venerdì 24 giugno 2016

I fiori di Saluzzo e altre storie floreali


Troppo belli i fiori di Saluzzo, per non tentare di immortalarne colore e forma, prima che la natura crudele faccia il suo corso.
Con i bambini quasi tutti al mare e con la ferma decisione di ripartire da me stessa, almeno per un po', mi regalai un paio di giorni di ricamo frenetico ed uno di oggetti personali.


Cucii l'ovale con uno zig-zag fitto e mi dispiace che i miei dissidi con la macchina siano così vistosi.
Ma mi ero fissata l'obiettivo di finire tutto in un giorno e non volevo scocciature di finitura. Comunque dimenticai ben presto il mio nemico numero 1 (la macchina da cucire), perchè all'orizzonte apparvero i garofani arancio screziati, che ancora mi fanno fumare le orecchie. 
Provai di tutto e disfai di tutto. 
Mi risolsi infine a mescolare due tonalità di arancio e di usare il cast-on stitch (punto vapore festonato?) per rendere la petalosità frastagliata di questi tanto dannati quanto aggraziati fiori.


Non mi fermai alla sola iniziale.
Proprio mentre mi dedicavo a combattere l'impulso di dar fuoco ai garofani, uno spasimante segreto mi regalò un secondo bouquet, sussurrandomi di ricamare il mio nome, che è così bello...


Sì, è una bugia, d'accordo. 
Ma nei film succede e c'è anche la colonna sonora di accompagnamento (e io in effetti ricamavo con la musica di Radio Italia in sottofondo).
Il bouquet della Lory appariva maestoso e con un ultimo giorno a disposizione dovetti assolutamente approfittarne. Anche perchè credo che i fiori non si possano congelare come le lasagne e io ero sul punto di partire per una settimana. Lei poi aveva assicurato al fiorista che io avrei preso spunto dalle sue creature e non potevo sottrarmi a questa grossa responsabilità.

Li avete notati, vero...?


Bestiacce! I garofani!
Ancora garofani! 
Ditemi voi come potevo aggiungere quel delizioso spruzzo di porpora, senza alterare il candore dell'avorio?!



Dalle viscere arrivò l'impulso a provare a tingere il mio solito DMC 746 con una punta di rosso per seta...
Se il disegno non è molto bilanciato è perchè ho fatto una cosa che, se fossi stata in possesso delle mie facoltà mentali, non avrei mai fatto: ho disegnato direttamente i riccioli sulla stoffa, dopo aver riportato la scritta. Un momento di piacevole follia.
Non lo laverò fino al dopo Villa Buri, ma poi vi farò sapere che cosa ne sarà di tutto ciò e dei filati House of embroidery che ho usato per questa scritta, ad un lavaggio a 90°...


Forse potevo anche esagerare di più col rosso.
Per la cronaca, prima di ricamare ho lasciato asciugare e poi stirato il filato per fissare il colore. Si sa mai...
Ho ricamato le ortensie con il punto vapore ad asoletta e... Mi piaaaaceee!!

Riguardo i filati House of embroidery, ho perso ufficialmente la testa per loro! 
Li avevo conosciuti da Rosella, presso la sede di Manufacta, in cui comprai anche i bottoni in avorio vegetale (pianta Tagua) che usai per le bombonierine di Vinovo. 


Ogni tanto il delizioso salone di Rossella ospita qualche mio corso intensivo e, se avete la fortuna di abitare nei paraggi... Non perdetevi un giro in Via Cadrega!


venerdì 17 giugno 2016

Cucire scatole a Valdagno


Abbiamo portato le nostre chiacchiere a Valdagno, invadendo la quiete del negozio-laboratorio in cui opera Il Cerchio Ricama. Se le cercate su Fb nella pagina del Cerchio Ricama, troverete le foto di diverse scatole ricamate; quelle stesse davanti cui rimanemmo pietrificate a bocca spalancata ad Abilmente. Personalmente rimasi affascinata dalla loro solidità dirompente.
Strappai allora a Carla la promessa di insegnarci a compiere il miracolo e infine, dopo mesi di aspre battaglie con gli impegni del fine settimana, riuscimmo ad incastrarla. 
Ciascuna di noi ricamò quel che le parve. Io colsi l'occasione per sperimentare un filato sfumato n°25 Atalie che comprai a Vinovo da Bernadette Baldelli e decisi di ricamare una M, presumibilmente per il marito Matteo se si comporta bene e quindi per Mario. Disegno tratto da Il libro delle lettere (Babbi Cappelletti).


