giovedì 18 luglio 2019

Mi stavo per dimenticare il ...Forget me not!



Ai remoti tempi delle scorribande modenesi, io e la Patrizia cercavamo di venire a capo di come la pittura influenzi il ricamo e viceversa e di come ricamo e pittura potrebbero essere combinati.
Al Fili Senza Tempo del Castello di Levizzano avevamo allestito uno spazietto che illustrasse questa ricerca e ricordo con gran divertimento quei giorni in cui non ci conoscevamo molto bene e quindi ci trattavamo con squisita cortesia.

Patrizia... 
Li rimpiangi, eh?!

Vi avevo mostrato tutti i nostri primi lavori, eccetto questo Forget me not, perché era piaciuto per una pubblicazione DMC e allora il disegno me lo ero tenuto lì buono buono.
Ma è interessante, perché con Patrizia ci era venuta l'idea di ribaltare la faccenda e di provare a dipingere dopo aver ricamato.
Non ricordo a chi fosse balenata la brillante proposta, ma  sono certa che la povera pittrice tremò, all'idea di rovesciare un vasetto di tintura fucsia sul ricamo. 
Se l'avevo pensata io è perché sono una carogna.
Se se l'era procurata lei, la rogna, fu per ingenuità.
Ma come potete ben vedere, il risultato fu davvero interessante e non ci fu bisogno di ricorrere a smacchiatori.
Avevo ricamato con filati sfumati House of Embroidery.


Per la pubblicazione DMC, che doveva essere dedicata ai filati pèrlè, ingrandii il disegno, contenta di sperimentare finalmente l'effetto di un filato più ritorto e più corposo. Bisogna che lo faccia anche con il punto pieno.
Il risultato, come si può immaginare, ha un carattere più rustico, ma di grande effetto. Consente di coprire aree più vaste con minore sforzo e credo possa essere utilizzato per arredi d'uso comune che possano veramente essere sfruttati.


Il lavoro è apparso su DMC Broderie Embroidery N°04, dedicata ai filati perlè. 


Sulla stessa pubblicazione c'è anche un altro mio lavoro, in bianco su bianco, di cui purtroppo mi rimane solo una fotografia un po' bruttina...




sabato 22 giugno 2019

A che cosa servono le vacanze...


Ogni anno mi riprometto di organizzare e programmare qualche corso estivo, perché io stessa trovo che sia l'estate il momento giusto per concedersi la serenità di tornare a imparare. 

Ma sono arrivata a giugno senza fiato.

L'ultima settimana ho fatto la spola tra feste di fine anno, visite mediche di controllo per tre, un'urgenza e il mio primo secondo esame di terza media...
Giornate spese a tentare di fare breccia nell'ottundimento annoiato da fine scuola di Anita, con una punta di divertimento e di sano sadismo genitoriale.

Ho avviato un lavoro a punto pittura per sfuggire allo sballo, finendo per rovinare le premesse con la fretta, usando colori sbagliati e un'ossessione poco produttiva.

Avevo trovato il mio ritmo.
Un lavoro in mano e uno a telaio, da portare avanti con calma in due momenti della giornata, alternando al lavoro manuale le incombenze al pc, le commissioni e i lavori di casa.
No... Preparare pasti umani ancora non era parte della mia perfetta giornata.

Peccato che la mia strategica daily routine sia durata poco più di una settimana e mezzo...

Ve lo farò vedere il pittura disastro, anche se è bruttino, perché ho tentato di fare una cosa interessante.

Ma oggi volevo parlare della funzione delle vacanze e della necessità di mettersi tranquilli in un angolino a pensare e a fare cose a caso, senza farsi troppe domande, per provare quella cosa che volevi tentare da tanto.

Ho scarabocchiato un campionario per il punto pieno, con due obiettivi:
- trovare un'imbottitura che consenta di ottenere a telaio lo stesso tipo di rilievo che si ottiene in mano;
- sperimentare o riepilogare punti di superficie o effetti di copertura.

Il mio primo passo è stato quello di ricamare quel serpentino caramelloso rosa. 
Sui colori possiamo insieme stendere di comune accordo un velo pietoso giallo a pois viola e farci battutine  sarcastiche per sdrammatizzare lo scempio.
Ho provato la lavorazione a bande, irregolari. 
Contavo i giri del rosa chiaro, misuravo a spanne l'intervallo... 
L'esercizio mi ha insegnato che, per evitare il diradarsi delle bande nella pancia e per enfatizzare la rotazione, dovevo mantenere la misura a spanne nella curva più ampia e non in quella interna.

Il ricciolo puffo con la giarrettiera mi ha fatto disperare. 
Volevo provare un reticolo simile a quello che si trova nel Crewel, ma l'avrò disfatto sette volte, con conseguente infeltrimento delle povere gobbe. Alla fine ho lasciato la soluzione meno peggio, che comunque non mi soddisfa.

Per fortuna, a seguire la frustrazione, è arrivata la mia creaturina simpatica: la volutina fogliosa verde.


Finalmente con lei ho trovato l'imbottitura giusta e sono riuscita a provare un intreccio che avevo notato nel ricamo in oro e che sarebbe stato interessante trasporre nel punto pieno. 
Non ho fatto altro che lanciare cinque punti da un parte e cinque dall'altra, alternativamente, inclinandoli rispetto alla direzione solita. Ho forse lavorato in modo asimmetrico, finendo per adagiare l'intreccio non proprio al centro, ma non sono certa che sia possa fare altrimenti.

Avevo disegnato lo stesso campionario da ricamarsi in mano...


Questo tratteggio si vede di frequente nelle iniziali dei corredi vintage. Anche qui i dubbi sono saliti alla gola. Mi chiedo se non sarebbe stato meglio usare, anziché un 25, un filo di mulinè o due fili (che sono più plastici), per evitare quell'effetto a gradini.

Mi sono bloccata con il ricamo della volutina fogliosa gemella gialla, a punto pieno semplicemente, ma con sfumature degradanti. Ho usato i fili che avevo e si sarebbero potute scegliere tonalità più azzeccate, ma...


Essendo lo scopo del campionario quello di far lavorare più la testa che le mani...
Va bene così.

A questo in fondo servono le vacanze.
A rallentare azioni, programmi e movimenti, per produrre il vuoto.
E a stare a guardare i pensieri che casualmente si scontrano facendo scintille nel buio.

Ho la mia prossima inizialina a punto pieno...

lunedì 17 giugno 2019

La G di Cesarina in tondo


La Cesarina ce l'ha mandata il Cielo.
Credo che se un giorno dovessi dimenticarmi di andare al corso del lunedì e lei avesse le chiavi della stanza, nessuno si accorgerebbe della mia mancanza.

Da quando ha scoperto che non le conviene propormi lavori troppo impegnativi, perché poi finirebbe per odiarmi e sognare di uccidermi ogni notte, ultimamente mi esce con delle idee geniali, ma opportunamente ridimensionate.

Potremmo definire l'operazione come Riciclo Creativo di Lusso.

L'elegante scatolina vellutata esisteva già e il suo creatore l'aveva fatta produrre per contenere un barattolino di crema, o simili. C'era il logo stampigliato sul coperchio e, Ahilui!, adesso c'è la G.
Una G mirabilmente ricamata, checchè ne dica la Cesarina.



Ma non c'è una senza due...


Tessuti cremé e grigio perla di Graziano.