino arancio?! E gli ori?! Tremendi ori! E tremendo il filo metallico, Diamant o vecchio metallico che sia. Ce ne vorrebbe uno sottilissimo e maneggevole!


Io ho usato una seta floscia della zia d'Arezzo e il metallico DMC. Non potete sapere quante volte ho fatto e disfatto i nodini. Giusto stamattina ho definitivamente annientato quelli intorno al fiorellino giallo, che era anche sfumato di arancio e adesso è solo giallo.


Tra le diverse faccende di riordino ho anche dato una lucidata al pavimento con una seta Au ver a soje panna.


E...sì!
Ho aggiunto la foglia stumpork per stupire con effetti speciali! L'ho finita ieri sera ed ero felicissima, perchè mi era venuta proprio benino. Ma quando l'ho appiccicata oggi, il mio entusiasmo si è smorzato, perchè mira e rimira, la solita vocina antipatica mi sussurrava che forse non l'avrei dovuta fare verde.


Fortuna che almeno del mio ricciolino arancio vado orgogliosa!

Ebbene la storia giunge alla fine, a meno che non mi prenda la follia di disfare e rifare qualcosa. In ogni caso aspetto a smontare il lavoro dal telaio e lo lascio in posizione verticale per un cambio di prospettiva.
Mi auguro che il passo-passo sia servito, in qualche strano modo! L'insegnamento che traggo io è che, per quanto sia divertente lasciarsi andare all'improvvisazione, forse un po' più di progettualità mi avrebbe reso la strada meno impervia e probabilmente il risultato più soddisfacente. Ma è pur vero che sbagliando s'impara. E siccome ho tanto sbagliato,.. La mia S di Siena mi ha fatto tanto imparare!



venerdì 10 ottobre 2014

I telai di Elvira



Elvira lavorava la rete a filet (mòdano) e la ricamava. Realizzava piccoli bordi, bordi per asciugamani, centri, inserti per tende, ma anche copriletti singoli e matrimoniali, interamente a rete. Tanto più era grande la rete, quanto più grandi erano i telai necessari alla messa in tensione della preziosa pezza. Non riesco a quantificare le ore di lavoro, ma posso immaginare lo scorrere delle stagioni, le ore di quiete, magari accompagnate da inquetudini, serena gioia, speranze e delusioni: in sostanza il riassunto di una vita, intessuto in un segreto codice di nodi tirati nella maglia della rete.
Ho ricevuto in dono i telai di Elvira...
Voglio rendervi partecipi del mio imbarazzo, dell'orgoglio e del piacere provati al ricevimento del dono. 
Mi prendono in giro perchè quando giro per i mercatini dell'antiquariato cerco oggetti che abbiano un'anima... Beh! I telai di Elvira ce l'hanno eccome! E, oltre le barriere della fisicità, mi sento unita a lei.
Mi sono impegnata a fare buon uso dei telai e questo per il momento si è concretizzato in occasione della Festa delle Associazioni di San Bonifacio, in cui Fili tra le mani ha esposto i suoi lavori. Abbiamo aderito alla Rua delle Associazioni: in sostanza, con il duplice intento di divertire il pubblico e spronare l'incontro con le associazioni, ciascuna associazione doveva proporre un gioco, vidimando, quando concluso, una tessera. I tesserati, a fine giornata e dopo aver superato diverse prove, avrebbero ottenuto un premio.


Ebbene, noi abbiamo montato uno dei telai di Elvira, ci abbiamo teso una tela di cotone e vi abbiamo appuntato sopra due labirinti stampati su stoffa. La prova consisteva nel riuscire a ricamare a telaio un tratto del percorso, almeno per 10 punti, vabbè 5, vabbè 3...  
Non è certo la riuscita del gioco ad avermi indotta ad usare i telai, quanto piuttosto la loro presenza fisica, che ha incuriosito, ha suscitato domande, risposte, racconti del passato e memoria del loro uso.
Di fatto ha avuto un gran successo: si sono messi alla prova uomini, donne, bambini di diversa età. Si sono sfidati a duello coppie di madri e figlio/a, fidanzati e amici. 
Nella foto più sopra vedete Anita, che, instancabile, ha lavorato per diverso tempo, bisbigliandomi all'orecchio che stava lì a farci pubblicità e che funzionava, visto quante persone si fermavano!