Una terapeutica divagazione con le montagne sullo sfondo.
Insegnamenti chiari, appassionati e precisi e una compagnia di quelle in cui tutte sanno di cosa si sta parlando e quindi non di solo ricamo.
Se volete imparare a cucire scatole... Cucitele a Valdagno!


Ce l'ho fatta, Carla, ad espugnare l'ago ricurvo! Ho preso il ritmo e ho lavorato come un'ossessa per tutto il fine settimana!

mercoledì 15 giugno 2016

Ricamare per sorridere


Questo è il post promesso sui Rapidi ricami per rapide federe. 
L'ho ribattezzato Ricamare per sorridere, perchè tra un ricamo immane e l'altro dobbiamo imporci di eseguire dei nonnulla, su materiali poveri o che dovranno subire spesso le angherie della lavatrice, per assaporare la loro presenza nelle faccende quotidiane e, incontrando il loro sguardo, sorridere e lasciare che ci addolciscano la giornata. 
Sembra solo un decoro superfluo, ma ben sappiamo contenere ricordi e tempo affettuoso regalato.
L'errore più grosso che la ricamatrice rigorosa possa fare è pensare che ogni lavoro debba essere progettato a partire da materiali illustri. E' tanto vero che arredi molto lavorati vadano eseguiti su tele pregiate per non vanificare ore di lavoro, quanto che piccoli motivi possano essere piacevolmente ricamati su qualsiasi supporto vi capiti sottomano. 
Non mi sono conteggiata, ma credo di non aver impiegato più di un'ora per terminare la A di Anita. Posso permettermi di buttare un'ora su una federa da supermercato del valore di 5 euro? Si. E ve lo dimostro.



Non ricordavo più dove avessi messo queste foto, mai postate. 
Ripercorrendo a ritroso nel tempo le cartelle archiviate, scopro che sono di fine 2012. Ritraggono le iniziali di Mario e Alfredo su due federe dell'Iper Famila.
A distanza di 4 anni il ricamo è perfettamente intatto, forse solo leggermente sbiadito e spelacchiato. Sicuramente ha tenuto di più del bianco, che in men che non si dica trasformo in una delicata tonalità di grigio.
Ho sorriso molte volte, facendo i letti, a queste due federe.

Perchè materiali poveri? Perchè rischiate di non usarle, le federe, se ci avete lavorato per più di una settimana, orlando un costoso lino a mano. 
Non sempre bisogna ricamare per le occasioni speciali. Le occasioni speciali sono rare.

Ovviamente ci spetta l'arduo compito di mascherare lo scempio delle confezioni industriali...
Per la federa di Anita (ottima perchè provvista di comodi bottoni a pressione) ho applicato un pizzo sull'inguardabile doppia cucitura della tagliacuci.
Prese dalla scarsa necessità di pianificare ogni vostro gesto per non guastare un oggetto prezioso potreste addirittura darvi all'aggiunta di qualche ricciolo direttamente sulla stoffa, come mi sono incredibilmente trovata a fare sulla A...


Volevo testare un filato sfumato House of embroidery, di cui presto vi parlerò, e che tanto mi evocava le ortensie. Lo so che ultimamente si trovano ortensie dappertutto nel ricamo, ma anche fuori, nei giardini, ti chiamano a gran voce e proprio non si riesce a resistere.


Potreste usare questi oggetti di poco conto come campionario di prova per idee pazze che vi saltano fuori mentre vi lavate i denti, oppure prendete con la testa l'anta dello scolapiatti che non vi decidete mai a chiudere.
E' così che sono nate le asole della prima federa di Anita, piaciute tanto a Vinovo. Sono davvero una sciocchezza, a pensarci.


Quella specie di punto quadro che vedete sull'orlo è un punto a macchina, con l'ago lanceolato, e anche le asole sono state fatte a macchina, con il venerabile piedino automatico per asole. Nel caso decidiate di confezionarle voi, dunque... Rapide cuciture per rapide federe

venerdì 10 giugno 2016

Intaglio sì, ma Richelieu


Ho delle amiche che dal punto di visto umano sono integerrime e non fanno discriminazioni di sorta. Amano il prossimo, qualunque forma, colore e tendenza egli abbia. Eccetera. 
Mi cadono sull'intaglio e sul punto raso. 
Li odiano e li discriminano, con una punta di orgoglio integralista. Osano pronunciare ad alta vocae l'intenzione a non volerli provare mai.
Non so che cosa abbiano fatto nella loro lunga e gloriosa esistenza l'intaglio e il punto raso.
Eppure soffrono di questa emarginazione su larga scala (almeno nel mio distretto). 
Può essere che la svalutazione di alcune cineserie da bancarella li abbia un po' involgariti, ma non mi spiego.
E' pur vero che esiste intaglio e intaglio, ma sono i disegni a fare da padrone.
Dal punto di vista tecnico preferisco il Richelieu, con le sue adorabili barrette pippiolose. Il pippiolino fa dannare le principianti (mi ci vollero alcuni mesi), ma quando arriva l'illuminazione è come trovare l'equilibrio in bicicletta: diventa viscerale e non lo si perde più. Avevo notato un bellissimo lavoro sul libro Punto antico disegnato di Giusy Federici. Ironia della sorte mi trovai, poco più in là, a rammendare una tenda antica che aveva lo stesso disegno, ma deformato... Quasi stilizzato.



Subito mi venne in mente un paragrafo di Ricami italiani antichi e moderni di Elisa Ricci, che spiegava come i disegni dei libretti in mano alle nobili spesso venissero copiati nei lavori contadineschi e quasi sempre fraintesi, deformati, sconciati. Trovò sirene, aquile, cervi che avevano perduto lungo la via la coda, le corna, le ali...


Ma le mie tendine per la cucina (che è dieci anni che le progetto, ogni mese con una tecnica diversa), non erano partite dall'intaglio, ma da un disegno che in embrione mi aveva entusiasmato e che inesorabilmente col tempo si era trasformato in un incubo.
Ricorderete quanto fossero venute belline le more della lampada... Ecco. 
Credevo, io sprovveduta, che non potessero che venire bene anche gli altri fruttini. E invece tutti quei colori forti e scolastici, mescolati tra loro, mi avevano guastato il sonno per settimane.
Contro ogni previsione ottennero a Vinovo un certo consenso che placò il mio umore cattivo e adesso le sfacciate ammiccano tronfie dalla finestra.


giovedì 9 giugno 2016

Il nuovo Rakam!


C'è un nuovo Rakam in edicola! Nuova Casa Editrice, nuovo staff... Beh, staff non del tutto nuovo! Uno staff che ha avuto già un Rakam tra le mani e che può vantare esperienza sul campo.
Mi ritrovo in ritardo a pubblicizzare la pubblicazione, ma Orso mi ha scombussolato la vita.
Sul numero di maggio è illustrata la mia borsetta bianca, con disegno e spiegazioni.
Sul numero di Aprile...


Un gran in bocca al lupo alla neonata rivista d'epoca e... A rileggerci!