E alla fine della giornata, al calar del buio, il labirinto del pavimento della Cattedrale di Chartres (annata dei pavimenti?!!) e quello del Minotauro, del sito archeologico di Bedriacum, erano entrambi a buon punto. 


Ma l'opera non si è conclusa soltanto con due labirinti... 


Pitture rupestri a parte, notate per favore il tris ad ago: superlativo!!


sabato 27 settembre 2014

Souvenir di Siena - I marmi bianco-verdi


Dal pavimento alla struttura portante, con la S ricamata a bande bianco-verde per evocare le colonne, i tramezzi, il campanile e le pareti laterali del Duomo.
Per rubare al Web un'immagine da mostrare, sono incappata in una galleria di foto mozzafiato dell'Unità, da ammirare estasiati, per convincervi definitivamente a organizzare il viaggio. 

www.unita.it
Non è incredibile?!
E adesso che guardo bene bene, mi viene il rammarico di non aver sollevato lo sguardo alla volta stellata, schiacciata dal peso di Alfredo sul groppone...


Il mio verde è troppo verde, lo so. Ma nella scelta dei filati mi sono lasciata sedurre dalla brillantezza di due sete ereditate dalla zia d'Arezzo, forse troppo corpose (calibro superiore al perlè n°8) e difficili da far stare al loro posto, ma indiscutibilmente fascinose, anche solo per il fatto di essere avvolte in un rocchetto di legno contrassegnato da una misteriosa etichetta strappata. Siccome io di sete me ne intendo meno di niente, per non voler fare brutte figure e sospettando fosse un filato sintetico (...), mi sono data alle fiamme con un pezzo di filo. Non ho preso fuoco, quindi arguisco (?!) essere di pura seta.
Fatto sta che ho preferito metterci un pezzo della zia Bianca, piuttosto che rispettare il vero colore dei marmi. La stessa zia che mi regalò il giornale di Adele della Porta sull'Assisi... Ma allora non potevo dire grazie con lo stesso brillio negli occhi che avrei oggi. Che peccato.
Ho ricamato gran parte della S sotto gli occhi di un fiume di persone che guardavano e non guardavano, alla Festa dell'uva di Soave di domenica scorsa, ospite di uno stand di Patrizia, per promuovere i miei corsi. La Proloco ci ha costrette ad indossare abiti di campagna e che figurone con il gonnellone e il fazzoletto in testa!... Suvvia smettetela di ridere e ascoltate! Io ero a telaio, Patrizia sferruzzava. Al mattino si sono fermati incuriositi solo uomini (Eeeeeeeeh giaaaa!! Incarnavamo il modello femminile o chissà che indicibile altro?!). Al pomeriggio ho osservato divertita, in signore di una certa età, una reazione di disgusto, accompagnata dalle parole... Mama mia, me vien in mente quando lo fasèa mi dalle suore
Mi hanno intristito, invece, tante, troppe signore, che si avvicinavano a raccontarmi cosa sapevano fare anche loro e perchè che da anni, per via della vista, avevano smesso. E lo dicevano con una certa commozione e con gli occhi lucidi.


Filato bestiale, imbottitura bestiale: dai 5 ai 15 capi di cotone lanato (!). Questo tipo di imbottitura, il filato e il telaio sono un po' una novità per me e quindi gli spessori viaggiano un po' come vogliono, ma la serpenteggiante S è completata e adesso passo al fiore sulla sinistra, che morivo dalla voglia di cominciare. 
Evito il triste racconto della seta grigia sul pavimento, perchè sarebbe troppo doloroso per me. Esco dall'esperienza con due saggi consigli e una morale:
Consiglio 1- Se provi a ricamare a punto stuoia con un colore che non ti convince, ricama tre punti e poi ascolta la vocina interiore che ti dice che quel colore proprio non ci sta e disfa i tre punti.
Consiglio 2- Se hai ricamato i tre punti e decidi di non ascoltare la vocina che ti dà saggi consigli, probabilmente per la pigrizia di disfare quei tre punti, forzati ad ascoltarla lo stesso.
Morale - Disfare il punto stuoia su tutta la E, fa dire le parolacce.