sabato 28 maggio 2016

L'odissea di Orso a Vinovo: l'epilogo


Arrivò infine domenica. Esausti eravamo stramazzati a letto portandoci nell'oblio l'incubo degli spettri e la preoccupazione di un'altra giornata di delirio.
Al nostro arrivo il castello ci apparve quieto. Solo le formiche avevano passeggiato leggiadre la notte tra gli stand, ma gli esseri materiali sono una presenza confortante. Orso anzi si entusiasmò all'idea di trasferire il formicaio nel quartier generale degli scoiattoli e lo persi di vista quasi subito perchè si precipitò a fiutare la pista sotto i teli degli stand. Non ci preoccupammo perchè ormai Orso era di casa... 
Ehm... di castello.
Colsi la pace dell'alba per visitare le scuderie e mi regalai tre bottoni in ceramica raku gloriatovo fantasticando di ricamare qualcosa in seta per richiamare la lucentezza di questi curiosi oggetti, abbinando filati in cotone tinti a mano per riprodurre le infinite sfumature racchiuse nei segreti processi di fabbricazione di queste ceramiche.
Mentre tornavo alla mia postazione mi imbattei in meravigliosi ricami bandera e non riuscirei a descriverli tutti. La palpabilità della lana e i colori pastello mi hanno sempre affascinato. Quando confronto i miei ricami con gli oggetti bandera mi trovo sconsolata a pensare che quelli sì che sono arredi!

Vagando per il castello infine mi imbattei in Sylvie Lezziero e nel suo incredibile ricamo in bianco. 
Vi consiglio caldamente di andare a visitare il suo blog (http://lsbroderie.canalblog.com/) . 
Fate un respiro profondo prima di aprire la pagina, perchè rimarrete senza fiato. Aux point de Touraine... Io non parlo francese, ma fortunatamente suo marito faceva da ottimo interprete. 
Ogni pezzo sarebbe stato da studiare per ore: alcuni campionari mostravano le fasi esecutive dei pieni e dell'inclusione di frammenti di pizzo, oppure di retini e in ciascuna fase lo stesso motivo era stato ricamato per illustrare l'avanzamento. Pazzesco e incredibilmente istruttivo. 
Una scorcio di paese realizzato completamente in fine ricamo in bianco mi ricordò il fazzoletto che vidi al Museo Don Mazza di Verona e dissi a Sylvie che avrei fatto presente alla guida che si sbagliava nel dire che ormai adesso nessuna era in grado di ricamare così!
Mi porto a casa uno specchietto da borsa che ritrae un suo superbo lavoro, evitando ovviamente di girare l'oggetto dal lato sbagliato...


Questo il mio bottino di Vinovo. Comprai al volo il filato azzurro sfumato Atalie da Bernadette Baldelli, roteando la testa come i gufi quasi di 360° per riuscire senza speranza a cogliere gli infiniti dettagli del suo meraviglioso punto croce, mentre correvo verso l'allarme che aveva cominciato a suonare alle grida di... fermate l'orso
Già. Anche Orso aveva fiutato il suo bottino...

Giverso Gioielli Torino
Non lo chiusi nella stanza della punizione solo perchè ci sarei dovuta andare anch'io a breve per i corsi.

Al mio ritorno due incontri memorabili...

Silvia... Silvia di Dentelles d'abord (http://merlettoadago.blogspot.it/)! Con Silvia corrispondo da qualche tempo e morivo dalla voglia di conoscerla. Silvia è generosità e passione vera. E cammina un passo avanti.

Stefania... Stefania Bressan (http://www.angolostefania.it/main/)! Beh... Non le servono presentazioni! Con lei e Francesca Rakam godrà di una nuova vita e colgo l'occasione per ringraziarle per la pubblicazione di Aprile e Maggio, a cui dedicherò a breve un post.

Ma le apparizioni erano ricominciate e l'inquietudine a salire...




Decisi di affrontare la questione con il mio proverbiale buon senso e... 
Mi diedi alla fuga strillando.


Fui richiamata all'ordine da una musica celestiale che proveniva proprio dalla mia stanza. Feci capolino e vidi gli spettri danzare. Mi imposi di pensare questo: spettro che danza no cattivo, ma il coraggio ancora non arrivava. Orso fu decisamente più tosto di me e diede un morso al baldanzoso cavaliere per accertarsi della sua materialità. La moglie, che aveva appena litigato con lui, godendosi la vendetta inferta da Orso, lo prese in simpatia e finimmo per scattare una allegra foto ricordo.


La giornata volgeva al termine e finalmente ebbi il piacere di incontrare Gisella Tamagno, a cui feci i miei più sentiti ringraziamenti ed espressi i miei più vivi complimenti per l'impeccabile organizzazione. Gisella è speciale e tutti lo sanno. Esco da Vinovo con il rammarico di non essere riuscita a visitare il suo stand, perchè quest'anno la manifestazione si era estesa nelle sale comunali del paese eio non ero riuscita ad uscire dal castello. Ho un pendaglietto con un quadrifoglio, simbolo dell'Associazione Il Quadrifoglio, che so già come usare...

Era sera e presto avremmo smontato l'illusione. Ma la Fede era ancora con noi.
Non ve ne avevo mai parlato, ma io, Orso e la Gabry avevamo accettato la sua presenza con disinvoltura. Si presentò il primo giorno con simpatica ed elegante timidezza, accompagnata dalla sua panciuta compagna, che temevamo stesse per partorire nella sala del parquet, rischiando di non riuscire ad imparare le roselline che doveva disseminare sul corredino.
Dal quel momento trovammo la Fede ovunque. Quando mi chinai per raccogliere un ago, la scorsi sotto lo stand. Mi diressi verso la finestra per prendere una boccata d'aria e me la trovai aggrappata al cornicione. La Gabry aprì la borsa per estrarre il suo pranzo macrobiotico e ce la trovò dentro. Orso si diresse verso la sua sedia perchè era sfinito e... Chi gliel'aveva rubata?!


Mitica Fede! 
Orso decise che era troppo e la fece scappare a gambe levate rincorrendola fino all'uscita e facendole assaggiare le sue mascelle.

Ma tutto è ben quel che finisce bene: gli scoiattoli erano ancora vivi.
La Gabry ricompensò Orso con una confezione gigante di ovetti Kinder e tornammo all'ovile. Orso si addormentò esausto con il suo premio tra le braccia.


Fine.

venerdì 27 maggio 2016

Le mirabolanti avventure di Orso a Vinovo: un sabato distruttivo


Risvegliate dal canto del gallo della campagna moncalierese io e la Gabry ci accingevamo baldanzose a vestire il mitico grembiulino nero. La strada non aveva più segreti per noi... 
La sera prima avevamo solcato i campi di mais fino al tramonto. 
Prima che l'ultimo raggio di sole abbandonasse l'orizzonte, la tecnologia, preziosa quanto dannata, ci aveva suggerito la strada. 
Si, ok. 
Non lo sapevo che il mio cellulare aveva le mappe.
Basta...
Smettetela!

Ma dal momento che avevamo la nostra stella cometa, avevamo già imparato la strada.
Cioè vabbè... La Gabry aveva imparato la strada. Io facevo finta di sbagliare ad ogni svolta..

Avevo in programma diversi corsi e il ritmo si fece incalzante dal primo momento. Fu complicato tenere a bada contemporaneamente allieve, visitatori e Orso, che si accingeva a mettere in pratica il diabolico piano per distruggere il covo segreto degli scoiattoli. Aveva passato la notte con le mucche della stalla per mettere a punto l'esca con cui attirarli. Mucche... Troppo astute!

Un viso familiare! Claudia di Bergamo! Orso le saltò al collo.
Un bacio, un abbraccio e una sonora ramanzina perchè posto troppo di rado. 
Ok, capo! Sarai contenta adesso, che è quattro giorni che vi appesto con le mie follie?!

Un viso sconosciuto ma consapevole... Paola? Non ricordo bene... Sapeva tutto di me e della Gabry. Ora sicuramente anche di Orso, che studiava permaloso le sue parole per verificare l'attenzione verso di lui.
Che piacevole conversazione!
Poi mi salta fuori con la faccenda che posto poco... Ma allora si era messa d'accordo con Claudia! Lo confessi!

Un viso simpatico, con un gran sorriso... Elena! Parla che ti riparla cosa scopri?! Che è la vicina di casa dei miei cugini di Biella! Coincidenze e amicizia! Affascinante!