mercoledì 24 settembre 2014


Forse ricorderete le irriducibili del ricamo, che affrontavano il freddo e il gelo per raggiungere il luogo del ritrovo del primo mercoledì del mese...
Sono passati quasi due anni e silenziosamente (per modo di dire, vero ragazze?!) il motore della passione ha fatto fiorire amicizie e idee, prodotti di ago e filo e iniziative.
In quattro e quattro otto ci siamo costituite Associazione, recandoci all'Agenzia delle Entrate a farci timbrare un po' dappertutto e produrre i sacrosanti documenti (che faticaccia!!). 
E' ufficialmente nata in una fredda mattinata di gennaio e siccome domenica prossima faremo il nostro primo debutto in società presso uno stand della Festa delle Associazioni di San Bonifacio (VR), colgo l'occasione per presentare al Web l'Associazione Fili tra le mani, associazione culturale senza fini di lucro, che promuove la condivisione dei saperi e la partecipazione attiva di tutti i soci. E' vero che si è dovuto costituire uno spietato e simpatico direttivo per tenere a bada il branco di scalmanate, ma l'occasione di ritrovo non è la frequenza ad un corso (non confondete dunque i miei corsi presso l'Associazione Fantasiarte, perchè sono un'altra cosa), ma luogo di incontro, condivisione, ispirazione.
Vi invito dunque, se siete in zona e tempo permettendo (in caso di pioggia l'evento sarà annullato), a venirci a trovare allo stand, nei pressi di Piazza Costituzione, dalle 15 alle 18:30 circa.
Vi invito anche a fare un salto sul blog dell'Associazione Fili tra le mani, perchè già compare un'anticipazione del nostro primo lavoro collettivo, girato di mano in mano e intessuto di storie diverse, lavorato con mutevoli stati d'animo, sballottato avanti e indietro per almeno due provincie... Perchè le irriducibili si fanno anche 25 chilometri per incontrarsi... Incredibile! Bellissimo.


giovedì 18 settembre 2014

Souvenir del duomo di Siena - Il pavimento


Ci sono dei luoghi in Italia che dovrebbero essere visitati obbligatoriamente da tutte le classi della scuola pubblica e trovo che tale mancanza sia un crimine, anche se i costi purtroppo sono quelli che sono. Ai vertici della mia selezione (frutto del mio esiguo girovagare) ci stanno Pompei e i mosaici di Ravenna. Da quest'estate entra nella top ten anche il Duomo di Siena. Lo avevo sicuramente già visto, perchè nella mia memoria già c'era Piazza del campo, ma l'età forse era ingrata e l'ho ammirato con gli occhi della prima volta.
Non sto a descrivere l'esuberanza di forme, colori e bagliori, perchè non ne sarei capace e perchè esaurirei lo spazio concesso ai blogger. Dico soltanto che lo stupore fu tale che al mio ritorno mi sgorgò un disegno rielaborato con le poche foto fatte e con quelle di due libercoli acquistati alla bottega dei souvenir. 
Aspetto a spiegare i riferimenti del disegno, concentrandomi solo sulla prima parte ricamata, dedicata al pavimento del duomo. Ho sempre postato le foto dei lavori finiti, ma adesso mi lancio in un Work in progress. Dovesse venire una schifezza..., Beh, forse sarà utile lo stesso.
Da quello che ho capito (perchè ho fatto la visita al Duomo coll'Alfredone in collo e un lieve capogiro) il pavimento di solito è coperto per evitarne l'usura. Siamo dunque incappati nel bel mezzo di un evento intitolato Divina bellezza, grazie al quale i mosaici, che non sono tutti mosaici, ma puzzle di marmi intagliati, possono essere ammirati in tutto il loro abbagliante splendore.
Dall'alto della mai ignoranza, li ho analizzati con l'occhio della ladra di immagini e mi sono portata a casa due dettagli per i più insignificanti...