Andai nella stanza della punizione di Orso per fare i corsi e lui non perse occasione di inscenare una ramanzina sbattendo la porta che si erano assicurati che non chiudessimo... 
Un leggero mal di testa cominciava a diffondersi da una qualche zona profonda sotto le sopracciglia e fu piacevole scoprire che allo stand tutto era quiete (la Gabry però portava i segni della valanga fuoriuscita da un paio di pullman...).  
Mi concessi un paio di regalini:
1. Una fuseruola di un delicato colore verde acquistato dalla mitica Anna Barola;
2. L'ennesima forbice Rovaris perchè di più comode non ce n'è. Io non le conoscevo le Rovaris, ma conoscevo le loro forbici. Orso le ha trovate irresistibili. Grazie a loro...


... e all'incontenibile Sandrina Martin con i suoi audaci ricami, Vinovo è stata tutta una fragorosa risata. Secondo me l'hanno fatto apposta a metterle vicine...

Stavo allo stand a contemplare i miei acquisti e a rimirare furtiva lo splendido banco del  gruppo di ricamo di Casale, con i suoi meravigliosi colori robbiani, quando mi si pararono davanti insoliti personaggi...


Giravano leggiadri per il castello come se niente fosse... 
Spettri?
... Spettri!!
La stanchezza doveva aver avuto la meglio. Orso cominciò a dare di matto.
Anch'io mi feci prendere dal panico e cominciai ad agitare braccia e gambe pronta alla fuga. 
Ma nel delirio il mio occhio colse un dettaglio che mi paralizzò nella posa del discobolo...


Lo spettro più elegante reggeva un bauletto foderato di seta e decorato con medaglioni ricamati nei toni del lilla. WoooW...
La morte ti fa bella.


Fuggimmo Orso, la Gabry e io (con un mal di testa ormai lancinante) verso l'uscita.
Feci accomodare Orso su una sedia per riprendere fiato e poi lo vidi lentamente girarsi inorridito verso...


... la dama senza testa!
Cadde svenuto e ci precipitammo al B&B.

Nella prossima, nonchè ultima (!!) puntata, Orso ha la meglio sugli scoiattoli e viene incoronato re della foresta. Stay... Only stay.

giovedì 26 maggio 2016

Le mirabolanti avventure di Orso a Vinovo: un venerdì di furore


Ma Orso non è tipo da serbare rancore a lungo. Anche perchè, dopo aver notato che la finestra a ridosso dello stand dava sul parco, prese a darsi ad un passatempo molto costruttivo: fare le boccacce agli scoiattoli. 
Così potei godermi l'orda selvaggia di visitatori, tenuti per due anni a fantasticare sulla mostra e quindi famelici di novità, nonchè bramosi di fiutare l'aroma di filati e lini e di dare fondo ai risparmi di una vita. 
Apparve dunque sorridente Louise, che si era annunciata con una mail tanto carina quanto misteriosa. Louise fu per me l'inaugurazione della mostra. Ora, nella quiete del dopo Vinovo, mi tuffo nelle sue passioni e nelle sua vita segreta, che racconta nelle brevi ma intense storie narrate in un blog e illustrate con i ricami (https://appelez-moilouise.blogspot.it/).

I miei occhi seguivano i visitatori e studiavano la stanza. 
Quelli di Orso iniziarono a fiutare i cestini del pranzo.

In men che non si dica scorazzava tra le gambe dei visitatori facendoli incespicare increduli. 
Lo inseguii trattenendo parole indicibili e mi lanciai sotto il telo dello stand dirimpettaio per acciuffarlo... Che sorpresa! Che felicità! Condividevo la stessa stanza di Annarita (http://annaritaricama.blogspot.it/)! La mia prima amica di blog! La prima blogger a cui diedi il volto, proprio sei anni fa, a Vinovo! 
Avevo un caffè da offrire ad Annarita, ma non ce l'ho fatta... Anzi: abbiamo deciso di rimandarlo fra due anni per esserci entrambe! E spero che sia così, perchè nel trambusto del ritorno non sono riuscita a salutarla! Ilaria puncetta, Annarita ricama... Egregiamente entrambe e a tutto colore! I loro pezzi hanno il colore delle caramelle e te li mangeresti, se potessi. Orso un morso lo diede...

Rotolando come una palla sull'antico pavimento, mi distrasse infine dal puncetto colorato e scomparve poco più in là.


Scomparve...?!
Si era piazzato immobile dietro il libro del Punto Bargello di Maria Elide e ci fece così tanta tenerezza (così ciccio e convinto di essere invisibile), che tutta la stanza, Maria Elide compresa, fece finta di non vederlo. Dagli stand e dalle bocche dei visitatori uscivano teatrali esclamazioni che chiedevano dov'era Orso, che non si vedeva affatto e che chissà che fine avesse fatto... 
Lo osservavo ridacchiare compiaciuto del suo nascondiglio.
Quando una visitatrice, ammaliata dal brillio dei filati tirati del punto fiamma, lo acchiappò per sfogliarlo al posto del libro, cacciò un urlo e così pure la visitatrice.

Fine dell'astuto nascondiglio.


Ebbero pietà di lui le mitiche Tullipan. Paola lo rassicurò e tra le sue braccia infine crollò addormentato, sognando delicati metri di tulle che lo accarezzavano e abili mani che ricamavano foglie e fiori leggeri come ali di farfalla... Ho sorriso all'idea che gli stessi fiori di lana del ricamo Bandera (sovrano a Vinovo) avessero complottato per infiltrarsi tra le trame sottili del tulle nero di abiti degni delle più splendide occasioni.
Cioè, ragazze... Ero compagna di banco della Matteucci e della Melani!
Avete presente quelle emoticons rubate a Charlie Brawn, con il personaggetto che guarda in alto agitando le dita mentre salta? Ecco.
Tradotto in gergo locale: Che roba, neh!

Nella prossima puntata, Orso inizia ad esplorare le ali laterali del castello, rischiando di finire ingabbiato come sospetto terrorista. Stay alive!

mercoledì 25 maggio 2016

Le mirabolanti avventure di Orso a Vinovo - L'insediamento


Giusto una foto ricordo prima di varcare la soglia dell'ingresso e il tempo di distrarci a raccogliere le cassette con i lavori, che Orso era già sparito, gettandoci nel panico e nello sconforto più totale. Avevamo notato i feroci scoiattoli del parco e non potevamo correre rischi. 
Cercammo tra i sassi del cortile, ma di Orso solo qualche pelo.
Cercammo nei vani sotto l'ingresso, ma lì soltanto un bar: 
"Un caffè doppio, grazie!", esclamò la Gabry.
Infine udimmo tuonare l'oscuro custode del castello e tirammo un sospiro di sollievo: solo Orso è in grado di far emettere tali ruggiti. 
Aveva ignorato i cartelli di divieto ed era strisciato malandrino sulla grande pista rotonda di fine prato inglese, per scalare le eleganti carrozze d'epoca e mettersi a cassetta a giocare alla guida di possenti cavalli fantasma...


Non vi dico che lavata di capo ci prendemmo tutti e tre! Che Orso non fosse in grado di leggere i divieti non fummo capaci di dimostrarlo, visto che viaggiava con una copia di Orse e Motori infilata nella tasca posteriore della salopette.


La Gabry, indiavolata, lo chiuse nella serra a ridosso della biglietteria, dove il giorno dopo avrei tenuto il corso sulle roselline e ce lo dimenticammo lì per tutto il pomeriggio...


Povero Orso...


Allestire lo stand fu complicato e decidere quanti millimetri dovevano separare le bomboniere rosa da quelle azzurre estenuante. 
Poi ci venne in mente Orso e ci precipitammo rotolando dalle scale nella stanza della punizione, trovandola inesorabilmente vuota.
Questa volta gli scoiattoli dovevano aver fiutato la preda.
Schiacciate dai sensi di colpa ci trascinammo all'ingresso.


Dal tavolo degli oggetti smarriti Orso ci lanciava pesanti occhiate di rimprovero e noi sapevamo cosa ci avrebbe fatto scontare. Ma almeno gli scoiattoli non avevano avuto la meglio...


Come ben potete apprezzare dalla foto, la Gabry e Orso avevano litigato così ferocemente da voler stare il più lontano possibile l'uno dall'altra e lei non potè nemmeno andare in bagno, intrappolata com'era tra i tavoli, per evitare che Orso la sbranasse.