Una fronda con un nido contenente tre uccellini e un dettaglio di una bordura perchè mi sembrava gradevole ad uso simil ars bizantina.


Quello che ne è uscito è un cerchio con fregi, contenente l'iniziale E. Secondo Anita sembra una moneta da 1 Euro, secondo altri un disco in vinile... Pazienza. Ho cominciato proprio da questo elemento perchè era quello che mi faceva più paura, visto che era ben prevedibile un cerchio distorto a punto stuoia. Pensa e ripensa, ho adottato la seguente soluzione...


Per ottenere un cerchio perfetto ho eseguito cioè una traccia a punto indietro spezzato (lo split stitch di Trish Burr) seguendo la forma di riferimento. Mentre ricamavo a punto stuoia ho realizzato troppo tardi che il bagliore del marmo si sarebbe potuto riprodurre con dei filati di seta. Forse ci aggiungerò del grigio di seta, ma, anche per ragioni tecniche, mi ci proverò solo dopo essermi dedicata alla S, che rimando... Alla prossima puntata!






lunedì 15 settembre 2014

Sarà nata Zoe?!


Un lenzuolino per Zoe e la copertina con iniziale a fiorelletti. Mancano le finiture perchè non spettava a me, ma mi diverto a immaginare la piccoletta sprofondata sognante tra i lini. 


Un'altra letterona si aggiunge all'alfabeto Rouyer, con la variante della magnolia (hai visto Claudia che ti ho rubato infine l'idea?!).


Per la scritta Zoe ancora punto erba a spessori variabili e, tra le rose, un po' di mezzo giliuccio...




giovedì 11 settembre 2014

Il punto erba a spessori variabili


Non so se si chiami davvero così, perchè l'ho sempre e solo sentito liquidato come punto erba, ma di fatto è un punto erba a spessori variabili
Comunque si chiami, è un gran casino. Lo trovo tutt'ora più difficile della copertura del punto pieno.
Il problema sta nel fatto che i punti devono viaggiare inclinati, ma la mano (forse solo la mia?) tende a portarli perpendicolari all'asse della curva, e infatti la A di Alfredo è sbagliata e la foto enfatizza crudelmente l'errore. 
Le scritte sono particolarmente rognose perchè le letterine rotolano di continuo e ti trovi a dover ogni volta cambiare direzione e importi pericolose inversioni a U.


Credevo di essere riuscita a darmi una regola per trattare ogni caso, ma sono caduta nuovamente nel dilemma filo esterno/filo interno: conto di venirne a capo.... Prima o poi.


Per le due scritte ho creato dei Frankestein: con Alfredo ho collegato la maiuscola del font Birds of Paradise (bellissime maiuscole, orrende minuscole) al corpo Brush script; con Federica la maiuscola è del Renaissance e il corpo è Abbeyline.


E nonostante il dilemma del punto erba, Alfredo ha iniziato l'asilo e non ci siamo fatti mancare le tradizionali scene strappalacrime dell'inserimento. E' a tutti gli effetti un gufetto rosso (anche se lui preferisce darsi del gufetto reale), con la mitica maestra Paola. Siccome però, da quando ha guidato il pedalò al mare, si sente soprattutto un bagnino, ho dovuto mettere insieme le due anime in uno schizofrenico sacchetto col gufetto bagnino rosso sul mare in tempesta: solo per miracolo siamo riusciti ad affittare il pedalò, a causa del mare grosso. 


Ogni mattina andava in spiaggia a fare gli occhi dolci alle barche e ci chiedeva speranzoso di poter prendere la barca del bagnino, ma la bandierina rossa sventolava inesorabile... Fino a che...


E mentre lui faticava al timone, gli altri due impunemente approfittavano della situazione...


Con nostalgia riguardo le foto del mare e attendo la grande festa del 15 settembre, quando TUTTI E TRE saranno finalmente a scuola!!
 Madre degenere, ma in... Feeeestaaaaa!!!

lunedì 1 settembre 2014

Una nuova avventura...