Nella prossima puntata, Orso conosce le mitiche compagne di stanza e inizia a scorazzare per il castello seminando il panico. Stay connected!

martedì 24 maggio 2016

Le mirabolanti avventure di Orso a Vinovo - Il viaggio


Vi raccontavo che avrei fatto il viaggio per Vinovo con il trattorino motorizzato di Alfred.
Ahimè! Non ricordavo che del motore c'era la sola sagoma di plastica: avrei dovuto pedalare grottesca col groppone carico di ricami esposti alle intemperie, abbarbicata come un ragno sul minuscolo quadriciclo!
Sarei anche arrivata a farlo, se solo il mio cellulare non avesse profetizzato squarci di cielo, grandine e stormi di avvoltoi in astinenza alimentare.
Mi serviva un autista e Orso colse subito al volo l'occasione per farsi un viaggetto. Non è nuovo di ricamo, perchè solitamente mi accompagna nei corsi, sorvegliando vigile col suo occhio inquietante l'evolversi della faccenda e studiando la giusta occasione per fregare i cestini del pranzo.

Siccome veniva Orso, doveva aggiungersi anche la Gabry...
Vinovo si preannunciava un disastro.

Mi ero tanto raccomandata che andasse a letto presto! Ma lui si era fatto sedurre dai ritmi indiavolati del funky e aveva trascorso la notte tra balli sfrenati e birra doppio malto.
Così la mattina successiva aveva consegnato il volante alla Gabry e in men che non si dica, a Soave, già russava come un orso. Non mi concesse neppure la soddisfazione di reagire alle mie battutine sceme al passaggio su Caorso, perchè, riverso immobile sul sedile posteriore, appariva come un innocuo peluche.
Prima di svenire addormentato, ci aveva apostrofato con spudorato scherno, avvertendoci di invertire il senso di marcia qualora avessimo sentito parlare in napoletano...

Con la macchina che tuonava come una discoteca (per coprire i versi di Orso in preda a sogni confusi) sfrecciammo come un razzo di fuoco alla volta di Vinovo.
Delle tre ore previste ne bruciammo due, nonostante le otto pause carburante della Gabry (macchè benzina... Caffè!)
Solo un piccolo errore vanificò il nostro vantaggio.
Noi siamo donne tutte d'un pezzo. A noi il navigatore ci fa un baffo. Non ci facciamo dare ordini da una donna sconosciuta che potrebbe indossare una 42.
No! Ce la possiamo fare da sole. Basta stampare una Google mappa che si risolva in una linea che collega Verona a Torino.
Insomma, mica è colpa nostra se a Moncalieri alberga un buco nero. Vinovo , e-vi-den-te-men-te, era stato inghiottito. O per lo meno le indicazioni stradali.
Chiedemmo a un ragazzotto che faceva jogging beato, di indicarci la strada:

Parlava in napoletano...

Orso sbattè le palpebre.

Il dubbio ci pervase.

Chiedemmo ad un muratore che intonacava fischiettando una belle crepa su di un muro rosa:

Aveva un accento croato...

Orso si rizzò a sedere.

Ci fermammo con le lacrime che sgorgavano a fiumi nel cortile di un fioraio e ci attaccammo alla giacca di un uomo annoiato dall'attesa della moglie che studiava le foglie di un geranio. Ci ignorò e poi si girò impietosito, regalandoci uno squisito accento torinese e la svolta verso la salvezza...

Orso con un ruggito ricominciò a russare.

Prese dal piacere di fare nuove conoscenze, chiedemmo dove si trovava il castello a una signora che si gustava il mercato e lei, con la pietà mista a derisione nello sguardo, indirizzò molto lentamente il suo dito oltre le nostre spalle, per farci capire, spietata, che ci avevamo parcheggiato davanti.

Non saprò mai che accento avesse.




Nella prossima puntata, Orso allestisce lo stand e ne prende possesso, sobrio, divorando in un sol boccone il cartello col mio nome. Stay tuned!