Chiunque nel tempo trasformi una passione artigianale in una piccola attività, si sorprenderà sognante ad arredare con la fantasia un efficiente angolo dei lavori, una minuscola quanto fascinosa bottega, una allegra e fervida scuola. Ne ho passate di tutte le sorti: dal ricamocafè con tavolini in ferro battuto e divanetti in velluto in una cornice di libri e antiche cassettiere, fino a un improbabile giardino d'inverno in un gazebo di cristallo nel bosco. 
Scontrarsi con la realtà toglie un po' di romanticismo ai sogni, ma l'entusiasmo ne esce fortificato e crea occasioni di scoperta di comunità più stimolanti di un bel locale.
Questo è successo quando ho incontrato l'Associazione Fantasiarte di San Bonifacio, che da anni si occupa di arte, anche attraverso l'insegnamento, coinvolgendo individui di tutte le età e promuovendo una partecipazione attiva ed emotiva che tanto mi piace. L'arte in questione ha un senso più ampio e profondo rispetto agli insegnamenti scolastici standard a cui siamo abituati e coinvolge discipline di diverso genere. Li si trovano tecnica e allo stesso tempo ricerca dell'equilibrio psico-fisico.
Mi ero ripromessa di non insegnare se non dopo anni di produzione per me e per altri e, pungolata da qualche amica, ho cominciato a pensare che i tempi, per alcune tecniche, stavano maturando. Quando ho finalmente preso coraggio, ho scritto una lunga mail all'Associazione Fantasiarte, perchè sapevo come lavorava, anche attraverso le esperienze scolastiche dei miei bambini, e pensavo che quella sarebbe stata la collocazione ideale per dei corsi di ricamo... 
Ebbene, incredula, annuncio che parte a ottobre questa nuova avventura della Scuola di ricamo a mano, ma rimando al sito dell'Associazione Fantasiarte per i dettagli.
Qui specifico che i corsi che ho progettato sono frutto di lunghi ripensamenti e sono stati programmati sulla base della mia esperienza maturata in ore di pratica, attraverso la rielaborazione di quanto imparato da altre maestre e dallo studio dei libri. Ho cercato di costruire il corso che io avrei voluto frequentare, con gruppi di studio monotematici. Lo so, lo so... E' un'impresa ardua, ai confini dell'impossibile, ma ci voglio provare! Trovo necessario che a tutte vangano date le stesse informazioni, con completezza, grazie all'ausilio di promemoria, foto e quant'altro.
Specifico per correttezza che non stiamo ovviamente parlando di una scuola professionale. Comunque in Italia purtroppo oggi non ce ne sono.
Ne consegue che, nonostante la generalità della locandina, al momento propongo dei corsi mirati all'esercizio del ricamo classico e, all'interno dell'insieme delle tecniche del ricamo classico, di quelle per le quali sento di potermi coinvolgere con serietà. Essendo il termine ricamo classico piuttosto vago e di interpretazione equivoca, specifico che mi occupo in sostanza di quei ricami per i quali è necessario riportare il disegno sulla stoffa.
Essendoci nella zona maestre e scuole che, con consolidata esperienza, si occupano di ricami a fili contati e di merletti di diverso genere, non posso e non voglio intromettermi nella loro attività, anche perchè tanto ho ricevuto da loro.
Tanta è anche la soddisfazione che ho ricevuto e che ricevo quando insegno alle amiche... E questo principalmente è il motore di tutto!

martedì 26 agosto 2014

La memoria dei nomi


Un regalo di compleanno per un paleontologo, diviso in quadretti sul coperchio di una scatola, che un po' è memoria della storia della vita sulla Terra, ma in particolare di quella, personale, del destinatario.


Le iniziali e i nomi, semplici o in combinazione tra loro, oppure posizionati su oggetti specifici, hanno un forte potere evocativo e fanno affiorare alla mente volti del presente e ombre del passato.
Sicuramente a voi la combinazione non dice niente, ma porgendo il regalo, per chi vive in questo specifico ambito familiare, non sono necessarie spiegazioni e io lo trovo curioso. Forse anche per questo motivo le iniziali hanno avuto tanto successo nella storia.


Marito e moglie, incisi su un sasso... 
Via! Ve lo confesso! Il sasso è venuto per caso... Avevo preparato un ovale per realizzare un cammeo come quello che feci per l'album con le iniziali GE. Questa volta decisi però di non applicare subito il cammeo alla stoffa per poi imbottirlo: preparai invece una sagoma di cartone ovale, ci posizionai sopra del feltro e, tirando la filzetta del contorno del mio ovale in stoffa, intrappolai il tutto. Quando mi ritrovai il sasso tra le mani, non esitai a dargli la giusta collocazione nella spiaggetta di conchiglie. 


Non ho fatto io il pizzo ad ago su cui è appoggiata (non incollata!) l'ammonite, bensì dalla nonna (oppure dalla zia) del destinatario.
Le quattro iniziali stilizzate a punto erba sono quelle dei figli. Avrei voluto piazzare quattro cristalli, ma mi sembrava un po' presuntuoso, visto che io sono una delle due E. Ho scelto dunque le nummuliti... 
Tranquille, zia Marghy e zia Nora! Le coproliti non le avrei messe davvero, anche se le avessi avute!!


Nell'ultimo scomparto rimasto, una foto di gioventù.


lunedì 4 agosto 2014

Antichità profanate


Come ben sapete, sono ormai assuefatta ai libretti antichi. 
Quando sfoglio consunte e screpolanti pagine di carta, oppure mi perdo nei meandri degli scaffali virtuali degli archivi web, immagino come rielaborare i disegni e quali punti utilizzare, dove posizionare il ricamo e quale oggetto costruire, con la costante frustrazione di non sapere a quale tecnica fossero destinati e quale livello di perfezione raggiungessero le donne del passato, che sorriderebbero oggi bonarie guardando i miei lavori, pensando forse che loro certe cose le facevano da bambine. 
Ho dunque quasi sempre la sensazione di commettere un crimine a deturpare i disegni splendidi che deliziano quelle carte ingiallite dal tempo e che, perso il loro utilizzo pratico, diventano opere d'arte proprio complete del loro consunto supporto.
Così nasce la sezione Antichità profanate, in cui inserisco questo primo lavoro, tratto da un Ingalls (229) del 1886. Mi ha rapito l'eleganza della bimba.


L'idea era di riprodurre sulla stoffa le caratteristiche di una pagina di un libretto antico. Ho scelto una canapa acquistata in un mercatino dell'antiquariato, che, anche se vintage, è industriale e quindi più maneggevole (ricamare sulle pezze di canaponi dei telai a mano è un'incubo). Ho riprodotto la linea del disegno con un marrone e ho profanato il disegno sostituendo i fiorellini con violente rose rosse.
Sapesse poi il disegnatore che con il suo disegno ho realizzato un tendone con balza a quadrettoni rossi per il bugigattolo dove lavo i piatti... 


Ho copiato il bottone dal libro 50 hairloom buttons to make di Nancy Nehring. Non è altro che un anellino da tenda rammendato (10 centisimi + filo!).
La parte più difficile?! Convincere il marito ad attaccare le staffe per il paletto al muro!!
Se aggiungere poche rose rosse e una tela quadrettata non vi sembra una gran profanazione... 
Aspettate che realizzi le strampalate idee che ho in mente!! Alla prossima!

Nota del 5 agosto...
Qualcuno mi ha chiesto via mail delle informazioni per riprodurre il lavoro e, visto che ci sono, le aggiungo qui...
Ho ingrandito il disegno a 32cm in altezza e ho ricamato tutto con due fili di mulinè, a punto erba i contorni principali, a punto indietro le piccole pieghe, a punto pieno le labbra e ovviamente a punto vapore le roselline e punto margherita le fogliette. Per dare volume al cesto di rose, le foglie dei fiori centrali sono a punto vapore.
Trovate il catalogo Ingalls a questo link.
Mi fa un immenso piacere che il mio lavoro sia servito da ispirazione! Questa del blog è davvero un'avventura strana, interessante e divertentissima!